Sorgente del Vino Live 2015: vini naturali a confronto

Viaggio enologico a cura di Giovanni Crotti, appassionato assaggiatore ONAV

22/02/2015

Sorgente del Vino Live 2015: vini naturali a confronto

di Giovanni Crotti, appassionato assaggiatore ONAV


Un racconto enologico da Piacenza.
Siamo stati proprio per voi a visitare la manifestazione Sorgente del Vino Live 2015, giunta alla 7.ma edizione e svoltasi all’interno degli spazi dell’Ente Fiera di Piacenza, dal 14 al 16 febbraio. Emanazione dell’omonimo progetto di comunicazione ispirato agli insegnamenti di Luigi Veronelli, l’evento si pone tra i principali momenti di conoscenza dei vini naturali. Sorgente del Vino ha una propria ‘carta etica’, basata fondamentalmente sulla massima trasparenza dei produttori nell’indicare il maggior numero di informazioni del vino che producono e sul rispetto da parte del consumatore nell’evidenziare eventuali critiche al vino in maniera costruttiva.
Chiunque volesse approfondire, può farlo visitando il portale www.sorgentedelvino.it

In merito ai vini, è stato naturalmente impossibile degustare gli 800 vini presenti in rappresentanza dei 160 produttori italiani ed esteri che hanno affollato gli stand interni del padiglione fieristico. Ci limiteremo a evidenziare qualche piacevole scoperta, il ritorno su alcune collaudate certezze e un minifocus su una regione vinicola italiana in ascesa e ancora da scoprire. Ci riferiremo a vini naturali, ovvero a prodotti provenienti da metodi agricoli estremamente rispettosi del terreno, a vini che non abusano di solfiti aggiunti, a vini che testano metodi di fermentazione naturale.

Una piacevole sorpresa è stata quella dei vini degli altoatesini di Lieselehof, azienda di Caldaro che, oltre a proporre ‘i classici’ schiava, cabernet e pinot bianco, rilancia alcuni vitigni autoctoni a bacca bianca come il bronner e solaris. Come afferma il produttore Werner Morandell, si tratta di vitigni resistenti e dunque non bisognosi di particolari trattamenti. Menzioniamo in questa sede i due campioni degustati, dei quali abbiamo potuto apprezzare la potenza minerale in bocca insieme ad un colore paglierino più intenso del solito. Con il solaris, al momento non classificato al registro nazionale delle varietà delle uve da vino, abbiamo assaggiato il Passo del vento 2013, un igt Alto Adige di 13,5°; con il bronner, vitigno che prendere il nome dallo scienziato tedesco che mise a punto l’incrocio di pinot grigo e riesling, abbiamo degustato il Julian 2013, anche questo un igt Alto Adige di 13,5°.

Altra sorpresa l’azienda valdostana Les Petits Riens, guidata dalla giovanissima coppia Stefania e Fabien. Poche le informazioni reperibili da una presenza social e web ridotta al lumicino, in linea con la produzione di nicchia di 5.000 bottiglie. Abbiamo degustato alcuni campioni e ci hanno colpito in particolare il Si, un rosso da petit rouge, e l’Entre terre et ciel, un assemblaggio di petit verdot, gamay, cabernet franc e pinot nero: vini di grande finezza al naso e delicatissimi in bocca.

Interessantissimo è stato l’assaggio del Lambrusco Casalpriore, l’unico vino etichettato dal produttore Gabriele Ronzoni, nell’omonima tenuta cinquecentesca a cavallo tra le province di Modena e Reggio Emilia. Frutto dell’assemblaggio di lambrusco salamino, maestri e sorbara, con in più ancellotta e malbo gentile, sorprende grazie a una spuma persistente e generosissima, un colore rosso brillante e intenso e grazie a una intensità olfattiva di grande freschezza che si ripete in bocca.

Passando alle conferme, iniziamo da Eugenio Bocchino, azienda di La Morra (CN), ‘capitale’ del Barolo. Abbiamo preso nota innanzitutto del Roccabella 2012, doc Langhe, un nebbiolo di 14° elegante al naso e molto equilibrato in bocca. Siamo poi passati al Lu, un barolo 2006 di 14,5°, davvero di grande personalità, con il tipico, elegante e ampio spettro olfattivo, equilibrato e durevole in bocca. Davvero un gran bel vino e di forte impatto. Consigliamo anche la molto simpatica e vivace presenza social dell’azienda.

“Il teroldego è la mia casa e il mio sorriso. Mi sorprende tutte le volte che lo vinifico”. Così ci dice Paolo Zanini, braccia, anima e cuore di Redondèl piccola azienda agricola di Mezzolombardo, come ama autodefinirsi. Portavoce di un vero e proprio manifesto autobiografico che esalta il proprio rapporto con il vitigno di origine trentina e il territorio: tre ettari di vigneto sparsi in sette ‘giardini’ attorno al torrente Noce. Sia il rosato Assolto che il rosso Dannato, e soprattutto il longevo Beatome, ci lasciano la sensazione di vini dall’acidità piacevole e in grado di raccontare e trasmettere un territorio e la passione del produttore.
Altra conferma, e a tutt’altra latitudine geografica, è quella delle siciliane Cantine Barbera di Menfi. “Mi chiamo Marilena Barbera e sono una vignaiola”, questa la dicitura di richiamo tarantiniano che campeggia sul sito dell’azienda, vero e proprio portale di tante regole del buon gioco vinicolo. Se è ottima la presenza social e sul web, eccellenti sono i suoi vini che richiamano le sue “vigne di mare, che assorbono il sale dall’aria e dal terreno”. Vigne ventilate e vibranti di sapidità: ecco sfilare davanti ai nostri occhi, al naso e in bocca, il rosso Perricone di Microcosmo, il bianco Grillo del Coste al Vento e il Nero d’Avola che si aggiungono ai suoi internazionali di Sicilia.

Pure siciliana è Daria Quattrocchi, presente con il solo prodotto delle sue uve di Malvasia delle Lipari (azienda Lantieri) coltivate a Vulcano. Seimila bottiglie frutto di una viticoltura quasi eroica 5 ettari di terra vulcanica e un vino da meditazione che lascia all’assaggiatore una impressione emotiva e mnemonica molto lunga.

Il minifocus della nostra visita è stato effettuato sui vini prodotti in Calabria. Presenti alla manifestazione sette aziende vitivinicole, abbiamo avuto modo di approfondire la qualità di una piccola regione che si sta affermando sempre di più nella curiosità e nei gusti degli assaggiatori. Il nostro viaggio enologico e sensoriale è iniziato da Calabretta Cataldo, azienda dell’areale storico della viticoltura calabrese: siamo a Cirò e da qualche anno l’azienda agricola Calabretta ha deciso di trasformarsi in una azienda produttrice di vini etichettati, rimanendo fedele al proprio credo biologico. Interessante e congruente con territorio e vitigno di produzione (il gaglioppo) il loro Cirò rosso classico. Ancora più giovane in termini di attività commerciale è il Sileno, rosso dell’azienda Stillo (ci troviamo lungo la dorsale tirrenica calabrese in provincia di Cosenza): si tratta di un assemblaggio di calabrese (conosciuto spesso come nerello) e magliocco. Un vino complesso e intenso che rispecchia molto bene il territorio di provenienza.

Casa Comerci e L’Acino sono invece due realtà con buona esperienza di vini etichettati alle spalle. Casa Comerci ha il grande merito di aver valorizzato il magliocco canino, un autoctono a bacca nera della Calabria tirrenica: l’espressione più compiuta si ha nel rosato Granàtu e nel rosso Libìci, vini di personalità molto piacevoli che bene assecondano la tradizione ampelografia del territorio, ai quali aggiungere il fresco e molto gradevole Rèfulu da uve di greco bianco. I vini de L’Acino invitano a farsi inebriare senza pensare all”acino che vola”: valorizzatori di vitigni autoctoni della provincia di Cosenza, quali il mantonico ‘pinto’, il magliocco e la guarnaccia nera tra i vitigni a bacca scura e sapienti vinificatori di mantonico pecorello, bianco e greco bianco tra quelli a bacca chiara, i tre fratelli produttori rappresentano una interessantissima antologia enologica del rapporto tra tradizione e modernità, che ritroviamo nei nomi e nella qualità dei loro vini. Chora bianco e Chora rosso (chiare origini greche) e Mantonicoz e Toccomagliocco (creatività al potere).

La nostra zoomata enologica finisce in mezzo ai vini da meditazione che richiamano antichissime tradizioni greche e medievali: siamo nel mondo del gradevolissimo ed emotivo ‘dulcis in fundo’ dei passiti calabri. In provincia di Reggio Calabria, in riva al mare di Ulisse, cresce e prospera il passito denominato greco di Bianco, uno dei vini più antichi d’Italia. Degno rappresentante di questo profluvio sensoriale è Santino Lucà e la sua realtà delle Cantine Lucà. L’appassimento delle uve avviene a pochi metri dalla battigia jonica, in un contesto di aridità vegetativa e di ventilazione che soffoca come un phon gigante. Spostandoci a nord verso i limiti settentrionali, raggiungiamo l’area albanofona di Calabria che ospita una enclave vinicola che affonda le proprie tradizioni nel medioevo e nella bollitura del mosto: siamo a Saracena, territorio in cui cresce il moscatello (vitigno ancora non censito), i cui acini vengono selezionati e spremuti manualmente per poi essere aggiunti al mosto ottenuto da bollitura della guarnacca bianca, la malvasia bianca e l’odoacra (altro vitigno ancora non censito). Una ‘ricetta’ medievale per vini da meditazione di grande impatto emotivo, sapientemente prodotti dalle Cantine Viola e dall’Azienda Diana, veri alfieri del moscato di Saracena.


>> Il fotoracconto di Raffaele D'Angelo

Sorgente del Vino Live 2015

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