Tempo di vendemmia

Sotto le stelle, al chiaro di luna

21/10/2013

Tempo di vendemmia

La raccolta si svolge di notte: sembra un rito magico, fra le ombre proiettate dal chiaro di luna,  la frescura, il silenzio. Iil tutto porta ad un risultato imprevedibile e appassionante. I filari vengono illuminati a giorno e i vendemmiatori possono mettere in atto tutta la loro perizia e lavorare in un ambiente a dir poco particolare e affascinante.

La magica visione è veramente accattivante crea un tutt’uno con questa terra così particolare, ricca di ogni ben di Dio, ricchezza che sgorga sia dalla terra che dal suo mare.  Se pensiamo alla Sicilia individuiamo  grandi prodotti e grandi visione, le vallate di aranceti, il grano, gli ulivi, le verdure., le attuali coltivazioni di fichi d’India.

La vendemmia di notte ha avuto inizio una quindicina di anni fa quando spuntò l’idea di  catturare gli aromi del sole, ma al fresco,  al chiaro di luna. Infatti alla fine di estate le temperature diurne sono ancora molto alte, ma si abbassano drasticamente di notte. Con questo sistema si evitano i rischi di fermentazioni  durante il trasporto dalla vigna alla cantina, fermentazioni indesiderate che potrebbero agire negativamente sulla  qualità del vino.  L’escursione termica, vendemmiando di notte – dalla tarda serata fino all’alba- permette di raccogliere  uva intorno al 16-18°C e non più oltre i 30 gradi.

Ovviamente si festeggia la raccolta del primo grappolo fra musica e canti. Un insieme di divertimento e passione, lavoro e voglia di divertirsi.  Un gran tramestio che porta alle Strade del Vino, vera cuccagna per gli appassionati ed intenditori. Da tutto questo lavorio nascono le degustazioni sensoriali, ogni vino ha la sua musica e si scoprono mille sfumature dell’animo umano.


Schegge di passato: indubbiamente di strada ne è stata fatta. Il passaggio dalla coltura di frumento alla quella della vite si verificò nel settecento/ottocento quando, allettata dai possibili lauti guadagni, la Chiesa di Palermo concesse ai contadini locali alcuni dei suoi terreni per la viticoltura. Da allora i vigneti si sono estesi sempre di più e il territorio ha mutato il proprio aspetto, assumendo i connotati che ormai lo caratterizzano. Ai tempi (cosa impensabile ai nostri giorni) la prima fase della pigiatura veniva fatta da un pestatore che, con pesanti scarponi ai piedi,  riduceva i grappoli in poltiglia pestandoli vigorosamente all’interno di un tino.  Successivamente  si traeva il mosto grazie alla forza di quattro uomini nerboruti (u strincituri) che facevano girare un torchio. 

La spremitura delle olive, invece, aveva una prima fase “meccanica”   in cui le olive venivano spremute fra due pesanti macine di pietra azionate dal moto circolare di un mulo e una seconda fase manuale. L’intero procedimento era talmente lungo e laborioso  che l’olio ottenuto veniva dosato dalle massaie con il contagocce.

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