Un patto di collaborazione tra i produttori di pomodoro

A Expo siglato accordo fra i distretti del pomodoro Nord e Sud Italia

21/06/2015

Un patto di collaborazione tra i produttori di pomodoro
Milano Expo 2015. Un patto tra nord e sud per valorizzare il Made in Italy. Un aumento produttivo dopo anni di alti e bassi dovrebbe finalmente riequilibrare il mercato.
Sono queste le due buone notizie per il pomodoro da industria uscite dalla Settimana Mondiale del Pomodoro che si è chiusa domenica 21 giugno all’ Expo di Milano.

E' stato firmato, al padiglione "Cibus è Italia" di Federalimentare e Fiere di Parma, un protocollo di intesa da parte dei presidenti dell’Organizzazione Interprofessionale del Pomodoro da industria del Nord Pier Luigi Ferrari e il suo omologo del Polo distrettuale del centrosud Annibale Pancrazio, alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e del Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli.

Il ministro Maurizio Martina: “il ruolo di Expo è quello accelerare la collaborazione fra imprese e associazioni”
Il ministro Martina  ha rimarcato come “il ruolo di Expo sia anche quello accelerare la collaborazione fra imprese e associazioni” e  “oggi voi siete già un modello – ha aggiunto - ma questo passo avanti è bellissimo messaggio a tutti gli operatori del pomodoro, ben consapevoli dei propri punti di forza e anche delle criticità. Questo accordo sarà un’eredità importante di Expo”.

Paola De Micheli ha salutato con soddisfazione la firma del protocollo, giunta nell’ambito di un incontro che ha coinvolto diverse rappresentanze di coltivatori e industriali italiani dell’oro rosso: “Non posso nascondere di essere un po’ emozionata, perché oggi siamo riusciti a chiamare a raccolta tutto il mondo produttivo del pomodoro italiano. Sapete che vengo da quel mondo e lì tornerò dopo la mia esperienza politica. Quella che abbiamo voluto organizzare a Expo non è una settimana autocelebrativa di una filiera, ma il duplice intento è stato quello di raccontare una storia e di mettere insieme i soggetti produttivi. Per ricordare con orgoglio che noi siamo il made in Italy, e se troviamo la forza di fare politiche e percorsi comuni, saremo nelle condizioni di rafforzare tutta la nostra filiera. Competion is competion ma poi c’è la necessità per tutti di fare più sistema per affrontare le sfide più grandi”.
 
Pier Luigi Ferrari firma il protocollo con Annibale Pancrazio,  Maurizio Martina e Paola De Micheli
 
Pier Luigi Ferrari: “Abbiamo bisogno di rappresentare sempre di più, e meglio, il Made in Italy”
 “Con la firma del protocollo – ha spiegato il presidente dell’Oi Pomodoro da Industria del Nord Italia Pier Luigi Ferrari – si esprime la volontà di collaborare per arrivare, una volta definiti i termini dell’intesa, allo scambio di dati e informazioni tra le due filiere. Abbiamo bisogno di rappresentare sempre di più, e meglio, il Made in Italy. Lavorare insieme, non perdendo le peculiarità che ci contraddistinguono, è fondamentale per il nostro Paese e la nostra economia”.
Soddisfazione anche da parte del distretto del Sud: “Dobbiamo unificare l’immagine promozionale – ha dichiarato il presidente del Sud Annibale Pancrazio -. Il settore del pomodoro è il rosso del tricolore del Made in Italy agroalimentare”.

I contenuti dell’accordo
Come riporta il protocollo le parti si impegnano a definire le modalità di scambio dei dati sulle superfici destinate alla coltivazione del pomodoro da industria, sulle quantità contrattate, sulle quantità consegnate alle imprese di trasformazione e sulle quantità di prodotti ottenuti nella relativa area di competenza. Le informazioni verranno trasmesse in forma aggregata per distretto produttivo e saranno utilizzate per l’elaborazione dei dati nazionali di comparto da veicolare a soggetti esterni.
Saranno inoltre predisposte azioni condivise di comunicazione istituzionale esterna dei dati, in particolare verso gli Organismi Internazionali di rappresentanza (Oeit, Amitom, Wptc). Per raggiungere questi due obiettivi Oi Nord e polo distrettuale del Sud costituiranno un gruppo di lavoro per arrivare a redigere una bozza di regolamento attuativo del protocollo che sarà sottoposto alla successiva approvazione da parte degli organi statutari di ciascuna delle parti.
 
La storia del pomodoro attraverso i musei di Collecchio (in provincia di Parma) e di Castelnuovo Belbo (Cuneo), spazi espositivi all’avanguardia che due territori caratterizzati da una lunga tradizione agricola, hanno voluto dedicare ad una delle colture più diffuse.
Attraverso una serie di appuntamenti al Padiglione “Cibus è Italia” che hanno avuto come protagonista il pomodoro nella storia, si è tenuto un interessante convegno moderato dalla giornalista Clara Mennella.

Nel corso del dibattito tra i soggetti della filiera a cura di Aiipa, Anicav, Cooperative di trasformazione e Rappresentanti degli Agricoltori italiani ci ha emozionato il racconto di una filiera produttiva, dalla sua nascita nel lontano ‘800 fino ai giorni nostri: pomodoro è anche cultura e tradizione, per questo la Settimana Mondiale del Pomodoro a Expo 2015 ha dedicato mercoledì 17 giugno un appuntamento al Padiglione “Cibus è Italia” al pomodoro nella storia, con le immagini e le suggestioni dei musei dedicati a questo splendido frutto della terra.

Giuseppe Baldino, del museo Francesco Cirio di Castelnuovo Belbo ha raccontato la genesi del museo dedicato a una degli imprenditori pionieri dell’industria del pomodoro in Italia.  
A Parma il pomodoro sta a pieno titolo nel circuito museale che valorizza i prodotti tipici del parmense, ultimo nato di quel sistema dei Musei del Cibo che già vende in funzione il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna, del Salame a Felino, del Prosciutto a Langhirano e in futuro, del Vino a Sala Baganza. La sede del Museo all’interno della Corte di Giarola è collocata in un centro di trasformazione agroalimentare d’epoca medievale. Il tracciato del museo è organizzato in sette sezioni tematiche.
 
Il Museo “Francesco Cirio” di Castelnuovo Belbo è stato inaugurato nel febbraio 2012. Nato da una idea dello storico e ricercatore Giuseppe Baldino che ha raccolto in circa trent’anni tutto il materiale messo a disposizione, il Comune di Castelnuovo Belbo ne ha curato l’installazione presso i locali del secondo piano del palazzo comunale. L’idea di creare uno spazio culturale intorno alla figura di Cirio si sviluppa su diverse direttrici che si intersecano tra loro, territorio, commercio, attività agricola, capacità imprenditoriale abbracciando numerose tematiche che evidenziano le grandi potenzialità sia della figura che dell’opera del personaggio in questione.
Il metodo di produzione industriale dei pomodori adottato da Cirio per poterli rivendere e consumare, come freschi, nell’arco di tutto l’anno, venne consacrato all’Esposizione di Parigi del 1867 come una delle più geniali invenzioni del secolo. La produzione industriale di un derivato stabilizzato del pomodoro (il concentrato) si fa risalire invece al 1888, quando il Cavaliere Brandino Vignali attivò a Basilicanova (Parma) uno stabilimento per produrre estratto di pomodoro, secondo una tecnica che riprendeva quella “della conserva nera” utilizzata dalle famiglie contadine del parmense. Lo sviluppo progressivo delle tecniche di trasformazione provocò la dilatazione della coltivazione da familiare ad industriale, innestando un processo di espansione del pomodoro, che lo avrebbe portato a collocarsi tra i prodotti agricoli, quantitativamente ed economicamente più significativi per il mercato. Alla fine dell’Ottocento in Italia si erano sviluppate due aree interessate ad insediamenti di industrie conserviere: una meridionale, che abbracciava la Campania, la Puglia e la Sicilia e l’altra nelle province di Parma e Piacenza.
 
Giuseppe Ceci ha sottolineato la funzione educativa dei musei del cibo di Parma all’interno del quale è stato creato quello del pomodoro: “Per salvaguardare i veri sapori ma anche i saperi della tradizione italiana attraverso percorsi didattici creati ad hoc”. Per i 70 anni di Anicav, l’associazione di Confindustria dei produttori conservieri, Giovanni De Angelis ha sottolineato l’importanza di una lunga storia di associazionismo: “Siamo testimoni della forza della coesione per competere e del valore dello stare insieme per i soggetti agricoli e industriali della filiera”.

Incentrato sulla storia del barattolo l’intervento di Domenico Rinaldini dell’Anfima, associazione rappresentativa dell’industria dell’imballaggio metallico: “Un successo lungo 150 anni dell’industria italiana e anche dell’export, il contenitore del cibo contribuisce in maniera determinante alla riduzione dello spreco alimentare”. 

Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali)
L’era moderna del pomodoro trasformato trova una data simbolo nella costituzione a Napoli - il 5 febbraio del 1945 – dell’Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali): L’Associazione nacque per tutelare gli interessi dell’industria conserviera, ma ha poi continuato a rappresentare la “voce” del mondo delle conserve vegetali e di una certa cultura gastronomica mediterranea che trova nel pomodoro uno dei simboli più vivi. Oggi, l’Anicav, con 110 aziende associate, localizzate in 12 regioni, è la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di imprese associate e quantità di pomodoro trasformato.
 
Nello scenario mondiale della trasformazione del pomodoro, l’Italia, con il 12% della produzione mondiale, si colloca al terzo posto – con 49 milioni di tonnellate trasformate nel 2014 – dietro California e Cina. In ambito Europeo, trasformiamo il 52% di tutta la produzione. Nel 2014, l’intero settore delle conserve vegetali ha superato i 6 miliardi di Euro di fatturato. Il solo comparto pomodoro ha generato un volume di affari di oltre 3 miliardi di euro, di cui il 50% derivante dall’export.
A cura di Mariella Belloni
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