Una allegra brigata alla scoperta del Primitivo di Manduria

Un viaggio organizzato dal Movimento Turismo del Vino di Puglia

18/11/2015

Una allegra brigata alla scoperta del Primitivo di Manduria
di Raffaele D’Angelo

Taranto novembre 2015. Dal 4 al 8 novembre, il Movimento Turismo del Vino di Puglia e l'Assessorato al Turismo della Regione Puglia, hanno invitato numerosi addetti ai lavori, giornalisti, food blogger ed opinion leader, per fargli vivere i luoghi del Primitivo, che da alcuni anni a questa parte guida una sorta di rinascita del settore vitivinicolo pugliese.

Immersa in una rigogliosa macchia mediterranea, in piena estate di San Martino, raggiungiamo la Masseria Potenti che, tra lecci, pini d’Aleppo, mirti, olivastri e carrubi, si evidenziano vigneti dorati rubini stanchi e prossimi a concedersi il meritato e lungo riposo invernale per rinascere a nuova “vite”, mentre l’ulivo secolare ed i fichi d'india mostrano ancora orgogliosamente i frutti. La masseria ridisegna il paesaggio di questa lingua di terra protesa ad oriente e richiama alla memoria paesaggi di altri luoghi che comunque ci appartengono: lo stile arabo, bizantino e orientale, si uniformano in quel bacino che definiamo Mediterraneo e ci caratterizzano come italioti.
La Masseria Potenti sarà la nostra base per i quattro giorni di esplorazione di questo ameno territorio.

Il fumo dei camini rilascia accattivanti e stuzzicanti profumi nell’aia della masseria.
Maria Grazia è ancora al lavoro, ha smesso la tonaca di avvocato ed indossa quelli dell’abile massaia.
L’enorme tavolo di legno bianco, ammantato da tovagliato di pizzo di lino antico, inghirlandato con erbe aromatiche e ceramiche di Grottaglie. Tanti i gufi e le civette e tutto sembra essere avvolto di macaria, poiché questo pennuto notturno era devoto a Minerva, ma anche il dio Ypnos ne prendeva le sembianze quando doveva addormentare gli uomini.
 
Noi ci addormenteremo avvolti dal mierum degli dei e come loro abbiamo il privilegio di degustarlo puro e schietto nel nostro desio, dove a mescerlo è Dalila Gianfreda, responsabile marketing di Antiche Masserie Jorche che, per esigenza di abbinamento, sul tortino di melanzane iniziamo con un metodo classico di Minutolo e bianco di Alessano: il primo conferisce ampio bouquet aromatico, l’altro innegabile struttura. Bollicine in terra di Puglia, veramente piacevoli e di “classe”.
Solmater, sole, mare, terra, ci riporta al motivo della nostra visita, il primitivo appunto, ed iniziamo con una Riserva 2010 dal titolo alcolometrico alquanto deciso, 15%: rosso rubino intenso con riflessi porpora, nel bicchiere disegna archetti vigorosi, inebria di ciliegia e dona allegria, sapido, lo addolciscono le note vanigliate, ma l’amarena ci riporta indietro il palato e non ti fa smettere mai di desiderarne ancora.
Gli occhi di Ypnos si impossessano dei nostri, pensiamo alla giornata di domani che sarà sicuramente molto intensa.

Nel nuovo giorno siamo a Taranto dove ci attende Anna Maria Bruni (nella foto di fianco), qui la tradizione ha origini antiche.
La proprietà di famiglia è documentata sin dal ‘700 come ama ricordarci: “ … su un enorme pelle di capra che ancora conserviamo gelosamente … ”. L’accoglienza è calda, lei è fine ed elegante, i suoi occhi sono azzurri come il mare che scorre a pochi chilometri e con voce suadente aggiunge che “ … mia mamma era bolognese … “ pertanto il mistero è risolto.
Intorno al tavolo l’ambientazione è familiare, olive sott’olio, tarallucci, formaggi canestrati ed i vini sono biologici. Annamaria dirige l’azienda con la sorella Francesca, mentre il marito si lamenta in quanto “ … sono l’unico uomo circondato da sole femmine … “. Rifletto un attimo: effettivamente, da quando siamo arrivati abbiamo conosciuto solo figure femminili molto forti!
Ci versano Crè Minutolo in purezza, giallo paglierino con riflessi verdognoli, il cui profumo ci riporta all’oriente, litchi e ananas. Il Primitivo Barone Pazzo è in purezza, rosso rubino intenso, balsamico al naso, inebriante in bocca, amarena e visciola, chiude lungo, avvolgente tannicità ma non invadente.
Il paziente Caronte, ci traghetta verso Crispiano dove sia attesi all’azienda Amastuola dai grandi numeri: un vigneto di oltre 100 ettari interamente biologico, posizionato a 210 m slm. Siamo nel centro del Mediterraneo.

C’è lo ricordano gli ulivi ultra secolari che donano al vigneto note particolari e profonde armonie.
Il paesaggio da cui siamo circondati è ancora più suggestivo. Brilla l’estro del noto filosofo e paesaggista spagnolo Fernando Caruncho i cui filari disegnati ad onda, conducono lo sguardo in un eterno movimento trasmettono pace conferendo un linguaggio universale di profonda musicalità. Le onde, che s’infrangono contro i muretti a secco, trasportate dalla brezza costante di tramontana, sussurrano sensazioni provenienti da lontano, molto lontano ... Con tali sensazioni ed intimi attimi, iniziamo gli assaggi con Onda del Tempo, blend di primitivo aglianico, merlot e cabernet sauvignon, maturato in botte di secondo passaggio; rosso rubino alla vista, fruttato con lieve note vegetali, forse un po’ troppo morbido ed “arrotondato” con le sue morbidezze e le intrinseche note di vaniglia ma dal finale lungo e piacevole. Primitivo 2011, rosso intenso con sfumature porpora, ben strutturato; in bocca è asciutto, tannini ben limati, piacevole retrogusto di viole. Centosassi, rosso rubino intenso, al naso è intrigante dai ricchi sentori di cuoio e caffè, note di carruba e liquirizia, frutta rossa molto matura, mentre al palato prevalgono note di prugna e visciola, tannico, elegante, fine ed avvolgente.

 
Finalmente a Grottaglie dalle ceramiche piene di vita popolare. A Crispiano si cena alla Cuccagna, che prima era una macelleria, ed a volte si approfittava per farsela cucinare nel fornello: una parte è come allora, mentre l’altra si è evoluta a trattoria con chiocciola e presidio slow food. Testimone è ancora il banco pieno di carne, “purpetti e pezzetti te cavallu”, da visitare la cantina curatissima da Gianni. Il quale ci ricorda che siamo li per il primitivo. Licurti Primitivo di Manduria DOP 14,00% con sei mesi di botte di rovere francese; rosso rubino intenso dalla piacevole unghia granata, cacao amaro e macchia mediterranea, la bocca la riempie di ciliegia ed amarena, è lungo, lieve freschezza tant’è che lascia la voglia di berne un altro bicchiere. I vini sono della Masseria Trullo di Pezza, Torricella (Ta).
Il mattino ha loro in bocca dicevano i greci, ed alle 9,30 siamo già in prossimità delle Tenute Emèra. Dalla biologia al vino il passo è breve, in quanto sono oltre 50 anni il tempo che ha impiegato Claudio Quarta per tornare alle origini. Scienziato di successo, compra terreni e si impegna a ristrutturare la bellissima masseria che fu la tenuta di caccia di Francesco Saverio Nitti, e che con la passione immancabilmente finisce per contagiare anche sua figlia Alessandra.

I vini di questa azienda sono equilibrati, esprimono il territorio. Alessandra (nella foto a fianco) si ritrae il suo spazio e stupisce, lancia il “ … manifesto del vino democratico … “: un vino giovane, vivace, che in enoteca non deve superare i 10 €. “Chiu mieru pi tutti” ci verrebbe da dire parafrasando qualcuno, ed il risultato è eccezionale. Il blend? Scopritelo voi, la soluzione fa parte di un concorso a premi. Il Primitivo Oro DOP 14,50% è allevato ad alberello con piante di età media di circa 50 anni e raccolto nella prima decade di settembre su terreni posti a circa 600 m s.l.m., top gamma della cantina; nel bicchiere è rosso rubino intenso, al naso è speziato, carruba e liquirizia, al palato si avverte la frutta rossa matura, chiude lungo con un tannini eleganti e ben smussati, fine ed elegante.

Come da programma, l’allegra brigata viene accompagnata di nuovo a Manduria per la visita alla cantina del “Consorzio Produttori Vini, maestri in Primitivo” e lo sono veramente.
L’enologo Leonardo Pinto ci porta a spasso nella cantina, visitiamo il Musea della Civiltà del Vino, un po’ di storia e caratteristiche della cantina. Dispongono di 900 ettari di vigna, più della metà allevata con il tradizionale sistema ad alberello. Aderiscono 400 piccoli artigiani e sono attivi dal 1932 e punto di riferimento per la viticoltura di tutta l’area che hanno favorito lo sviluppo sino ai nostri giorni.
A tavola, minchiareddi, orecchiette e ragù te purpetti e ci raggiunge anche il Presidente Fulvio Filo Schiavoni che pranza con noi. Ci servono grandi vini dalle ricche sensazioni ed aneddoti conditi da storie di vino: Lirica, Elegia, Memoria e Madrigale in una memorabile sinfonia, vini ben allineati, grandi e fedeli interpreti del territorio.

Nella serata ci si dirige ancora verso Manduria alla Cantina prescelta dalla nostra conduttrice Vittoria Cisonno, Direttore del Movimento del Turismo, Felline, la scelta non è casuale, in quanto qui si pratica la “zonazione” caratteristica sviluppata da due personalità profondi conoscitori del proprio territorio e della storia di questo vitigno. L’idea si concretizza da un progetto di Gregory Perrucci e Salvatore Mero, “Accademia dei Racemi”, che coinvolge produttori di diversi territori che allevano il vitigno primitivo su diversi “crû”, se potessimo usare il linguaggio dei nostri cugini d’oltralpe, allevati su terre bianche, terre rosse, terreni sabbiosi e terre di “padule”, cioè di paludi. Oltre ai contadini vengono coinvolti enologi di fama nazionale ed internazionale con un unico obbiettivo: mettersi al passo dei tempi per arrivare ad una viticoltura di massima qualità ed espressione del territorio. Nel bicchiere, grazie alla sapiente guida di Salvatore Mero, l’allegra brigata è chiamata a riconoscere le caratteristiche di queste diverse “zonazioni” e quello che conferiscono nel bicchiere.
Le ex zone paludose ci regalano Zinfandell, in onore del cugino californiano. Qui la vite ha maturazione più lenta e riesce a metabolizzare al meglio le sostanze di sintesi in terreni di forte colorazione nera, molto ricchi di sostanze organiche e fertilissimi, che rendono vini tendenzialmente di un colore rosso rubino intenso, quasi impenetrabili con note speziate, meno pastosi e meno grassi ma con un ottima spalla acida, di grande consistenza e persistenza dal titolo alcolometrico molto pronunciato ma al contempo molto equilibrati.

Dalle terre rosse nasce Primitivo di Manduria, sei mesi in botte di rovere, ciliegia e frutti di bosco, mirto, morbido, pastoso, macchia mediterranea, speziato e lungo., elegante. Per momenti importanti.
Giravolta appartiene alle “Terre bianche”, terreni calcarei e ricchi di argilla, ci offre vini con colori leggermente più scarichi rispetto a quelli delle altre “terre”, meno concentrato ed aromi, tendenzialmente vira al dolce ed al vanigliato; in bocca si avverte una ciliegia meno matura e più croccante, terreni che donano vini sorretti da un’ottima acidità data dalla marcata escursione termica. Ecco Dunico, figlio del mare che cresce su terreni sabbiosi, ricche note speziate e di macchia mediterranea, che vira sul balsamico, eucalipto o foglia di ulivo, una sapidità molto accentuata, terroso.

Salvatore Mero nella lunga e profonda esposizione, ci ricorda che il nome Primitivo del vitigno proviene dalle sue caratteristiche fenologiche ed il termine dialettale di etimo latino “primatius o primitivus, o primaticcio”.
Da Manduria giunge da Gioia del Colle nel 1881 portato in dote della contessa Sabini di Altamura, sposando il nobiluomo Tommaso Schiavoni Tafuri, il quale avviò l’allevamento del primitivo sulle dune di Campomarino, a pochi chilometri da Manduria stessa.
Con l’usuale e abbondante colazione in masseria, inizia la quarta giornata, si parte in direzione di Leporano (Ta), ma prima di raggiungere la cantina Varvaglione, vi è il tempo per una sosta per osservare il mare che ci ha donato tanta sapidità nel bicchiere. Un paesaggio dalla natura unica che rinfranca lo spirito ammirando colonie di fenicotteri rosa che hanno deciso di nidificare in questi luoghi incontaminati dove lo sguardo si perde oltre il mare, oltre la storia della civiltà. Eccoci in cantina, ci accolgono Maria Teresa e Cosimo Varvaglione che è “essenziale” e non ama dilungarsi troppo, tant’è che ci porta a spasso tra i filari di alberello che con un età di circa 50 anni, danno pochi grappoli ma speciali le cui bottiglie non disattendono: Papale Primitivo di Manduria, linea ORO ed è amore a prima vista, rosso rubino intenso, delicati sentori di ciliegia e visciola, ben strutturato, di rara finezza ed elegante. Non è di meno Papale, molto più intenso e rotondo, li accomuna l’eleganza e la finezza che contraddistingue tutta la linea di questa azienda.
Visita al Maniero di Taranto, maestoso, da lì il passo e breve per una visita al MARTA, Museo ARcheologico di TAranto, e qui si chiude il cerchio poichè l’affabile guida ci “confeziona” un viaggio ad hoc tra “capase e capasuni”, tra caraffe e culto di Dionisio.
Come tutti gli addii che si prospettano, non potevano mancare i “fuochi d’artificio”, a stupirci però ancora una volta, sono i bicchieri che sotto i portici del museo troviamo tutti i produttori con i loro banchi, le autorità: ci si rinfresca la memoria ed i palati, e ricominciamo con gli assaggi!

In questo breve ma intenso viaggio, nell’indimenticabile mondo di questo grande vino, il Primitivo, degno di una grande terra di cultura millenaria e che con l’intrinseca ed innata saggezza ci ha fatto conoscere e che certamente non andrà perduto dalla nostra memoria, ci ricorda che arriva da lontano e ci ha condotto in una terra meravigliosa, battuta da antichi messapi, greci e romani.Forse ci siamo inventati tutto ciò ed il viaggio è avvenuto solo all’interno di noi stessi in quanto desiderosi di bere in pace ed armonia il frutto della vita, che è ci ha riportato nel passato per proiettarci nel futuro.
 
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