Una lettera del Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Giuseppe Alai al quotidiano La Stampa

Secondo il Presidente Alai sul giornale scritti articoli con "elementi di falsità ed inesattezze"

18/02/2014

Una lettera del Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Giuseppe Alai al quotidiano La Stampa

Parma 18 febbraio 2014. Dopo gli arresti domiciliari di Riccardo Deserti, direttore del consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano, (leggere qui) a cui è seguito una dura presa di posizione delle Coldiretti di Parma, Reggio e Modena che chiedevano “un’ampia e approfondita riflessione all’interno del consorzio del Parmigiano-Reggiano” anche in considerazione del fatto che “dopo l’arresto del direttore Deserti, (sia stato) mantenuto nell’incarico sia oggi sia dopo il precedente arresto del dicembre 2012”, la Stampa di Torino ha pubblicato due articoli sulla vicenda ritenuti "inaccettabili" dal Presidente del Consorzio del Parmigiano.

Da qui oggi una secca dichiarazione del Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, per gli articoli usciti sul quotidiano torinese che, secondo Alai, genera “discredito ingiustificato e inaccettabile a carico mio e degli amministratori del Consorzio, nonché, indirettamente, sul prodotto stesso”.

Pubblichiamo integralmente qui sotto la lettera inviata ai vertici del quotidiano di Torino dal Presidente del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai.


Dr. Mario Calabresi - direttore "La Stampa"
Dr. Massimo Gramellini - Vicedirettore "La Stampa"
Dr. Fabio Poletti - "La Stampa"

Premesso il rammarico mio personale e del Consorzio del Parmigiano Reggiano per come il quotidiano La Stampa ha trattato in due distinti articoli (a pag 17 e nell’editoriale in prima pagina) il tema delle imitazioni del Parmigiano Reggiano, la mia posizione di Presidente dell’Ente e le vicende che riguardano il dr. Riccardo Deserti, generando – sulla base di informazioni non corrispondenti al vero - discredito ingiustificato e inaccettabile a carico mio e degli amministratori del Consorzio, nonché, indirettamente, sul prodotto stesso, e pur riservandomi ogni altra azione a tutela della mia onorabilità e del buon nome del Consorzio, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 47 del 1948 e delle successive modifiche, si chiede – con evidenza adeguata agli articoli in questione - la pubblicazione della seguente
 

RETTIFICA


Nell’articolo apparso su La Stampa in data 18 febbraio 2014, prima pagina, con il titolo “O Parmigiano portami via” e nell’articolo apparso nella stessa data a pag. 17, con il titolo “Gli strani affari di Mr. Parmigiano con gli imitatori ungheresi”, il Consorzio del Parmigiano Reggiano ravvisa elementi di falsità ed inesattezze che generano discredito grave ed ingiustificato a carico dello stesso Ente

1) Non è vero – come invece si scrive nell’articolo in prima pagina – che “il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano è anche presidente di una società che controlla un fondo ungherese intenzionato a produrre del Parmigiano tarocco”. Non solo non esiste alcun fondo ungherese e non solo il presidente del Consorzio si è dimesso da oltre un anno dalla società cooperativa Itaca cui fanno capo diverse latterie sociali e i loro produttori per garantirsi spazio nella commercializzazione del Parmigiano Reggiano, ma la stessa società non detiene alcuna partecipazione diretta nell’azienda Magyar Sait Ktf cui si fa riferimento nell’articolo a pagina 17. E’ vero, invece, che in data 26 marzo2013 il Comitato Esecutivo del Consorzio del Parmigiano e, in data 27 marzo 2013, il Consiglio di amministrazione dell’Ente (due mesi dopo le dimissioni del presidente Alai da Itaca) hanno sancito – acquisendo i contenuti di uno specifico parere legale richiesto al proposito - la non esistenza di condizioni di incompatibilità a carico del presidente Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, e che questa condizione sussisteva già prima delle sue dimissioni dalla presidenza della cooperativa Itaca, che dopo quattro anelli di partecipazioni non influenzabili dopo il primo (Itaca in Sofinc, ma poi Sofinc in Nuova Castelli, quest’ultima - a maggioranza di un privato - con una quota minoritaria in una spa che a propria volta controlla la società ungherese Magyar, produttrice di un similgrana), arriverebbe a detenere, se si trattasse di una via diretta, lo 0,12% della società magiara.

2) Le dimissioni del presidente Giuseppe Alai da Itaca sono giunte senza alcuna sollecitazione e senza alcun invito “esterno”, ma sulle base di autonome informazioni sull’attività della società magiara che, seppure non partecipata e tantomeno amministrata, potevano lasciare intravvedere una incompatibilità anche solo morale – poi rivelatasi insussistente – con l’incarico di presidente del Consorzio.

3) Non è vero che il magazzino di formaggio cui si fa riferimento nell’articolo di pag 17 (e che peraltro non sarebbe stato né il più grande del mondo, come invece sostiene l’articolo, né il più grande del Nord Italia) lo dovesse costruire la società magiara, così come non è vero che non fosse destinato a Parmigiano Reggiano. Il progetto era di un’azienda totalmente italiana e privata che è storicamente legata alla commercializzazione di Parmigiano Reggiano.

4) Quanto alla vicenda che investe il direttore del Consorzio, l’articolo a pag 17 de La stampa potrebbe lasciar intendere che vi siano indagini legate a queste sue funzioni, quando in realtà si tratta di vicende che nulla hanno a che vedere con il Consorzio, che al proposito si riserva ogni valutazione e decisione.

5) Nell’esprimere rammarico per gli elementi di falsità contenuti nei due articoli e per il conseguente discredito a carico di persone, enti e società, il Consorzio del Parmigiano Reggiano e il suo presidente,anche a titolo individuale, si riservano ogni azione a tutela del loro buon nome e dell’interesse degli oltre 380 caseifici consorziati e dei quasi 3.500 produttori interessati.
 

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Ecco la risposta a firma F.POL. (Fabio Poletti) apparsa su La Stampa nella pagina delle Lettere (pag. 24) di mercoledì 19 febbraio 2014

Non ho scritto che Itaca controllasse direttamente la società ungherese Magyar Sait Ktf. Prendo atto che le dimissioni da Itaca del presidente Alai avvennero non a seguito delle proteste di Coldiretti. E' vero che la titolarità del magazzino da costruire a Correggio era della Nuova Castelli che come da voi sottolineato aveva rapporti con la società ungherese produttrice di similgrana. Mai scritto che il direttore Riccardo Deserti sia stato arrestato per vicende inerenti al Consorzio. Ma solo che il Consorzio non ha ancora preso alcun provvedimento”.
 

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