Val Tiberina, un mondo goloso, seducente, accattivante, seguendo il mito di Piero.

S’intende Piero della Francesca, pittore quest’anno particolarmente celebrato con la mostra di Forlì.

10/05/2016

Val Tiberina,  un mondo goloso, seducente, accattivante, seguendo il mito di Piero.
Piero della Francesca fu uno dei più grandi artisti del quattrocento, al presente  ricordato a Forlì da una mostra che terminerà il 26 giugno. Perché non seguire le orme di Piero (1420-1492) attraverso un itinerario gastronomico in Val Tiberina? Potrebbe sembrare irriverente, ma è solo pura curiosità  cercando di capire sotto forma diversa, ma pur sempre rispettosa, il suo “vissuto” .

Partiamo da Sansepolcro, una città tipicamente medievale, situata in piano ai piedi dell’Alpe della Luna, con uno skyline che mostra mura possenti, palazzi massicci  ed alti campanili a cuspide. Qui nacque Piero, vi si trova la sua casa e qui volle essere sepolto. Ma Sansepolcro è anche un regno di golosità, un paesaggio tipicamente toscano contornato da colline che delimitano una pianura non molto spaziosa dove scorre un fiume, il Tevere. Un invito ad andar per trattorie e ristoranti dove gli antipasti risvegliano l’acquolina in bocca, come i prosciutti del Casentino, i salumi di selvaggina, il petto e il salame d’oca. I primi piatti della tradizione, minestre di farro e di orzo con fagioli e pancetta, l’immancabile grigliata mista, lo sformato di tordi, le bistecche alla fiorentina di carne chianina. In via XX Settembre la  Macelleria Martini da 60 anni vende carni di primissima qualità e salumi di loro produzione: la tentazione è forte, una sosta per  portarsi a casa una corona di salsicce stagionate o i lombi di suino sott’olio. Se invece siamo più propensi ad un buon dessert perché non gratificarsi con una sosta alla pasticceria Chieli, rinomatissima pralineria artigianale che ci accoglie in una atmosfera raffinata presentando dolci squisiti, ma anche pietanze salate curate nel dettaglio?

Dalle parti di Anghiari una sosta è d’obbligo all’Antico Frantoio Ravagni, esistente dal 1421, ora anche agriturismo (0575 789979 oppure 789244). L’atmosfera calda ed accogliente è un tuffo nel cuore di Toscana per trascorrere una giornata in “famiglia”.  Produce buon vino e uno degli oli migliori del mondo disponibile in mille varianti: normale, ma prodotto nei frantoi a macinazione a freddo, al peperoncino, al tartufo, e il mosto di olive. Si possono acquistare prodotti tradizionali quale aceto, miele, salse, sapone all’olio e creme naturali per mani e corpo. Squisito il  patè di tartufo.

Usciti da Anghiari direzione Monterchi, le tracce di Piero si fanno più evidenti. Il paese conserva uno dei suoi affreschi più celebri, la Madonna del Parto. Nell’affresco la Madonna è in piedi con una mano sul ventre e due angeli guardano verso lo spettatore come volessero richiamare la sua attenzione. In settembre il borgo si anima per accogliere una infinità di ospiti e dare il via alla “Sagra della Polenta”: polenta al sugo, polenta arrosto, con salsicce, fegatelli, pancetta. Cibo semplice e genuino esaltato da erbe odorose. Per i più esigenti polenta come contorno di cacciagione, funghi e tartufi.  

L’ultimo appuntamento è Arezzo ricchissima di arte e …. di squisitezze.  Dal sacro al profano. La casa di Petrarca, la Fortezza Medicea, le testimonianze etrusche della città, il Crocefisso di Cimabue, la casa-museo del Vasari, gli affreschi di Piero della Francesca della chiesa di S.Francesco e del Duomo che mostrano un intreccio di episodi del Vecchio Testamento e rievocazioni storiche. Di secolare tradizione la Giostra del Saracino che si propone in giugno e in settembre.  E’ una rievocazione storica medievale che risale al 1300, una manifestazione in costume alla quale partecipano i quattro quartieri della città.  Si tratta di una folcloristica competizione cavalleresca che consiste nel colpire con un colpo di lancia un bersaglio mobile posto sullo scudo  del Saracino. Tanto annosa che ne parla persino Dante in uno dei canti dell’Inferno della Divina Commedia.
Proprio accanto alla Chiesa che ospita gli affreschi di Piero ecco la “Buca di San Francesco”, un ristorante che appartiene all’Associazione dei Locali Storici ed è stato premiato dalla Unione Cuochi Professionisti Italiani. Vengono serviti piatti esclusivamente toscani approntati secondo i dettami di antiche ricette popolari, rigorosamente preparati con ingredienti locali. E’ l’occasione per gustare la ginestrata (una minestra a base di brodo e di uova), lo sformato di verdure con fegatini di pollo, i fegatelli all’aretina, il pollo in porchetta.
Arezzo  si mette in mostra durante il primo week-end del mese anche con la Fiera Antiquaria dove nei negozi e botteghe si possono trovare tovagliati e tendine ricamate, cassapanche, fratini e credenze, bicchieri da rosolio, gioielli, servizi in porcellana, orologi, vecchie posate in argentone e attrezzi da cucina. Ha luogo nella piazza principale della città, che è veramente  inusuale in quanto presenta una forte inclinazione (tra il punto più alto e quello più basso esiste un dislivello di dieci metri circa) circondata da antichi  palazzi in un tripudio di arte e storia. 
Il pane aretino, che occupa un posto di primo piano tra i prodotti da forno, viene proposto dal Panificio Menchetti dove utilizzano ancora il grano antico Verna, macinato a piastra. E’ un pane “senza tempo” che si conserva a lungo e viene utilizzato per i piatti tradizionali toscani quale la panzanella, la pappa al pomodoro, la minestra di pane, la ribollita. Lo si usa a fette come supporto per i crostini neri a base di fegatini e milza. La panina  gialla, dolce se con l’uvetta, oppure unta se con i ciccioli. Una specialità poco nota è il pane di cotone, realizzato con farina ricavata dal cotone, trattata in modo da renderla digeribile, lavorata con lievito di birra sciolto in acqua salata.  Questo pane viene cotto in grosse pezzature di forma  allungata e si presenta scuro all’interno, ma con una mollica molto morbida. Se la caratteristica del pane toscano è la mancanza di sale, il pane di cotone  è salato.
I dolci della Pasqua regalano sapori e profumi inaspettati. La tradizione vuole che il giovedì santo si inforni il  Pane al ramerino (rosmarino),  in quanto il taglio a croce sulla crosta gli conferisce l’aspetto di un pane devozionale.  E’ un pane creato in un contrasto di sapori: rosmarino, uvetta, zibibbo, olio di oliva che gli donano una  fragranza inconfondibile.  Può essere dolce e salato. Nel medioevo si riteneva che il rosmarino avesse la proprietà di neutralizzare gli spiriti malvagi e per i cristiani era considerato simbolo dell’immortalità dell’anima.

La schiacciata di Pasqua, profumata di anice e rosolio, nasce da una idea delle famiglie contadine per usare la gran quantità di uova che abbondano in primavera. La sua particolarità consiste in un processo di lievitazione naturale che avviene in tre fasi. E’ servita al pranzo della Pasqua col Vin Santo e con le uova di cioccolata.
Tanto per non farci mancare niente perché non sostare alla “Antica Trattoria Al Principe” sulla strada per Bibbiena (tel. 0575 362046)? Ci aspettano pappardelle al fungo puro, minestra di pane, anguilla al tegamaccio, agnello in crosta, cacciagione e volatili in intingoli alle erbe profumate. Una golosità: gli gnocchi del Casentino a base di ricotta e spinaci.
La Val Tiberina, sotto una importante visione artistica sulle orme di Piero, cela  un ambiente goloso, imprevisto, seducente ed  accattivante.
Condividi facebook share twitter share google+ share pinterest share
Sigla.com - Internet Partner