Val Venosta: il paradiso delle mele

Le Alpi proteggono questa valle dal clima gelido del nord e in primavera la tramuta in un rigoglioso giardino.

25/03/2016

Val Venosta: il paradiso delle mele
La Val Venosta è una splendida valle dell’Alto Adige, un paesaggio grandioso,  aperto, verde di prati e di boschi, animato da torri, castelli e monasteri. La strada che corre lungo  i bacini idroelettrici del Lago della Muta e dal Lago di Resia  ci porta a ripensare al vecchio paese sommerso di Curon Venosta, ora ricostruito  in altura. Dalle sue acque emerge il trecentesco campanile della antica chiesa. A Malles, simpatico borgo ricco di campanili e torri medioevali, troviamo la chiesetta di S.Benedetto dotata di  interessanti affreschi del IX secolo. Le Alpi proteggono questa valle dal clima freddo del nord. Grazie alla scarsa piovosità, la presenza di sole per 300 giorni l’anno e le forti escursioni termiche fra giorno e notte l’aria è pura, ripulita da insetti e parassiti. I frutteti si arricchiscono di zuccheri naturali e donano frutti dalla  polpa soda, croccante e succosa.
L’Alto Adige è la più vasta area europea dedicata alla frutticoltura.  E’ un territorio di simpatica accoglienza che ci pone a contatto con la natura permettendoci di apprezzare alberghi ricchi di ogni conforto, ma anche  agriturismi, campeggi, rifugi rustici e malghe ospitali. L’antica strada romana, la via Claudia Augusta, è ora diventata una pista ciclabile lunga 80 km che porta da Malles a Merano.
Un quarto della popolazione della zona trova occupazione nella frutticoltura. La mela Alto Adige IGP  ha una origine comune,  ma porta tre marchi diversi: Marlene Sudtirol, ValVenosta Vinschgau, Sudtirol Apfel g.g.A.  Il sole dona al frutto una attraente  colorazione che lo rende invitante e ne fa pregustare il sapore.  Nel 2005 ha ottenuto il marchio “indicazione origine protetta (IGP)”. La tipologia del  frutto  viene da lontano, pare sia nata in Kazakistan nell’Asia centrale. Approdò in Grecia ed al seguito delle  conquiste romane  passo dopo passo arrivò in Alto Adige. Furono i monaci nel Medioevo a incrementarne la coltivazione; la resero preziosa tanto da  esportarla nel nord Europa attraverso i valichi alpini.

In Italia esistono circa duemila varietà di mele. La maturazione del frutto in Val Venosta inizia da fine agosto per terminare a ottobre, ma è bene ricordare che queste mele possono essere conservate per un ampio arco di tempo in modo naturale e che, per una più lunga conservazione, il frutto viene posto in celle frigorifere con atmosfera controllata (più ricca di CO2). La mela ha un alto potere antiossidante . Nelle diete se ne consiglia l’uso come  spuntino, fa bene alla salute dell’intestino in quanto fornisce fibra, ed è ricca di  vitamine e minerali. In cucina si presta a molteplici usi per la preparazione di primi, secondi e dolci. Ottime le composte di frutta (70%) lavorate a livello professionale con alti criteri di qualità. La frutta genuina essiccata, ma non trattata e non zuccherata, le mele secche al sapore di zenzero, cannella, menta, vaniglia e le chips di mele inducono a veniali peccati di gola e ci permettono di gustare in inverno i frutti estivi. La frutta essiccata e disidratata è povera di grassi e ricca di zuccheri. Ha un alto contenuto energetico, apporta pochi lipidi ed è molto utile per chi deve sostenere uno sforzo fisico prolungato.  Ottimi i succhi di mela, lo sciroppo al sambuco, i frullati di mirtillo nero, albicocca, pere, prugne, lamponi, frutti di bosco così diffusi da fare occhiolino fra i banchi dei supermercati.

La mela è  un frutto multiuso da esso si ottengono anche  sidro, oli, creme. E’alleata della bellezza perché,  grazie alla pectina contenuta nel frutto, aiuta ad eliminare le sostanze tossiche. Una ottima maschera per il viso si ottiene con mela maciullata e latte; il succo di mela con l’aggiunta di limone schiarisce ed illumina la pelle.
Questo frutto ha pure valenza storica ed è simbolo della città di New York, ”la grande mela”. Gode di fama tramandata dalla tradizione biblica e dalla mitologia e da sempre ha stimolato l’immaginario umano: tentazione di Adamo ed Eva, la mela d’oro di Paride ed Afrodite, i pomi delle Esperidi, la mela avvelenata di Biancaneve, quella posta sulla testa del figlio di Guglielmo Tell. In antichità le si attribuiva il dono della fertilità, mentre la mela rossa era simbolo dell’amore. 
La ridente Val Venosta fa anche pensare ad un giardino di ortaggi freschi e croccanti  e ad un insieme di mirtilli, more, ribes, lamponi, ciliegie dalla polpa soda di colore rosso bruno particolarmente gustose. La ciliegia non è solo bella, ma apporta al nostro organismo un’abbondante quantità di vitamine, potassio, calcio, fosforo e flavonoidi,  è ricca di fibre solubili e possiede una preziosa azione disintossicante, lassativa e diuretica. Controlli sistematici permettono la rintracciabilità di questi prodotti che possono essere considerati una sicurezza alimentare.  

La vicina Val Martello ci ingolosisce con il sapore delle fragole di montagna che  crescono fra i 900/1800 metri e maturano lentamente sotto il sole.  E’ una gioia per gli occhi vedere i tipici terrazzamenti dove il raccolto avviene partendo dai più bassi in giugno per terminare coi più alti a fine agosto. Anche la fragola così timida e riservata,  ha avuto il suo posto nella storia: nelle favole mitologiche e negli antichi trattati di botanica, sono sempre state molto elogiate. Erano già coltivate dagli antichi  Romani, ma ancora prima avevano deliziato i Faraoni:  in  Egitto se ne sono trovati i resti in alcune tombe del terzo millennio a.C).  Nel rigore del Medioevo erano considerate il frutto della tentazione. E’ il frutto più usato in pasticceria:  ornano budini, meringate e sfogliate e sono insostituibili sulle crostate e sulle torte farcite alla panna.   
Il simbolo dell’Alto Adige è indubbiamente lo speck. La gastronomia risente l’influenza dell’Austria e del Trentino che presentano piatti come i canederli, il gulasch, lo strudel.  Il formaggio tipico della zona è “Il Grigio” ricoperto  da una muffa grigio/verde. Ottimi e irresistibili il formaggio al ginepro Wacholder, formaggio al pepe colorato e il formaggio alla nobile bianca Candidum. Si distinguono anche i formaggi di malga, il Frelbrunn formaggio di mucca, il Bergnelke formaggio di mucca e capra, il Barenbart formaggio di capra, lo Schafkopf formaggio di pecora.

Il tipico pane della Val Venosta è la pagnotta,  di lunga conservazione ed è stata fondamentale nei secoli scorsi per la sopravvivenza degli abitanti nei rigidi inverni.
 I terreni magri e sabbiosi della zona hanno creato vigneti che nel 1995 hanno ottenuto la denominazione DOP. L’uva prodotta ci dona vini raffinati quali il Riesling, il Pinot Bianco e il Pinot Nero. Lo Schiava, il Lagren e il Gewurztraminer sono i tre vigneti autoctoni dell’Alto Adige.  
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