"Villalfonsina prima e dopo - Un racconto sospeso", un libro di Nicola De Sanctis, che colma un vuoto e rende omaggio al suo paese d'origine

L' “occhio” del filosofo, De Sanctis, riesce a vedere meglio e più lontano dello storico

24/11/2014

"Villalfonsina prima e dopo - Un racconto sospeso", un libro di Nicola De Sanctis, che colma un vuoto e rende omaggio al suo paese d'origine
di M. Alba Simigliani

Villalfonsina, piccolo paese d'Abruzzo in provincia di Chieti, ha radici antiche e dunque profonde.
Nicola De Sanctis, con il volume Villalfonsina prima e dopo – Un racconto sospeso, colma un vuoto e rende omaggio al suo paese d'origine. Nella introduzione di questa interessante ricerca storica l'Autore si augura di “sollecitare la curiosità a ripensare i risvolti a volte incerti ma sempre affascinanti del nostro passato”, e fin da subito avverte il lettore di non essere uno storico di professione. Quello che viene presentato come un limite rafforza, invece, a nostro avviso, il valore di questa pubblicazione, poiché affianca alla rigorosa e scientifica ricerca storica la narrazione, rendendo più piacevole ed agevole la lettura.
Con dedizione, attenzione e con “l'occhio” del filosofo, De Sanctis riesce, inoltre, a vedere meglio e più lontano del più rigoroso storico.

Insegnante di Filosofia - Storia - Pedagogia e Psicologia nei Licei prima e Storia della Filosofia poi nella Facoltà di Magistero dell'Università degli Studi di Urbino, il Prof. Nicola De Sanctis (nella foto) ha insegnato inoltre Logica ed Epistemologia delle Scienze Umane sempre nella stessa Università. Ha ricoperto diversi incarichi ed ha partecipato attivamente alla vita politica di questa città, in cui vive dal 1970, anche come Assessore alla Pubblica Istruzione. Autore di molti saggi, ha di recente pubblicato questo volume edito dalla Rivista Abruzzese che rappresenta la prima e l'unica ricerca storica su Villalfonsina.
Corredato di copiosa bibliografia che rende evidente il lungo lavoro scientifico, questo “racconto” porta con sé anche uno straordinario bagaglio umano intriso di passione e amore per la sua terra.
Non importa quanto sia grande un borgo, non importa l'estensione del suo territorio, o il numero di abitanti, ciò che importa è la sua storia e il sentimento, il pathos che ci lega ai luoghi!
Deve essere stata una curiosa sorpresa per Urbano D'Addario quando un mattino di ottobre del 1852, zappando nel suo terreno in contrada Morandici, s'imbattè in un sepolcro tutto in pietra”. Comincia così il racconto che ci riporta indietro nel tempo al ritrovamento dei primi reperti archeologici che “parlano” prima ancora dei documenti scritti di popoli dell' Italia preromana.

“Attratti dalla sua posizione geografica: un pianoro ameno e gradevole... a ridosso del mare, con alle spalle la vallata del Sangro e di fronte il declivio vastese: crocevia di raccordo fra entroterra, mare e la via per Foggia”i Frentani, antichi popoli di stirpe Sannitica, agli inizi del IV sec. a.C. si stanziarono in questi luoghi climaticamente dolci, campi fertili ed allettanti sul litorale marino, oggi denominato Costa dei Trabocchi, fra le valli del Trigno e del Sangro.
Probabilmente tanti interessanti reperti rinvenuti casualmente sarebbero stati sepolti di nuovo dall'oblìo, se non ci fossero state persone curiose, appassionati e sensibili a custodirli amorevolmente come il maestro Antonio Carrozza a cui molti contadini del luogo affidarono il materiale archeologico rinvenuto nel corso di dissodamenti del terreno.
Negli anni Settanta Egli consegnò tutta la raccolta al Museo Archeologico Nazionale di Chieti.
 

Altre persone competenti e appassionate hanno continuato nel tempo questo prezioso e lodevole lavoro :
Luigi Marcucci, ragazzino di Villalfonsina che d'estate, anziché giocare con gli amici, seguiva i grossi mezzi da scasso per la passione di scoprire e recuperare gli eventuali reperti archeologici che altrimenti sarebbero andati dispersi o distrutti;
Michele Benedetti di Vasto, Ingegnere con la passione dell'Archeologia e l'amore per il territorio, tanto da essere nominato dal Ministero Ispettore Onorario della Soprintendenza. Nel territorio di Villalfonsina riteneva di aver individuato l'antica città di Pallanum. Tesi suffragata da uno studio serio ed approfondito esplicitato in una relazione storica contenuta nel Progetto Integrato di Parco Archeologico coordinato dall'Architetto Nicola Zinni, approvato nei primi anni novanta e mai realizzato.
Infine merita ricordare anche il lavoro di scavi condotto dalla Dott.ssa Amalia Faustoferri della Soprintendenza Archeologica di Chieti, sui terreni della Cantina Sociale di Villalfonsina, in contrada Morandici nell'area sacra presso l'antica Necropoli.
La nascita di un paese non è come la nascita di un figlio... Per i paesi non c'è anagrafe” afferma l'Autore e quindi diventa essenziale il lavoro di ricerca di studiosi appassionati e capaci di analizzare reperti e documenti. Ma Villalfonsina prima e dopo non è solo una ricerca di storia locale è un lodevole lavoro che per la ricchezza del contenuto interessa un territorio più vasto e rappresenta un sicuro ed indispensabile punto di riferimento e di partenza per la conoscenza, promozione e lo sviluppo anche turistico di questi luoghi.
Attraverso il racconto di un microcosmo e dalla storia di questo pezzettino d'Italia si può anche scorgere un mondo assai più vasto e la storia di noi stessi.

Forse non è nell'intenzione dell'Autore mettere a confronto il vecchio col nuovo, ma le pagine del suo libro invitano inevitabilmente a pensare su come il “nuovo” del nostro tempo sia così velocemente mutevole, sia così effimero, confuso, incerto e smemorato quasi da non poter essere vissuto pienamente e dunque raccontato: la velocità del mercato e del consumo che caratterizzano il mondo contemporaneo rende, spesso, il tenore di vita più importante della vita stessa!
Questo pregevole lavoro offre anche l'occasione per riflettere e dare preziosi suggerimenti ad Associazioni, Amministratori, Insegnanti di buona volontà e a chiunque abbia a cuore la salvaguardia e la valorizzazione di questo territorio baciato dalla natura e dalla storia, ma che sembra non avere sufficiente consapevolezza e amore di sé. L'intento divulgativo auspicato dal De Sanctis sarà pienamente realizzato se il lettore farà tesoro delle conoscenze offerte e diventerà a sua volta promotore e divulgatore presso le nuove generazioni, poiché, come è stato scritto da Franco Ferrarotti ,“ chi perde il senso delle radici vive un progresso privo di senso”.
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