#PizzaUnesco: "L'Arte dei pizzaiuoli napoletani" Patrimonio dell'Umanità

07/12/2017

Fino ad ora mai l’Unesco aveva iscritto una tradizione connessa ad una produzione alimentare nel registro del patrimonio dell'umanità. Quello dei pizzaioli è un settore da 150mila addetti in Italia, un giro d’affari di 12 miliardi di euro in Italia e di almeno oltre 60 nel mondo. La grande soddisfazione di Alfonso Pecoraro Scanio, vero artefice della vittoria. E' stato un grande risultato che arriva proprio alla vigilia di un 2018 proclamato l'anno internazionale del cibo italiano nel mondo
Alle ore 3:30 italiane del 7 dicembre 2017 è arrivata la notizia che aspettavamo!
E' fatta: l’arte del pizzaiuolo napoletano è Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO.

Da oggi la Pizza è diventata il 58esimo bene italiano patrimonio dell’umanità. Un riconoscimento unico nel suo genere, perché è un premio al lavoro, al sacrificio, dei pizzaiuoli napoletani, vero e proprio presidio culturale di Napoli e dell'Italia.

L'elenco tricolore comprende anche l'Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l'Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013), la vite ad alberello di Pantelleria (2014) senza dimenticare il riconoscimento a Parma, Città creativa della Gastronomia (2015).

A supporto della candidatura c'è stata una delle campagna più imponenti della storia che ha visto 2 milioni di persone appoggiare questa candidatura.

Noi di INformaCIBO, che abbiamo sostenuto la candidatura quando era solo un' idea di pochi, siamo orgogliosi di questo traguardo raggiunto e rivolgiamo uno speciale ringraziamento al presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro delle Politiche Agricole e dell'Ambiente, vero artefice del successo, e insieme a lui anche a Teleambiente, a Rossopomodoro e alla Coldiretti, grandi sostenitori di questa battaglia vittoriosa.

Un grande risultato che arriva proprio alla vigilia di un 2018 che è stato proclamato l'anno internazionale del cibo italiano nel mondo (leggere InformaCIBO). L'Italia dovrà essere capace di fare una grande azione di educazione al buon cibo e fare dei turisti stranieri gli ambasciatori del Made in Italy a tavola. Una azione per aiutare anche l’export a raggiungere l’obiettivo di 50 miliardi di euro nel 2020.
L'annuncio dalla Corea del Sud e i primi commenti
Il Comitato per la salvaguardia del patrimonio culturale Immateriale dell'Unesco (24 Paesi compongono il Comitato Intergovernativo), riunito in sessione sull'isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente la candidatura italiana. Per il Belpaese si tratta del 58esimo bene tutelato (settimo patrimonio immateriale riconosciuto), il nono  in Campania. Con grande soddisfazione, il presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, ha annunciato la vittoria in diretta Facebook. Insieme a Pecoraro a Jeju hanno atteso la proclamazione l'Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante Permanente d'Italia presso l'Unesco e Pierluigi Petrillo, curatore legale del dossier di candidatura.

Pecoraro Scanio: VITTORIA
Questa la prima dichiarazione arrivata da Alfonso Pecoraro Scanio: “Vittoria! è atto d’amore verso la verità e la cultura artigianale, anche verso Napoli, l’Italia e il mondo. Grazie a tutti coloro che hanno creduto a questo sogno bellissimo dedicato ai pizzaiuoli, ai napoletani, alla città”. Con l’Arte del pizzaiuolo napoletano, l’Italia ottiene il suo 58° Bene tutelato, il 9° in Campania, merito anche della campagna mondiale #pizzaUnesco, promossa dall’ex Ministro, che con oltre 2 milioni di firme mondiali provenienti da oltre 100 Paesi ha favorito la corsa travolgente della candidatura italiana. Il successo celebrato sui media mondiali e sui social network”.

Rossopomodoro festeggia
È stata una fantastica galoppata lunga e difficile, siamo stati promotori dal primo momento e alla fine siamo stati premiati noi e quanti l’hanno sostenuta e ci hanno creduto, in primis i pizzaioli, anzi, i pizzaiuoli”, così sottolinea la sua gioia Franco Manna, fondatore e presidente di Rossopomodoro, che afferma: “Un riconoscimento che ci dà ragione e non solo perché dal primo momento abbiamo sostenuto la raccolta firme per contribuire alla moral suasion avviata dalle associazioni dei pizzaioli, dal presidente della Fondazione Univerde Alfonso Pecoraro Scanio, dal Mulino Caputo, da Coldiretti e dai media che l’hanno appoggiata. Il motivo di soddisfazione ulteriore è perché abbiamo sempre detto che il vero valore pizza è nella capacità degli artigiani che le fanno vita. Con questa decisione il fattore umano viene messo nella giusta evidenza come facciamo noi di Rossopomodoro. Ora c’è l’altro passaggio che auspichiamo: Napoli per la pizza deve diventare come Londra. I giovani devono venire in questa città a imparare questa arte secolare”.

Il Sindaco di Napoli: riconoscimento storico
"Un riconoscimento storico: grazie ai pizzaioli napoletani, che vivono ed operano a Napoli e in tutto il mondo, grazie a tutti quelli che hanno firmato per questa petizione". E' questo il commento del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. "E' il segno della potenza di Napoli attraverso la sua arte, la sua cultura, le sue tradizioni, le sue radici, la sua creatività, la sua fantasia. Una grande vittoria per Napoli e per la pizza napoletana", ha concluso il primo cittadino partenopeo.  

Coldiretti soddisfatta
La tutela dell'Unesco è stata riconosciuta – afferma in una prima nota la Coldiretti - per "il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da "palcoscenico" durante il processo di produzione della pizza. Cio' si verifica in un'atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunita'. Per molti giovani praticanti - conclude la Coldretti - diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale".
World Petition #pizzaUnesco, lanciata nel 2014
La campagna World Petition #pizzaUnesco, lanciata da Pecoraro Scanio, nel 2014 sulla piattaforma di petizioni on-line Change.org, ha compiuto più volte il giro del mondo raccogliendo il sostegno di oltre 600 ambassador - tra personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, dello sport, della società civile a livello internazionale - e superando l'obiettivo prefissato di 2 milioni di adesioni mondiali con firme di cittadini da più di 100 Paesi: numeri che fanno di #pizzaUnesco il movimento popolare d'opinione più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite.
Una corsa travolgente che dal Napoli Pizza Village 2014 è proseguita attraverso le spettacolari iniziative all'Onu di New York, all'Unesco di Parigi, alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro fino alla prima e alla seconda Settimana della Cucina italiana nel mondo senza dimenticare la storica mobilitazione planetaria da Sidney a San Paolo, dal Canada all'Argentina, dal Giappone e dalla Corea al Qatar, da Taiwan all'Islanda.  Un'avventura narrata tappa dopo tappa con lo storytelling sul sito www.pizzanelmondo.org.
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I pizzaioli: 150mila addetti in Italia

Quello dei pizzaioli è un settore da 150mila addetti in Italia, un giro d’affari di 12 miliardi di euro in Italia e di almeno oltre 60 nel mondo.

La storia di un successo
La prima vittoria della petizione #pizzaUnesco, ideata dall’ex ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, era già arrivata il 26 marzo 2015. Primo risultato che profumava di storia: l’arte dei pizzaiuoli napoletani otteneva la candidatura italiana ad entrare nel Patrimonio immateriale dell’Umanità. Il fiore all’occhiello della tradizione campana scelto dalla Commissione italiana per l’Unesco poteva intraprendere così l’iter ufficiale verso il prestigioso riconoscimento internazionale. La notizia fece il giro del mondo, finì in tutti i telegiornali italiani, sui siti e sui giornali internazionali. La decisione, però, si arenò e l’esame della candidatura si fermò. La mobilitazione, invece, continuò.

Il 4 marzo 2016 il governo italiano ci riprova e decide che “L’arte dei pizzaiuoli napoletani” sarebbe stata l’unica candidatura italiana nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco. Lo decide all’unanimità la Commissione nazionale italiana per l’Unesco su proposta del ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli Esteri, dell’Università, dell’Ambiente, dell’Economia. Scelta perché “rappresenta l’Italia in tutto il mondo”.

Il dossier è stato trasmesso all’Unesco e ha così iniziato un lungo e complesso negoziato che ha coinvolto oltre 200 Paesi, “specialmente perché fino ad ora mai l’Unesco ha iscritto una tradizione connessa ad una produzione alimentare” come osservava l’estensore del dossier Pierluigi Petrillo, docente universitario alla Luiss e all’Unitelma Sapienza, già autore di diversi dossier Unesco di successo.
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