Voglia di melograno

Origini, caratteristiche e una ricetta per ottenere un liquore!

17/10/2013

Voglia di melograno

Il melograno è una pianta originaria di una regione che va dall'Iran alla zona himalayana dell'India settentrionale ed è presente sin dall'antichità nel Caucaso e nell'intera zona mediterranea.
In Asia è attualmente coltivato ampiamente in Armenia, Azerbaijan, Iran, Turchia, e nelle parti più aride del Sud-Est Asiatico: dall'Arabia al Pakistan, India, Malesia, Indonesia; è inoltre coltivato nelle regioni aride dell'Africa tropicale. È presente da epoca preistorica nell'area costiera del Mediterraneo e risulta storicamente che vi sia stato diffuso prima dai Fenici poi dai Greci e in seguito dagli Arabi.
Il nome "melograno" deriva dal sostantivo latino malum ("mela") unito a granatum ("con semi”).In antico inglese era noto con il nome di "apple of Grenada" (mela di Granada). Non a caso la città spagnola di Granada ha infatti nello stemma un frutto di melograno in quanto la denominazione della città deriva dall’ introduzione del frutto operata dalla dominazione moresca nella penisola iberica.
In italiano il nome melograno è derivato direttamente dal latino e il suo frutto è chiamato “melagrana”.

Le foglie della pianta sono lucide strette ed allungate mentre i fiori sono di un vivo colore rosso, di circa 3 cm di diametro e presentano in genere tre oppure quattro petali.
Il frutto (melagrana) è una bacca di consistenza molto robusta, con buccia dura e coriacea; ha una forma rotonda o leggermente allungata. La dimensione è fortemente condizionata dalla varietà e, soprattutto, dalle condizioni di coltivazione. Il frutto presenta diverse partizioni interne robuste che svolgono funzione di placentazione ai semi. Questi sono di colore rosso e in alcune varietà sono circondati da una polpa traslucida colorata dal bianco al rosso rubino più o meno acidula, dolce e profumata.
Il melograno viene utilizzato come pianta ornamentale nei giardini. Industrialmente si coltiva per la produzione dei frutti.

Per quanto riguarda gli utilizzi culinari, dopo aver aperto il frutto con un coltello è necessario spaccarlo in più parti ed estrarre i semi staccandoli dalle membrane a cui sono fissati. In caso di quantità rilevanti la separazione è favorita dal fatto che immersi nell'acqua i semi affondano mentre le membrane galleggiano. I semi sono spesso consumati direttamente, ma dato che la parte commestibile è la polpa traslucida che aderisce e circonda il seme, per poter inghiottire la polpa occorre inghiottire anche il seme. Questo spiega il fatto che il maggior consumo si ha dopo la estrazione del succo dalla polpa. I semi di alcune varietà selvatiche sono essiccati e macinati, e sono usati come componenti, a volte acidificanti in altre salse.

Nella città di Foggia il melograno è rinomato per essere uno degli ingredienti principali del grano cotto, un dolce che si prepara per la Commemorazione dei defunti. Il sapore del succo è molto variabile, secondo le varietà. Alcuni succhi possono essere molto dolci, altri più acidi. Di norma il sapore è intermedio, con una base di dolce, un fondo acidulo, ed un tono leggermente amaro ed astringente. Il succo di melograno è detto granatina ed è ottenuto dalla spremitura dei semi, spesso diluito e zuccherato, è usato come bevanda. La produzione del succo di melagrana è parecchio costosa dato che prevede molta mano d'opera per un prodotto esiguo. La produzione dei frutti per il consumo fresco ha valore solo in mercati di nicchia. Il succo è spesso usato, nelle cucine tradizionali dei paesi di origine, per preparare salse o per guarnire la carne o il riso oppure per creare liquori.
 

Vi lascio con un'ottima ricetta di liquore al melograno fatto in casa consigliatami da un appassionato di cucina e amico, Vittorio Pacini.

Ingredienti:

  • 250 ml Succo di melograno
  • 130 gr. Zucchero a velo 
  • 250 ml Alcool 95°


Sciroppo:

  • 250 ml Acqua
  • 200 gr Zucchero semolato
     
  1. Unire tutti gli ingredienti.
  2. Far riposare almeno un mese, agitando di tanto in tanto per far sciogliere lo zucchero
  3. Creare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero-
  4. Unire al composto primario, lasciar riposare una settimana.


Adeguamenti: Chef Arsentiy Calabrese
Storia: Martina Pacini
Ricetta: Vittorio Pacini

Tag: arsentiy

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