Vola l'Export del Parmigiano Reggiano: +5% nel 2013, sale al 34% della produzione totale

Ambizioso obiettivo del Consorzio per il futuro: “nel 2020 arriveremo ad esportare il 50 per cento“

29/01/2014

Vola l'Export del Parmigiano Reggiano: +5% nel 2013, sale al 34% della produzione totale

Bologna, 29 gennaio 2014. Questa mattina a Bologna i vertici del Consorzio del Parmigiano Reggiano hanno illustrato alla stampa i dati di bilancio dell’annata 2013 (produzione, quotazioni, consumi, export), i nuovi investimenti del Consorzio e hanno spiegato le azioni portate a termine a favore dei caseifici colpiti dal terremoto del maggio 2012.

E' stato Gino Belli ad aprire l'incontro al quale hanno partecipato il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, il direttore Riccardo Deserti e i vicepresidenti del Consorzio, Adolfo Filippini e Monica Venturini.

Un bilancio particolarmente positivo che in una situazione economica di profonda crisi vale doppio.

La notizia del buon andamento delle esportazioni
Uno dei dati maggiormente positivi del consuntivo 2013 del Consorzio di tutela del Re dei Formaggi arriva dall'export: la quota di prodotto destinato all'export è salita al 34% (cresciuto sul 2012 del 5 per cento) con la collocazione nei Paesi esteri di 45.800 tonnellate di Parmigiano Reggiano. Questo andamento positivo, che ha visto l'export raddoppiare negli ultimi cinque anni, ha portato Alai e Deserti a formulare un obiettivo ancora più ambizioso per i prossimi anni: portare la quota delle esportazioni al 50% sul totale delle vendite entro il 2010.

Ai vertici delle classifiche dell’export restano la Francia (con una quota del 19%), il Regno Unito (17,1%), la Germania (16,9%) e gli USA (16,5%), seguiti da Canada, Giappone e Svizzera.
“È in massima parte a questi Paesi – spiega Deserti – che si lega la nostra crescita, anche se si sta consolidando un flusso sempre più consistente verso altre aree”.
“Pur partendo da quote complessivamente ancora modeste – prosegue Deserti – l’export al di fuori dei Paesi citati registra un +25%, con crescite percentuali molto rilevanti in Brasile (+130%), Indonesia (+140%), Arabia Saudita (+93%), Kuwait (+30%, Messico (+25%), India (+19%), Russia (+16%), Corea del Sud (+16%)”.

Il Parmigiano Reggiano all'Expo 2015 Milano
L'altra notizia annunciata da Alai è la presenza del Consorzio all'appuntamento milanese dell'Expo 2015 che ha per tema proprio l'alimentazione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”: “parteciperemo all'Esposizione Universale di Milano mettendo il territorio e il prodotto Parmigiano Reggiano in primo piano. “L'area di produzione del Parmigiano Reggiano è vicinissimo alla sede dell'Expo -ha detto Alai-, per questo inviteremo i turisti e i bayer stranieri che verranno a Milano a visitatori i nostri caseifici”.

Buone notizie dal fronte post-terremoto: si è pressochè superato interamente le drammatiche conseguenze del terremoto del maggio 2012: nessun caseificio infatti è stato chiuso a causa del sisma e ai caseifici colpiti dal terremoto sono andati 4,8 milioni di euro.

Le linee strategiche 2014 e oltre illustrate dal presidente Alai
Le linee strategiche per il nuovo anno -ha affermato il presidente del Consorzio di tutela Giuseppe Alai- si muovono su quattro direttrici: 1) Quanto produrre: una vera e propria programmazione con il coinvolgimento di ogni caseificio, in modo da modulare la produzione in relazione alle richieste del mercato; 2) Come produrre: con il crollo delle barriere doganali non basta più la carta d'identità ma c'è bisogno del passaporto che per noi -ha precisato Alai- è il disciplinare di produzione, ancora più rigoroso e improntato alla qualità assoluta e alla naturalità del prodotto; 3) Per quali mercati: fino a 15 anni fa il mercato di riferimento era la Svizzera, oggi Francia, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti rappresentano le nostre migliore piazze estere e poi arrivano i paesi emergenti come Cina, Russia e alcune nazioni sudamericane; 4) Per quali consumatori: comprendere che gli stili di vita stanno cambiando e puntare quindi su prodotti e consumi innovativi non dimenticando di parlare di territorio e dell'origine del prodotto.

Altri dati di bilancio
“Sul versante delle quotazioni – spiega il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Alai – abbiamo vissuto un 2013 a due velocità. La media annua dei prezzi all’origine, che si è attestata a 8,74 euro/kg, con una flessione del 4,2% rispetto al 2012, nasce infatti da quotazioni che nei primi sette mesi si sono mantenute largamente al di sotto di quelle del 2012 (la media del periodo è stata pari a 8,60 euro/kg), mentre da agosto si è via via consolidata una ripresa che nel mese di dicembre ha fatto segnare il migliore risultato dell’anno (9,05 euro/kg), ulteriormente confortato dalle quotazioni della Borsa comprensoriale (che ha sede a Parma), che in quest’avvio di 2014 hanno segnato punte ssime di 9,40 euro/kg e con minimi mai al di sotto dei 9 euro/kg”.
“Siamo dunque su valori – aggiunge il presidente del Consorzio – che non si toccavano dall’ottobre 2012 e che, associati a diversi altri elementi positivi, lasciano intravvedere un futuro più soddisfacente per i produttori, alle prese con rilevanti aumenti di diverse voci che incidono sul costo di produzione complessivo”.

Tra i fattori positivi, Alai indica il calo delle giacenze (-4,3% nel 2013, con una ulteriore accelerazione a partire dall’agosto scorso), la flessione produttiva (3.279.156 forme prodotte nel 2013 contro 3.307.221 del 2012), le difficoltà di prodotti similari d’importazione che cozzano contro un elevato prezzo del latte a livello mondiale, il superamento delle difficoltà legate al terremoto 2012, la forte crescita dell’export e la buona tenuta dei consumi interni. “In un anno di grandissima difficoltà per le vendite alimentari al dettaglio – spiega al proposito Alai – le vendite di Parmigiano Reggiano nella GDO sono scese solo dell’1% e sono state ben compensate dall’incremento di quelle effettuate direttamente dai caseifici e da altri canali, tanto che il nostro risultato è positivo nonostante un calo delle vendite di formaggi duri pari al 2,3%”.
“Oggi – prosegue il presidente del Consorzio – il nostro primo obiettivo è dare stabilità ai redditi dei produttori e da questo punto di vista riteniamo che proprio il 2013 sia stato un anno di svolta per il Parmigiano Reggiano”.

“Con decisione assembleare pressoché unanime – sottolinea Alai – a settembre è stato dato il via a quel “Piano di regolazione dell’offerta” che lega il nostro sistema, e individualmente ciascuno dei suoi 3.500 allevatori, ad un governo della produzione che ne sancisce un più diretto legame con il territorio ed il mercato, proprio per esercitare una tutela attiva dei redditi, altrimenti impossibile senza una ordinata crescita che ponga fine ad oscillazioni che anche nel recente passato (il 2011 sul 2010) hanno determinato crescite annue superiori al 7%”. Proprio il piano approvato nel settembre scorso prevede, per il 2014, una produzione di 3.250.000 forme (29.000 in meno rispetto al 2013).

Nuovi investimenti

Un’affermazione internazionale, unita al buon andamento dei consumi interni, che sarà sostenuta dai nuovi rilevanti investimenti programmati dal Consorzio, che per il 2014 mette in campo 13,7 milioni di euro equamente suddivisi su Italia ed estero.


“Il nostro obiettivo primario – spiegano Alai e Deserti – è quello di far percepire meglio le caratteristiche e l’unicità del nostro prodotto, grazie ad azioni informative/formative molto articolate che valorizzino al meglio il Parmigiano Reggiano sia laddove vi sono margini di crescita legati ai suoi tratti distintivi, sia laddove è necessario sottrarlo ad una dinamica di consumi globali in recessione”. Specifici progetti – con un ulteriore investimento per quasi 1 milione di euro – sono poi in campo con gli esportatori, la GDO e sul canale horeca.


Buona parte del bilancio del Consorzio (complessivamente 22,9 milioni) sarà poi assorbita dalle attività di controllo e vigilanza.

“Nel 2013 – sottolinea il direttore Riccardo Deserti – sono state singolarmente controllate 3.500.000 forme nei caseifici, cui si sono aggiunti i controlli effettuati all’interno degli esercizi commerciali, che complessivamente hanno coinvolto 1.748 punti di vendita”.

“Un sistema oneroso – conclude Deserti – ma necessario per assicurare ai consumatori e ai produttori quella tutela che non si può semplicemente rivendicare o delegare ad altri, ma richiede un ruolo attivo da parte di chi rappresenta un sistema così importante per l’agroalimentare italiano, per migliaia di imprese e decine di migliaia di operatori”.
 
 


 
LA PRODUZIONE 2012 E 2013 Caseifici Numero forme    
    2012 2013 2012 2013 var.%  
  Bologna 9 9 71.009 71.282 0,4  
  Mantova 25 25 370.057 365.262 -1,3  
  Modena 81 78 643.501 622.511 -3,3  
  Parma 165 160 1.176.480 1.190.103 1,2  
  Reggio Emilia 104 101 1.046.174 1.029.998 -1,5  
  Totale 384 373 3.307.221 3.279.156 -0,8  
Fonte: elaborazione CFPR
Condividi facebook share twitter share google+ share pinterest share
Sigla.com - Internet Partner