Passeggiando a Prato – la città fortificata dal cuore dolce

Dove la pasticceria è leggerezza, gioia e convivialità: Oltre 60 le pasticcerie, i biscottifici e i forni presenti in città e dintorni

di Silvia Armati

Ultima Modifica: 20/12/2018

Vieni a scoprire una città che mette di buon umore! Se i desideri avessero un sapore chissà forse sarebbe quello dello zucchero. Se così fosse Prato allora è proprio la città dei desideri, una città da scoprire con il palato!

Una città dal cuore dolce con un’eccellente generazione di pastry chef, pasticceri artigianali e maestri cioccolatieri che fanno di Prato la capitale della sweet valley italiana, nota a tutti per un unicum della pasticceria di tradizione ottocentesca, le Pesche di Prato. Senza dimenticare il biscotto di Prato, noto anche ai più come cantuccio.

Oltre 60 le pasticcerie, i biscottifici e i forni presenti in città e immediati dintorni

Pasticceri di Prato davanti al Duomo (Foto Claudio Martini)

Un record di dolcezze, amata dai Millennialls!

E in un momento in cui la pasticceria, sempre più gourmet ma anche attenta ai prodotti locali, alla filiera corta, alla leggerezza, non è mai stata tanto amata dai Millennials, i riflettori si accendono su Prato, Maestra Pasticcera.

Una città da scoprire “con l’olfatto” a occhi ben aperti sì, perché bella e ricca di arte ma anche da scoprire ” con il naso”!

Sarà infatti soprattutto il profumo dei dolci appena sfornati a guidare tra forni, pasticcerie e cioccolaterie di una città che ha fatto del gusto una chiave di lettura del buon vivere. Uno stile di vita. A cominciare dal primo mattino, tanto che uno degli appuntamenti clou cittadini sono le colazioni fuori di casa (è la città con il numero più alto di colazioni consumate in pasticceria).

I buoni pasticcini di Prato appena sfornati (foto di Raffaele D’Angelo)

L’appuntamento del risveglio goloso a Prato è un vero e proprio rito, un piccolo capolavoro di golosità che si consuma tra forni e pasticcerie. Dallo “scendiletto”, la sfoglia farcita di crema pasticcera servita ancora leggermente calda al berlingozzo, e poi pan brioche, biscotti della salute, pan con l’uva, crostate, zuccherini di Vernio, mantovana, Giulebbe ai fichi di Carmignano, torte da credenza e dolci di farina di castagne, sono soltanto alcuni dei tanti dolci della tradizione pratese.

E che dire del pan di ramerino pratese con uva sultanina e rosmarino, mix garbato di dolce e salato di origine medievale, da gustare per l’aperitivo insieme a quella mortadella di Prato Igo, Presidio Slow Food frutto del connubio di alchermes e spezie e in abbinamento al Vermouth Bianco di Prato artigianale.

Non solo food però perché Prato è anche Carmignano Docg, la più antica e la più piccola (con solo 200 ettari) denominazione al mondo, vino che sposa mirabilmente piatti come il peposo o il sedano alla pratese.

Perché Prato è dolci ma non solo, e vanta una cucina sontuosa da scoprire nei tanti ristoranti storici, trattorie di nuova generazione e bistrot contemporanei.

Così come Prato è città fooding ma non solo però! A due passi da Firenze, eppure con una personalità, un fascino e una bellezza assolutamente inconfondibili. Un centro antico, intimo e raccolto, facilmente percorribile a piedi che all’interno delle mura trecentesche custodisce veri e propri gioielli d’arte e architettura da scoprire lungo affascinanti percorsi d’arte sempre però alternati a piccole soste per un aperitivo, uno shopping goloso, una cena gourmet. Una città che invita a trattenersi, o al massimo concede piccole fughe, come quella a due passi a Poggio a Caiano, la Villa Medicea Patrimonio mondiale Unesco con il Museo della Natura Morta: 184 capolavori tra 1500 e 1700, anche loro da gustare meditando ancora una volta proprio su arte e cibo e nuove alchimie culturali.

Biscotti e Vin Santo (Foto Claudio Martini)

Itinerario storico artistico della città

Camminando nell’antico nucleo urbano raccolto per intero entro le splendide mura trecentesche della città che vede il suo centro ideale e geometrico nella Piazza del Comune (da non perdere la visita all’austero e affascinante Palazzo Pretorio sede dell’omonimo Museo), spiccano agli occhi le case-torri caratteristica della Prato medievale edificate tra l’XI e XIII secolo dalla nobiltà feudale per motivi di prestigio e ancora oggi presenza iconica.

Sorprende l’imponente mole del Castello dell’Imperatore unica testimonianza nell’Italia centro-settentrionale della scuola architettonica sveva che si sviluppò attorno alla personalità affascinante di Federico II.

Sulla stessa piazza la basilica a croce greca di Santa Maria delle Carceri di Giuliano da Sangallo, un capolavoro del primo Rinascimento.

Il Duomo, splendido esempio di architettura romanico-gotica pratese, le chiese di San Francesco e di San Domenico, raffinata struttura gotica in pietra alberese e mattoni, l’Oratorio della Madonna del Buonconsiglio custodiscono opere di grandi maestri, come Agnolo Gaddi, Paolo Uccello, Filippo e Filippino Lippi, Donatello, Andrea della Robbia, ed altri famosi artisti del Trecento e del Rinascimento.

Ma proprio Lippi, il cui ciclo pittorico nella Cappella maggiore del Duomo con le Storie di S. Stefano e del Battista dipinto tra il 1452 e il 1464, la dice lunga su quanto Prato rappresenti una sorpresa continua. «Scene che sono assai più che un capolavoro del Rinascimento pittorico fiorentino. Dopo il ciclo di Masaccio al Carmine, sono l’impresa più importante e più ricca di futuro per la storia del nostro Quattrocento artistico» sostiene Antonio Paolucci

A partire dalla basilica cattedrale, vero scrigno dell’arte tra Trecento e Quattrocento, è da non perdere l’«itinerario di Filippo Lippi a Prato»: un percorso a piedi, nel centro storico, tra musei e chiese, per conoscere le opere che il grande pittore e suo figlio Filippino lasciarono in città. Bellissimi esempi all’interno del Museo di Palazzo Pretorio, sorprendente per opere e allestimenti.

Una città capace di sorprendere infatti, con i grandi nomi dell’arte e dell’architettura antiche (da Donatello a Giuliano da Sangallo), ma anche con quelli dell’espressione contemporanea e con la creatività del tessile, la cui cultura tuttora viva è conservata nell’affascinante Museo del Tessuto. All’interno di un ex edificio industriale, un patrimonio tessile che spazia dal III al XX secolo: dai tessuti archeologici alle fibre sintetiche più innovative.

A Prato il segno contemporaneo, l’arte del XX secolo, ha una presenza d’impatto: non solo il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci con una splendida collezione e mostre a rotazione, ma un vero museo a cielo aperto con tante opere ben integrate nel paesaggio e nello spirito del luogo. E’ il caso per esempio della “Forma squadrata con taglio” dell’artista Henry Moore in Piazza San Marco, uno dei simboli di Prato oppure l’opera di Jacques Lipchitz in Piazza del Comune: ce ne sono solo 5 al mondo, una è qui!

C’è una vivacità tutta contemporanea a Prato, tra movida e mete cult di ricerca e innovazione, che ne fa una città in fermento, “open mind” diremmo. Una delle destinazioni europee più giovani. Indirizzi fashion, cocktail bar, locali di tendenza, gallerie, spazi culturali, stili di vita emergenti. Un’atmosfera vitalissima con le strade del centro da dove non si può non passare per guardare, essere visti, incontrarsi. Dalla storica piazza Mercatale a Via Settesoldi, Via Santa Trinita, Via Pugliesi e finire la serata bevendo un cocktail a base di Vermouth Bianco di Prato artigianale, il Nunquam. E’ Prato Swing.

Tutto sul sito: www.eatprato.it

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