Al Mipaaft: il sale italiano diventi un prodotto di qualità tipico

Lancia un appello Giampietro Comolli: “è un bene inalienabile che necessita di una norma specifica a vantaggio del consumatore”

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 28/10/2018

Il sale è un prodotto strategico per l’Italia. Innumerevoli sono le saline marine e miniere di terra di altissima qualità: un patrimonio da non disperdere. Per questo è importante un impegno e una attenzione del Mipaaft, ministero politiche agricole alimentari forestali e turistiche”, così dice a InformaCibo, Giampietro Comolli, presidente del Ceves, Centro studi di ricerca Cibo& Vini, nel lanciare la proposta che il sale made in Italy diventi un prodotto di qualità tipico.

“Dopo il vino, le bollicine, l’olio, l’aceto anche il sale è una commodities da salvaguardare, da elevare a prodotto di qualità e tipico e soprattutto da tenere ben stretto come patrimonio nazionale che unisce mare-terra-località-imprese-uomini”, afferma Comolli.

Le saline e le miniere sono un bene demaniale dello Stato, per questo è opportuno e corretto che il sistema governativo difenda il sale, come la pesca, come i prodotti Dop, Igp.

Pochissimi sono i sali italiani oggi che rientrano in un riconoscimento ufficiale, come l’Igp Antica Salina Nubia di Trapani e il presidio Slow Food del sale di Cerva a Cervia.

Troppo pochi a fronte di mare e miniere in grado di fornire almeno una dozzina di prodotti riconosciuti, disciplinati e certificati, ognuno con una sua caratteristica che potrebbero entrare di diritto tra le eccellenze a denominazione, un patrimonio di alta qualità da non disperdere.

Comolli sottolinea in particolare “che senza il sale di miniera (Salsomaggiore o Volterra, per fare solo due esempi) probabilmente oggi non potremmo gustare e assaggiare prodotti come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, la Coppa Piacentina, il Salame Gentile, il Culatello, il Prosciutto di Parma o San Daniele, tanto per citare i più noti. Come CEVES – Centro Studi Ricerca Vino&Cibo  stiamo facendo una campagna di analisi e valutazioni sui prodotti alta qualità italiana, di difesa di una produzione che deve emergere, diventare la più importante al mondo soprattutto per la ristorazione italiana. La cucina italiana nel mondo, i cuochi che fanno cucina italiana, potrebbero così avere brand-marchi di origine esclusiva italiana, prodotti su suolo italiano da imprese italiane. il sale è un prodotto della natura che ha caratteristiche salutistiche da elevare anche come valore aggiunto e non deve essere un prodotto mass-market e solo industriale antighiaccio”.

Ecco infine l’accorato appello di Giampietro Comolli: “difendiamo l’origine italiana”

“Non è possibile che 1 kg di sale del Sud di Londra, tra i più richiesti nei grandi ristoranti senza certificazione e tracciabilità, costi al consumatore 26-27 euro contro i 7 euro dell’Igp di Cervia“, sottolinea il presidente del Centro studi Giampietro Comolli e aggiunge “qualifichiamo siti-distretti difendendo l’origine italiana, integriamo la produzione con il consumo, sviluppiamo una economia locale attrattiva e ospitale che può ruotare attorno a saline, terme, valore dell’acqua, ma anche attenzione ai porti di attracco, alla pesca e al mare,  fonte connessa con le imprese marine”.   

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