Allegrini, ripresa lenta per i vini di pregio. Previsioni per i prossimi mesi

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 17/09/2020

Dalla Valpolicella a Bolgheri, da Montalcino alle colline moreniche del Lugana. Il piccolo impero della famiglia Allegrini parla sempre di vino di qualità, anche dopo l’ultimo acquisizione di 50 ettari a Pozzolengo.

Quest’anno però i vini di pregio sono quelli maggiormente tartassati dalla pandemia, penalizzati dalla chiusura della ristorazione e, dopo, da una ripresa lenta.

“Questo fenomeno lo rileviamo da ricavi e volumi – spiega Marilisa Allegrini, amministratore del gruppo -.  C’è stato un calo di fatturato ma il numero di bottiglie è rimasto invariato. Vuol dire che i consumatori hanno acquistato meno Amarone ma più Palazzo della Torre, un vino dal costo più accessibile. L’opposto è avvenuto per il Brunello di Montalcino di San Polo, grazie a un lavoro iniziato nel 2015 che identifica le varie parcelle della tenuta e dà loro una precisa personalità. Quindi puntare sui Cru ha spostato in alto il prezzo medio. Infatti da questo processo sono nati il San Polo Vignavecchia, con cui abbiamo ottenuto 100 punti, e Podernovi”.

San Polo Vignavecchia 2013 è offerto sulle piattaforme digitali italiane a 250 euro la bottiglia mentre San Polo Podernovi si ferma a 134 euro.

vigneti allegrini

Cos’è successo nelle tenute Allegrini?

A Montalcino il numero totale delle bottiglie è rimasto invariato ma si è spostato verso l’alto il prezzo medio grazie ai Cru. Mentre per la tenuta di Bolgheri di Poggio al Tesoro abbiamo un leggerissimo calo sia a valore che a volume. Infine, Corte Giara ha registrato un calo sensibile, dovuto al blocco delle crociere.

Qual è il trend di Italia ed estero?

Sui mercati internazionali abbiamo un fatturato pressoché costante. Soffriamo invece in Italia, per un motivo preciso: realizziamo il 50-60% dei ricavi nella ristorazione.

L’estate volge al termine, cosa vede?

Vedo mercati che reagiscono meglio di altri. E questo succede dove abbiamo un nostro manager in loco. Per esempio negli Stati Uniti e in Asia. Poi ce ne sono degli altri che vanno bene perché tira il retail e altri ancora, per esempio quelli scandinavi, dove vige il monopolio. Infine ci sono mercati dove prevale la ristorazione e qui si soffre moltissimo. Purtroppo rimane bloccato il travel & retail, soprattutto il crocieristico. Un business che di fatto si è azzerato.

Che fare per favorire la ripresa nell’ultimo trimestre dell’anno?

Sono preoccupata per mercati importanti come gli Usa, anche per il 2021. A meno che gli importatori non trovino il sistema per piazzare le scorte che hanno costituito in questi mesi. Il dato sorprendente è che negli Usa registriamo consegne in crescita: +22% a valore e +42% in bottiglie. Dati completamente sproporzionati rispetto alle prospettive del mercato. E’ vero che abbiamo un nuovo importatore per San Polo (da Winebow a Trinchero ndr), ma il dato vero è quello che arriva dal consumatore finale e non quello relativo alle giacenze di magazzino dell’importatore. Dovremo quindi verificare l’andamento delle vendite finale sul finire del 2020.

Ma le vendite chi le deve accelerare?

Dipenderà molto dalla capacità dei nostri importatori di cavalcare l’onda dell’online: prima con Wine.com gli importatori lavoravano bene, ma ora negli Usa sta crescendo Vivino.com. Con quest’ultimo siamo in partnership in Europa e le cose vanno decisamente bene.

Il peso dell’e.commerce diventa quindi rilevante per il suo gruppo.

E ancor di più in prospettiva: le partnership si svilupperanno moltissimo. Certo, un conto è vendere sulla piattaforma di un terzo e un altro conto è operare sulla propria. Ma è assolutamente prematuro pensare a un online aziendale. Meglio affiancarsi a un operatore che vanta 44 milioni di utenti.

Il gruppo Allegrini ha comunicato che nel 2019 i ricavi sono stati 37,4 milioni (+2%) con un Margine operativo lordo di 5,9 milioni: cosa comprendono?

Sono compresi tutti i brand della scuderia, anche se il peso di Allegrini rappresenta oltre il 50%. Quest’ultima traina la crescita mentre con le altre tenute e, in particolare San Polo, sarebbe impossibile. Infatti è molto difficile acquistare nuovi terreni a Montalcino. E quindi si cresce solo con il valore dei Cru o con l’Igt San Polo Rubio.

Come si chiuderà il 2020?

Volendo fare un pronostico, sarei felice di concludere l’anno con un calo dei ricavi compreso tra il 12 e il 15%. Ma credo che ci sia da soffrire un po’ di più. C’è di buono che avremo meno costi, anche importanti. Quindi alla fine ci saranno cali di fatturato ma i bilanci non saranno così negativi.

Lei ha due figli prediletti: Poggio al Tesoro e San Polo…

Poggio al Tesoro l’abbiamo creata dal niente. Tanto che un nostro agronomo ci diceva che non c’era nemmeno un cacciavite. Oggi guardare cos’è diventata è motivo di grande orgoglio. San Polo l’ho acquistata nel 2008, a metà con un partner; nel 2015 ho rilevata la quota del socio. Ed è stato da allora che ho potuto fare ciò che volevo. La mia opzione è sempre stata quella qualitativa, infatti abbiamo lavorato moltissimo nei vigneti e nelle cantine. Ora di vigneti ne stiamo reimpiantando 4 ettari: voglio che siano al 100% Sangiovese. I proprietari precedenti avevano piantato altre varietà.

Sangiovese senza eccezioni quindi.

No, c’è un’eccezione: ho deciso che pianterò 2 filari per fare mille bottiglie di Moscadello. I miei collaboratori ci tengono moltissimo. Ma per il resto deve essere Sangiovese: bisogna dare grande personalità all’azienda. San Polo è il volto della tradizione con la varietà più importante della Toscana mentre Poggio al Tesoro è più eclettica e internazionale. Anche più creativa da un certo punto di vista: ha cioè più possibilità di usare varietà diverse secondo la filosofia aziendale. Mi piacciono molto le peculiarità di queste due aziende.

Tuttavia non la preoccupa il debito di 16 milioni, di cui 11 verso banche, gravante su Poggio al Tesoro? Come si è costituito il debito?

Per realizzare Poggio al Tesoro abbiamo acquistato 105 ettari (di cui una parte vitati), i diritti di reimpianto e una cantina adeguata. Prima abbiamo riconvertito il capannone industriale, poi ne abbiamo acquistato un altro pezzo per separare la vinificazione di bianchi e rossi. La fase di start up di una azienda vitivinicola è lunghissima, soprattutto per chi parte da zero.

 

Dei 105 ettari di superficie di Bolgheri quanti sono vitati?

Solo una parte, a memoria una cinquantina tra Bolgheri bianco e Bolgheri rosso. Poi abbiamo un’altra parte a Bibbona: 7 ettari di superficie e 5 vitati. Infine abbiamo dell’Igt. Proprio questa mattina mi hanno comunicato che la riserva nazionale ci ha assegnato diritti di reimpianto per 3 ettari. Prima della riforma questi 3 ettari li avremmo pagati 60 mila euro.

E la fase di start up a Bolgheri è finita?

Siamo arrivati nel 2001 e in questi anni siamo diventati la sesta azienda per estensione della superficie di Bolgheri. Oggi i mercati trainanti importanti li abbiamo, e anche l’Italia va bene. In 4-5 anni arriveremo a fatturare 12 milioni di euro. In parte per l’aumento del prezzo del prodotto (anche i nostri vini si devono allineare ai big della zona) e in parte per crescita interna.

Quindi per Bolgheri non ha commesso errori?

Solo uno iniziale di cui faccio ammenda. Ho mantenuto prezzi accessibili perché eravamo gli ultimi arrivati.  Invece, considerato i costi, avrei dovuto osare di più. Soprattutto per i vini più di pregio, come il Bolgheri rosso superiore Sondraia o il Dedicato a Walter. Quest’ultimo il 3 ottobre sarà premiato da Daniele Cernilli Doctorwine come il miglior Cabernet Franc italiano.

Quindi, fatte salve queste considerazioni, si pone il tema se cedere una di queste 3 aziende per tenere a bada le banche?

Non si pone perché fino a oggi abbiamo investito, domani si raccoglieranno i frutti. In particolare, Poggio al Tesoro si trova in un territorio splendido, con pochi produttori e privo di cantine sociali. E’ una zona limitata, non ampia come la Valpolicella o Montalcino, dove sono 270 produttori. A Bolgheri siamo tra 50 e 60.  Quindi è ovvio che Poggio al Tesoro risulti attraente per gli investitori. Per me è come un figlio e, come tale, non è assolutamente in vendita. Non so cosa faranno le generazioni successive ma questo sarà un problema loro.

Ci sono state offerte precise per Poggio al Tesoro?

Si, diverse, ma non rispondo nemmeno.  Non do assolutamente seguito.

Qualche anno fa aveva rilevato un campo verde nel Lugana…

Abbiamo preso in affitto 10 ettari con Villa della Torre. E infatti il Lugana di Villa della Torre uscirà tra poco. Al gruppo Allegrini mancava un bianco, quindi dietro la spinta di mio fratello e dei nostri figli, che sono intrigati in questa vicenda, abbiamo acquistato 50 ettari, oggi piantati quasi interamente. Alla fine abbiamo 38 ettari piantati, nel comune di Pozzolengo, in una zona bellissima sulle prime colline moreniche. Vediamo il lago ma la nostra è viticoltura di collina che significa migliore qualità. Lo sosteniamo da sempre.

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