Assemblea Fipe, il premier Conte: “Ci rendiamo conto che quanto sin qui fatto non è sufficiente”

Il presidente Stoppani: “Bene l’attenzione per il settore, ma servono più aiuti” . Il 4° trimestre dell’anno si chiuderà con una perdita di fatturato di 10 miliardi di euro, pari al 40%

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 18/11/2020

L’impatto della pandemia richiedeun impegno finanziario prolungato nel tempo e anche più corposo di quanto sin qui fatto”.

Così il premier Giuseppe Conte nel suo intervento all’assemblea annuale della Fipe – Confcommercio, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, alla presenza anche di due ministri di primo piano, Teresa Bellanova, titolare della delega all’Agricoltura, e Dario Franceschini, ministro del Turismo.

C’è piena consapevolezza delle difficoltà che gli operatori di questo comparto stanno attraversando a causa dell’emergenza Covid, e ci rendiamo conto del grande sforzo che state facendo in questo periodo. Il governo è già al lavoro per ulteriori provvedimenti di sostegno e ulteriori risorse“, ha affermato il presidente del Consiglio. “Ci rendiamo conto che quanto sin qui fatto non è sufficiente”.

L’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Le parole del premier Conte

L’affitto per i commercianti è un costo importante, gravoso per chi opera nelle aree più esposte alla crisi. Sono consapevole di quanto sia sentito questo tema, incontro spesso tanti singoli esponenti di questa categoria. Dobbiamo ragionare su schemi di incentivazione fiscale senza penalizzare i proprietari di immobili” ha detto il premier. “Il sistema per parametri ci consente interventi mirati e di introdurre misure restrittive che siano limitate nel tempo e ben dosate sull’effettivo livello di rischio dei territori. Adottiamo queste misure per cercare di contenere al massimo il contagio“.

Il presidente nazionale della Fipe  Lino Enrico Stoppani ha ribadito nella sua relazione le richieste della Federazione all’esecutivo

Lino Stoppani, presidente della Fipe

“Nonostante le risorse messe fino ad ora dal governo – Stoppani – lo sforzo non è sufficiente per prevenire le chiusure e gli scenari più catastrofici per il 2020, che parlano di 50mila imprese a rischio e 300mila posti lavoro in bilico. A seguito delle nuove restrizioni, occorre infatti rifinanziare i contributi a fondo perduto per compensare le perdite dei locali, occorre consolidare i crediti di imposta sulle locazioni commerciali e prevedere moratorie fiscali, contributive e creditizie”Dopodiché, però, se si vuole dare un futuro al variegato mondo della ristorazione occorre fare un passo in più.

“La pandemia – spiega Stoppani – ha messo in luce alcune debolezze del settore: la fragilità di tante imprese è il frutto dell’espansione quantitativa e non qualitativa cui abbiamo assistito negli ultimi anni, a partire da un processo di liberalizzazioni a tratti semplicistico. Da anni Fipe denuncia il rischio bolla dovuto a un eccesso di offerta: 4,6 imprese ogni mille abitanti. Troppe”.

Secondo il presidente Fipe occorre ripartire da un rafforzamento dei requisiti professionali per l’accesso al settore che deve essere accompagnato da una politica volta a sostenere la domanda del consumatore da un lato e l’imprenditoria di qualità dall’altro.

“Il ricorso massiccio allo smart-working – sottolinea il presidente Stoppani – non si esaurirà con l’attenuarsi della pandemia. Per far fronte alle conseguenze negative che produce e continuerà a produrre sui pubblici esercizi è necessario lavorare non solo sul cash back, per stimolare i pagamenti elettronici, ma anche sull’azzeramento dell’Iva, almeno per tutta la durata della crisi. Allo stesso tempo è essenziale dare vita a un’importante iniziativa di rinnovamento e aggiornamento del sistema dell’accoglienza turistica italiana, rafforzando l’integrazione fra le componenti ricettive e la parte dedicata alla ristorazione e ai servizi”.

Un modo per riconoscere ai Pubblici esercizi non solo l’importante ruolo di servizio, legato all’accoglienza e alla socialità, ma anche quello di componente essenziale delle filiere dell’agroalimentare e del turismo.

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