Istat dati sul turismo: nel 2018 nuovo record con 430 mln di presenze

Roma è la principale destinazione con circa 29 milioni di presenze, seguita da Venezia e Milano (entrambe con 12,1 milioni)

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 01/12/2019

Mentre in redazione arriva un invito per un brindisi natalizio da parte della Bit, la Borsa internazionale del Turismo che da oltre trent’anni favorisce l’incontro tra decision maker ed esperti del settore, annunciando, nel contempo, la data della manifestazione che si terrà dal 9 all’ 11 febbraio a Fieramilanochy, l ’Istat pubblica il report 2018 sul turismo nel nostro Paese.

Nuovo record storico di presenze di clienti negli esercizi ricettivi italiani: 428,8 milioni, + 2,0% sul 2017. Roma è la principale destinazione con circa 29 milioni di presenze, seguita da Venezia e Milano (entrambe con 12,1 milioni).

Gli Stati Uniti, con una crescita del 14,9% rispetto al 2017, salgono al secondo posto, dopo la Germania, nella classifica per nazionalità dei clienti stranieri. Le vacanze rappresentano circa l’85% dei viaggi dei residenti (+13,9% sul 2017). Per il restante 15% si tratta di viaggi di lavoro (+48,8%).

L’Italia terzo Paese in Europa per numero di presenze negli esercizi ricettivi

Nel 2018, gli esercizi ricettivi italiani, con circa 428,8 milioni di presenze e 128,1 milioni di arrivi, hanno raggiunto un nuovo massimo storico, superando il picco già raggiunto nel 2017.
Con una quota del 13,6% sul totale della Ue28, l’Italia è il terzo Paese in Europa per numero di presenze negli esercizi ricettivi, dopo Spagna e Francia.

Rispetto all’anno precedente, i flussi turistici aumentano del 4,0% in termini di arrivi (quasi 5 milioni in più) e del 2,0% in termini di presenze (8,2 milioni di notti in più). Le presenze risultano in crescita per gli esercizi alberghieri (+1,6%), ma soprattutto per quelli extra-alberghieri (+2,7%); questi ultimi hanno registrato un incremento degli arrivi del 6,5%, il doppio di quello, già significativo, degli esercizi alberghieri (+3,2%). Si consolida così un trend che ha visto crescere il peso degli esercizi extra-alberghieri in termini sia di arrivi (dal 19,2% del 2008 al 24,5% del 2018) sia di presenze (dal 32,6% al 34,8%).

Continua la dinamica positiva della domanda interna di turismo, con un aumento sia degli arrivi (+3,6%) sia delle presenze (+1,1%) di clienti residenti in Italia. L’incremento della clientela residente ha interessato soprattutto le presenze nelle strutture extra-alberghiere (+1,7% rispetto al 2017).

Questa tendenza è confermata dai dati dell’indagine “Viaggi e vacanze”: si stima che nel 2018 siano aumentati del 18,1% i viaggi effettuati dai residenti pernottando negli esercizi ricettivi italiani.

Un andamento particolarmente positivo riguarda la componente non residente: rispetto al 2017, gli arrivi crescono del 4,4% e le presenze del 2,8%; queste ultime aumentano soprattutto nel settore extra-alberghiero (+3,6%, a fronte del +2,3% degli alberghi). La dinamica positiva dei clienti fa sì che le presenze degli stranieri superino, come già nel 2017, quelle dei clienti italiani (216,5 milioni le presenze dei non residenti e 212,3 milioni quelle dei residenti).

La permanenza media, ossia il numero medio di notti trascorse negli esercizi ricettivi, è pari a 3,35 notti per cliente e risulta in lieve calo per tutte le componenti del turismo, con riferimento alla tipologia della clientela e dell’offerta. La maggiore flessione riguarda il settore extra-alberghiero (-0,18 notti contro -0,05 notti degli alberghi).

In aumento i viaggi per motivi di lavoro

Nel 2018 si stima che le vacanze rappresentino circa l’85% dei viaggi effettuati dai residenti pernottando negli esercizi ricettivi italiani (91,0% delle notti), in aumento del 13,9% rispetto all’anno precedente (+8,3% in termini di notti), consolidando il trend positivo registrato a partire dal 2016.

Oltre il 90% delle vacanze trascorse negli esercizi ricettivi in Italia avviene per ragioni di riposo, piacere o svago (+15,3% rispetto al 2017). Le altre motivazioni sono residuali e includono le visite a parenti o amici (4,3%), i trattamenti di salute/cure termali (2,5%) e i motivi religiosi (1,8%).

I viaggi di lavoro sono il 15,2% di quelli trascorsi negli esercizi ricettivi, pari al 9,0% delle notti: nel 2018, per la prima volta, crescono marcatamente (+48,8%), dopo aver registrato un calo ininterrotto nei tre anni precedenti.

Le riunioni d’affari sono tra le prime motivazioni dei viaggi di lavoro e ne rappresentano una quota del 20%, tornando così al livello raggiunto nel 2014. I viaggi di lavoro per prendere parte a congressi, convegni o altri eventi confermano la loro rilevanza collocandosi al secondo posto (18,7%), seguiti dalle missioni di lavoro (11,8%). I viaggi per svolgere docenze, partecipare a mostre, fiere o esposizioni, svolgere attività di rappresentanza, vendita, installazione o simili si attestano a quote pari a circa l’8% dei viaggi di lavoro. Il 13,6% è invece legato ad altre motivazioni, dalla mobilità per ragioni professionali (autotrasportatori, autisti, ecc.) agli spostamenti per la ricerca di lavoro (concorsi, colloqui, esami per abilitazioni professionali, ecc.).

Prenotato via internet quasi il 70% dei viaggi negli esercizi ricettivi

Venezia – Piazza San Marco

Nel 2018, il pernottamento è stato prenotato direttamente per circa il 70% dei viaggi; l’incidenza è maggiore nel caso di quelli per vacanza (72,7%). Le prenotazioni dirette aumentano per le vacanze (+14,3% rispetto al 2017) e soprattutto per i viaggi di lavoro (+42,3%). Le partenze effettuate senza prenotare l’alloggio (circa il 14,0%) aumentano invece del 22,2% rispetto al 2017 e riguardano nel 2018 circa il 13,0% delle vacanze e più di un viaggio di lavoro su cinque. Si prenota tramite agenzie, includendo anche quelle online, il 12,8% dei viaggi (+15,1% rispetto al 2017).

I viaggi con alloggio prenotato su Internet sono in costante crescita (+24,1% rispetto al 2017), in particolare quelli effettuati per motivi di lavoro (+30,3%). Nell’arco degli ultimi cinque anni, l’utilizzo del web per prenotare l’alloggio (direttamente o tramite agenzie online) è cresciuto molto, passando dal 54,6% nel 2014 al 68,9% nel 2018.

In Italia, l’auto si conferma il mezzo di trasporto più utilizzato per viaggiare, anche quando si pernotta negli esercizi ricettivi: si stima che venga usata nel 67,9% dei casi (73,3% se si tratta di vacanze, 37,4% per i viaggi di lavoro), con una crescita del 14,2% rispetto al 2017.
Il treno e l’aereo sono più utilizzati per gli spostamenti di lavoro (rispettivamente 27,7% e 19,0%) che per le vacanze (8,9% e 5,5%). L’utilizzo di entrambi i mezzi di trasporto aumenta di circa il 23% nel 2018.

Diminuiscono le spese per viaggi in alloggi a pagamento

Nel 2018 i residenti che pernottano negli esercizi ricettivi in Italia spendono in media 365 euro per viaggio e 83 euro per notte, in diminuzione rispetto al 2017 (rispettivamente -9,7% e -4,6%) attestandosi ai livelli del 2016. Un viaggio entro i confini nazionali costa meno della metà di uno all’estero (821 euro in media), con una differenza media di 39 euro al giorno (all’estero la stima della spesa media giornaliera è pari a 122 euro).

Il tipo di alloggio influisce in misura rilevante sulla spesa complessiva delle vacanze, sia in Italia, sia all’estero. Nel 2018, si stima che la spesa media per una vacanza trascorsa pernottando negli esercizi alberghieri (pari a 508 euro) sia superiore di circa il 30% a quella sostenuta per gli esercizi extra-alberghieri (392 euro).

La differenza è ancora più marcata sulla spesa media giornaliera, che per le vacanze in albergo è superiore del 46,5% (104 euro contro 71), anche per effetto di permanenze medie più brevi rispetto a quelle registrate negli esercizi extra-alberghieri, da cui consegue una maggior incidenza delle spese di trasporto sulla media giornaliera. Tuttavia, rispetto al 2017, la spesa media per vacanza negli esercizi alberghieri registra un calo maggiore (-6,6% contro -4,9%).

In Italia, la spesa media per le vacanze è più alta nel trimestre estivo (492 euro in media, -5,6% rispetto al 2017) e raggiunge il minimo (296 euro) nel quarto trimestre. Sulla spesa incide anche la durata della vacanza, infatti in estate la spesa media giornaliera è più bassa (74 euro) poiché i soggiorni sono mediamente più lunghi.

Al Centro il maggiore incremento di presenze turistiche

Considerando la variazione annua dei flussi per regione di destinazione, nel 2018 gli aumenti più consistenti in termini di presenze hanno interessato il Lazio (+8,5% rispetto al 2017), l’Umbria (+8,3%), la Campania (+6,1%) e la Sardegna (+5,0%). Le uniche regioni ad avere subito flessioni in termini di presenze sono Marche, Liguria e Lombardia.

Sia la componente residente sia quella non residente registrano variazioni positive in termini di presenze in quasi tutte le regioni. Per la clientela domestica i maggiori incrementi si rilevano nel Lazio (+8,1%) e in Umbria (+7,0%), per la componente estera in Basilicata (+13,5%), Umbria (+10,6%), Campania (+9,2%), Puglia (+8,9%), Lazio (+8,8%) e Sardegna (+8,5%).

Complessivamente, le regioni con il maggior numero di presenze si confermano il Veneto (16,1% delle presenze complessive negli esercizi ricettivi italiani), il Trentino-Alto Adige (12,0%, con la Provincia autonoma di Bolzano al 7,8% e la Provincia autonoma di Trento al 4,2%), la Toscana (11,1%), l’Emilia-Romagna (9,5%) e la Lombardia (9,1%). In queste cinque regioni si concentra il 57,8% delle presenze turistiche in Italia, pari a oltre la metà (52,0%) di quelle relative ai clienti residenti e a quasi due terzi (63,5%) di quelle dei non residenti.

Alcuni territori italiani sono meta di una clientela prevalentemente straniera: tra questi la Provincia autonoma di Bolzano (69,0%), il Veneto (67,7%), il Lazio (62,3%) e la Lombardia (60,0%). Alcune regioni del Centro e del Sud, invece, hanno un bacino di attrazione quasi esclusivamente nazionale: Molise (92,0% di presenze di clienti residenti sul totale regionale), Basilicata (88,6%), Abruzzo (86,3%), Marche (82,2%), Calabria (77,8%) e Puglia (76,6%).

Roma mantiene il primato di turisti stranieri

Negli esercizi ricettivi dei primi 20 comuni italiani per numero di presenze si concentrano circa 129 milioni di presenze, pari al 30,0% del totale. Queste destinazioni, nel loro complesso, assorbono più di un quinto delle presenze della componente domestica (22,9%) e oltre un terzo (36,9%) di quelle dei non residenti e sono principalmente localizzate nell’Italia settentrionale.

Roma si conferma la principale destinazione con circa 29 milioni di presenze (6,8% del totale nazionale; 4,1% della clientela nazionale e 9,4% di quella estera). Venezia guadagna un posto in graduatoria e affianca al secondo posto Milano (entrambe con 12,1 milioni di presenze circa, pari al 2,8% di quote sul totale nazionale). Rispetto al 2017, Roma rileva un incremento delle presenze del 7,6%, Venezia del 3,7%, Milano dell’1,7%. 

Milano, Piazza Duomo

Accanto alle grandi mete turistiche vi sono anche comuni che, seppur di dimensioni demografiche contenute, registrano in proporzione un numero di presenze rilevanti in quanto gravitano attorno a poli di forte attrattività: è il caso di Cavallino-Treporti, di Jesolo, di San Michele al Tagliamento e di Caorle, tutti localizzati in prossimità di Venezia. Il primo comune del Sud Italia presente in graduatoria è Napoli, all’undicesimo posto con circa 3,7 milioni di presenze, pari allo 0,9% di presenze sul totale nazionale, e in crescita del 13,6% rispetto allo scorso anno.

Il nostro Paese si caratterizza per la presenza di comuni di piccole e medie dimensioni ed è importante considerare anche la pressione dei flussi turistici sul territorio. Le prime 5 destinazioni turistiche italiane non rientrano tra i primi 50 comuni italiani per quota di presenze ogni 1.000 abitanti e sono appena 13 i comuni che risultano tra i primi 50 sia per presenze in valore assoluto sia per incidenza sulla popolazione residente. In particolare, i comuni con la più elevata incidenza di presenze per abitante si concentrano nelle regioni del Nord-est, in Lombardia e in Valle d’Aosta.

La maggior parte dei comuni italiani è meta di turismo domestico, soprattutto al Sud e nelle Isole. Tra le principali 20 destinazioni una prevalenza di clientela italiana caratterizza le destinazioni dell’Emilia-Romagna, con una quota di presenze di tale componente superiore al 70% (con la sola eccezione di Bologna al 48,2%). Tra i comuni con oltre 1 milione di presenze, alcuni della costiera adriatica (Cervia, Riccione, Cattolica, Cesenatico, Bellaria-Igea Marina), oltre a Grosseto e Orbetello, presentano quote di clientela domestica superiori all’80%.

Al contrario, alcuni comuni sono prevalentemente meta di clientela straniera: le quote di presenze di non residenti sono di gran lunga superiori alla media nazionale (pari al 50,5%). Circa la totalità dei clienti delle strutture ricettive ha nazionalità estera, in aree che comprendono, ad esempio, alcuni comuni nella provincia di Bolzano (Tirolo e Scena rispettivamente, 96,2% e 94,2%) e nella provincia di Brescia (Limone sul Garda, 94,5%). Nel Mezzogiorno, la presenza straniera è molto consistente a Sorrento (89,1%), Taormina (83,5%), Alghero e Arzachena (71,4% e 65,6%). Tra le grandi città, a Roma e Milano i clienti stranieri sono il 69,9% e il 64,9%, a Firenze e Venezia superano di molto il 70% (rispettivamente 73,6% e 86%).

I turisti tedeschi sono i più numerosi

Alle prime 20 nazionalità di provenienza dei clienti esteri corrispondono nel complesso circa 182 milioni di presenze, pari all’84,0% delle presenze straniere negli esercizi ricettivi.

La Germania è storicamente il principale Paese di provenienza dei turisti stranieri ospiti in Italia; nel 2018 i cittadini tedeschi hanno fatto registrare quasi 59 milioni di notti trascorse nel complesso degli esercizi ricettivi, con una quota sul totale delle presenze di turisti non residenti pari al 27,1%. Seguono, con percentuali decisamente inferiori, i turisti provenienti da Stati Uniti, Francia, Regno Unito (tutte intorno ai 6,5 punti percentuali) e quelli provenienti da Paesi Bassi, Svizzera, Liechtenstein e Austria (circa 5%).

Rispetto al 2017 si rilevano incrementi di presenze di turisti provenienti da Stati Uniti (+1,9 milioni), Regno Unito (+800 mila), Francia e Spagna (oltre 500 mila presenze in più rispetto al 2017), mentre risultano in flessione quelli provenienti da Germania (circa 700 mila presenze in meno), Danimarca (-260 mila presenze), Svizzera e Liechtenstein (-130 mila).

La crescita maggiore si registra per i clienti provenienti da Islanda (+25,2%) e Cipro (+20,0%), Paesi tuttavia con quote di presenze sul totale non residenti inferiori allo 0,1%.

Nel quadro di un generale aumento del fenomeno turistico sono alcuni Paesi extra-europei, tra quelli che nel 2018 hanno una quota di presenze superiore all’1%, a registrare performance particolarmente positive: è il caso del Giappone (+15,1%), degli Stati Uniti (+14,9%) e del Canada (+12,8%). Le flessioni, invece, riguardano unicamente clientele provenienti da Paesi europei, in particolare da Danimarca (-7,4%), Germania (-1,2%), Svizzera e Liechtenstein (-1,2%), Svezia (-0,4%) e Belgio (-0,3%).

I turisti italiani spendono più della media europea per l’alloggio

Nel 2017 si stima che i cittadini dei Paesi dell’Unione europea di almeno 15 anni in viaggio di vacanza o di lavoro (all’interno dei confini o all’estero) spendano, in media, negli esercizi ricettivi 107 euro a notte.

La spesa minore è sostenuta dai turisti residenti in Bulgaria (48 euro a notte) mentre sono i danesi a spendere mediamente più degli altri (194 euro per notte). I turisti italiani si collocano leggermente sopra la media europea (110 euro), superando belgi e spagnoli (entrambi 108 euro), ma sotto francesi e tedeschi (rispettivamente 112 e 118 euro per notte).

Nel 2017, la spesa media sostenuta per l’alloggio è superiore alla media europea (47 euro) per i turisti residenti in nove Paesi, tra i quali vi sono gli italiani (56 euro a notte) e i tedeschi (52 euro) i quali, insieme ai residenti in Lussemburgo (60 euro), Austria e Danimarca (entrambi 76 euro) sostengono le spese più elevate per pernottare negli esercizi ricettivi.

I turisti francesi e spagnoli, che si collocano sopra la media europea in termini di spesa giornaliera complessiva, per il solo alloggio spendono invece meno (rispettivamente, 41 e 42 euro).

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