L’ UE rimane leader mondiale nel commercio agroalimentare

Vini e vermouth continuano a dominare il paniere dei prodotti esportati, seguiti dalle preparazioni alimentari

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 09/09/2019

Nonostante l’economia mondiale rallenti, l’Ue si conferma primo esportatore di prodotti agroalimentari al mondo.

E’ stato Mauro Rosati, direttore generale della Fondazione Qualivita, intervenendo al convengno sul tema, “DOP Economy”, promosso dal Comune di Langhirano e dal Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma al Festival del Prosciutto di Parma (foto qui sotto), a commentare positivamente questo dato reso noto ieri dalla Commissione europea, nel  rapporto annuale sul commercio agroalimentare.

Il convengo “DOP Economy” svoltosi a Langhirano durante il Festival del Prosciutto di Parma

Ma cosa afferma il rapporto dell’Unione Europea?

Secondo quanto riportato nell’ report, l’UE conferma ancora per un altro anno la sua posizione di maggiore esportatore globale di prodotti agroalimentari. Le esportazioni UE hanno infatti raggiunto i 138 miliardi di euro nel 2018.

I prodotti agricoli rappresentano il 7% del valore totale delle merci esportate dall’UE nel 2018, al quarto posto dopo macchinari, altri manufatti e prodotti chimici. L’agricoltura e le industrie e i servizi legati al settore alimentare forniscono insieme quasi 44 milioni di posti di lavoro nell’UE. La filiera della produzione e trasformazione alimentare rappresenta il 7,5% dell’occupazione e il 3,7% del valore aggiunto totale nell’UE.

Il commento di Phil Hogan, Commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale

“Una politica agricola comune sempre più orientata al mercato ha contribuito in modo decisivo al successo dell’UE nel commercio di prodotti agroalimentari. La reputazione dell’UE di avere prodotti sicuri, sostenibili, nutrienti e di qualità è una formula vincente nel mercato globale. La Commissione è qui per aiutare i produttori a sfruttare appieno le opportunità in tutto il mondo, garantendo sempre che i nostri settori più sensibili siano dotati di garanzie sufficienti”.

Le prime cinque destinazioni per i prodotti agroalimentari dell’UE continuano ad essere gli Stati Uniti, la Cina, la Svizzera, il Giappone e la Russia, in cui è diretto il 40% delle esportazioni dell’UE. Oltre a negoziare accordi commerciali che offrono ulteriori opportunità agli agricoltori dell’UE, la Commissione europea aiuta gli esportatori UE ad entrare in nuovi mercati e beneficiare di opportunità commerciali attraverso attività di promozione, tra cui missioni di alto livello guidate dal Commissario Hogan. Nel 2018 e 2019, il Commissario Hogan, accompagnato dai produttori dell’UE, ha viaggiato in Cina, Giappone e Emirati Arabi Uniti.

Vini e vermouth continuano a dominare il paniere dei prodotti esportati con liquori e bevande spiritose al secondo posto, seguiti dagli alimenti per l’infanzia e varie preparazioni alimentari, cioccolato, pasta e pasticceria.

Per quanto riguarda le importazioni, il rapporto conclude che l’UE è diventata il secondo maggiore importatore di prodotti agroalimentari con un valore di 116 miliardi di euro delle importazioni. Ciò porta la bilancia commerciale dell’UE per questo settore a un valore netto positivo di 22 miliardi di euro.

L’UE importa principalmente tre tipi di prodotti: prodotti che non sono, o solo in piccola parte, prodotti nell’UE, come frutta tropicale, caffè e frutta fresca o secca (che rappresentano il 23,4% delle importazioni nel 2018); prodotti destinati all’alimentazione animale (compresi panelli e soia – che rappresentano insieme il 10,8% delle importazioni); e prodotti usati come ingredienti per ulteriori lavorazioni (come l’olio di palma).

Le importazioni dagli Stati Uniti hanno registrato la più rapida crescita nel 2018, con un aumento del 10%, circostanza che rende questo paese il principale fornitore dell’UE di prodotti agroalimentari.

Il report comprende anche una panoramica delle prestazioni commerciali dei principali partner dell’UE (Stati Uniti, Cina, Brasile, Giappone, Russia) e dei loro flussi commerciali con l’UE, nonché un capitolo sugli scambi e la cooperazione con i paesi meno sviluppati (LDCs).

Fonte: Commissione europea

 

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