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La gastro-diplomazia per affermare l’alimentare italiano nel Mondo

di Informacibo

Ultima Modifica: 11/12/2016

Mentre si osservano con attenzione gli zero virgola per capire se la crescita dell'Italia stia diventando più solida, c'è un dato che talvolta è meno sotto i riflettori ma è altrettanto importante per l'economia italiana.
Ci riferiamo alla cucina italiana nel Mondo per promuovere i nostri prodotti all'estero.
Cibo, cucina, cultura enogastronomica sono sempre più percepiti come strumenti di politica estera e di diplomazia economica da tanti Paesi.

La Francia da sempre ha sviluppato una cultura sistemica della gastronomia con particolare attenzione al mondo della ristorazione.

Ora sembra che, anche se con grave ritardo, anche l'Italia si stia svegliando.
Eppure questo tema doveva essere all'ordine del giorno da tanto tempo per un Paese come il nostro che ha un così grande patrimonio enogastronomico, riconosciuto da tutti.

Ci piace qui ricordare una lettera aperta scritta nel 2011 dal compianto Bartolo Ciccardini, Presidente di Ciao Italia, l'associazione dei ristoranti italiani nel mondo, a Saverio Romano, allora Ministro delle Politiche Agricole e Alimentari Caro Ministro Romano, si interessi della ristorazione italiana all’estero”.

Le tante iniziative della nostra testata, svolte insieme al CIM, Chef italiani nel Mondo, presieduto dallo chef Marco Medaglia sin dal lontano 2010 e che ha avuto la sua consacrazione con la kermesse internazionale «La Cucina Italiana nel Mondo verso l’Expo 2015», con in scena il Made in Italy del gusto con tanti celebrity chef italiani che hanno preparato piatti gourmet in centinaia di blasonati locali in tutto il mondo (Qui la notizia).

Finalmente, anche grazie all'Expo 2015, siamo arrivati alla firma del Protocollo d'Intesa per la Valorizzazione all'Estero della Cucina Italiana di QualitàUn accordo tra ministeri italiani degli Esteri, delle Politiche Agricole e dell'Istruzione che è sfociata nella prima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, svoltasi lo scorso mese di novembre 2016.
 

E’ positivo che il Governo italiano continui un lavoro iniziato in questo 2016 e che certamente il neo governo post Renzi, che dovrebbe avere come premier l’ex Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che è stato tra i promotori della “Prima settimana della Cucina italiana nel Mondo”, agevolerà certamente. Peraltro è stato già rifinanziato il Piano d’internazionalizzazione del made in Italy con altri 100 milioni della Legge di stabilità, di cui il 20% per l’agroalimentare.

Il lancio del nuovo logo: Vivere all’Italiana
Da segnalare che Roberto Vellano, della Direzione Generale per la promozione del sistema Paese nel Mondo del Ministero degli Affari Esteri, ha annunciato (al Convegno di Nomisma di cui parliamo qui sotto) che presto “verrà varato dal governo, un nuovo logo che condensa dentro se stesso tutti i valori, la cultura e l’identità dell’Italia e che risponderà alla crescente domanda d’italianità: “VIVERE ALL’ITALIANA“.

Da Bologna grazie a Nomisma è arrivato un appello: "La concorrenza per conquistare menti e portafogli in tutto il mondo passa sempre di più da piatti e stomaci": questo è emerso durante la conferenza "Soft Power, Made in Italy e Italian Lifestyle nel mondo. Quale ruolo per la gastronomia?" organizzata da Nomisma in collaborazione con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale per parlare di "gastro-diplomazia", l'insieme di iniziative realizzate per promuovere attraverso la cucina l'immagine di un paese nel mondo e i suoi interessi, sia economici, sia politici. 

La gastro-diplomazia ha una doppia funzione: accompagnare lo sviluppo di opportunità economiche e commerciali; contribuire alla costruzione di un'immagine nazionale che influenzi la percezione dell'opinione pubblica estera.

L’Italia è quarta nel mondo per numero di ristoranti tristellati, 8 in totale. Prima del Belpaese si classificano il Giappone con 26 ristoranti tre stelle Michelin, la Francia (25) e gli Stati Uniti (14). Dall’indagine di Nomisma emerge che i grandi cuochi del mondo sono soprattutto francesi (31) e giapponesi (27)

Il comunicato diffuso da Nomisma

Bologna, 6 dicembre 2016 – “La concorrenza per conquistare menti e portafogli in tutto il mondo passa sempre di più da piatti e stomaci”– ha dichiarato Andrea Goldstein durante la conferenza “Soft Power, Made in Italy e Italian Lifestyle nel mondo. Quale ruolo per la gastronomia?” organizzata da Nomisma in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della Cooperazione Internazionale per parlare di “gastro-diplomazia”, l’insieme di iniziative realizzate per promuovere attraverso la cucina l’immagine di un paese nel mondo e i suoi interessi, sia economici, sia politici.

La gastro-diplomazia ha una doppia funzione: da una parte accompagnare lo sviluppo di opportunità economiche e commerciali, dall’altra contribuire alla costruzione di un’immagine nazionale e di soft power che influenzi la percezione dell’opinione pubblica estera.

Quando si parla di cucina, e di alta cucina, limitarsi ai confini nazionali è molto riduttivo. Nomisma ha studiato in profondità l’universo dei migliori ristoranti al mondo ed emergono vari spunti interessanti.
Nel panorama dei ristoranti tri-stellati l’Italia si posiziona al 4° posto nel mondo con 8 ristoranti, preceduta da Giappone (26 ristoranti), Francia (25 ristoranti) e Stati Uniti (14 ristoranti). La Francia è un paese che annovera una lunga tradizione di alta cucina: ben 11 ristoranti a tre stelle esistono da oltre 10 anni, in Italia sono soltanto 4. Un primato che permane anche se si considerano i ristoranti tre stelle di cucina francese al di fuori della Francia (19 ristoranti conto i 2 ristoranti a 3 stelle di cucina italiana che si trovano all’estero). La cucina francese è la più gettonata tra i 118 ristoranti tri-stellati del mondo (37,3%), seguita dalla giapponese (21,2%), dalla creativa (18,6%), dall’italiana e dalla spagnola (8,5%) e da quella asiatica (5,9%).

I grandi chef del mondo sono soprattutto francesi (31) e giapponesi (27) e quasi tutti uomini (solo 3 sono donne). Un quarto di essi esercita la propria attività al di fuori del paese di origine e 1 su 9 ha ereditato le 3 stelle. Nelle grandi città dell’Anglosfera (New York, Los Angeles, Chicago, Londra e Toronto) il cibo italiano non teme il confronto con quello francese: secondo la Zagat i migliori ristoranti italiani hanno la stessa nota di qualità dei migliori ristoranti francesi che perdono però il confronto considerando i parametri del décor e del servizio.

Nei grandi ristoranti dei paesi che non producono grandi vini si beve soprattutto francese (10 volte il numero di bianchi rispetto ai vini italiani, “solo” 5 volte per i rossi) e il prezzo medio di una bollicina francese è 5 volte quello dei nostri spumanti. La Francia probabilmente è stato il primo paese a dotarsi di una strategia di diplomazia culinaria, più di due secoli fa, ma nell’ultimo decennio si sono moltiplicate le iniziative di questo tipo. L’Italia ha adottato di una strategia formale di gastro-diplomazia solo di recente con il Food Act.

A fine novembre 2016 si è tenuta la prima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, sul modello di iniziative simili che altri paesi che si vantano della propria cucina, non solo per la storia e la tradizione cui è associata, ma anche per la carica innovativa che contiene, realizzano da vari anni.
Alcuni paesi come Giappone e Corea hanno creato apposite istituzioni per promuovere la diplomazia culinaria, mentre in Francia, Spagna, Tailandia e Perù sono i Ministeri o i loro enti incaricati ad occuparsene direttamente o indirettamente. Chef e ristoranti sono attori fondamentali della competitività gastronomica assieme alle scuole di cucina.

Anche le risorse dedicate alla gastro-diplomazia sono consistenti. Per esempio, l’iniziativa Enjoy, it’s from Europe della Commissione Europea ha ricevuto nel 2016 €111 milioni — una cifra che crescerà ogni anno fino ad arrivare a €200 milioni nel 2019.

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Capo Redattore