Rapporto Nomisma: l’ industria alimentare guarda al futuro con preoccupazione

Francesco Mutti, presidente di Centromarca: "Ora gli effetti dell'emergenza coronavirus si aggiungono alle criticità esistenti e diventa improrogabile il varo di un piano pluriennale che consenta al settore di sostenere la crisi e concentrarsi"

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 25/09/2020

Per effetto delle dinamiche innescate dal lockdown, tra cui il sostanziale blocco dell’Horeca (che racchiude ospitalità ristorazione e food, ndr), i cui consumi valgono il 34% del totale food&beverage Italia, e delle incertezze legate all’evoluzione dell’emergenza sanitaria, solo il 20% delle aziende prevede nel 2020 un incremento del fatturato in Italia e all’estero. Per il 15% il turnover sarà in linea con l’anno precedente, mentre per il 62% l’anno si chiuderà con una contrazione delle vendite (superiore al 15% per il 38% delle imprese). I dati sull’andamento del giro d’affari confermano la previsione: -9,5% ad aprile (sullo stesso mese 2019), -5,8% a maggio e -1,1% sia a giugno che a luglio.

L’industria alimentare italiana oltre il Covid-19

Ecco perché l’industria alimentare guarda alla fine dell’anno (e al futuro) con forti preoccupazioni. E’ questa la fotografia non bella che  emerge dal  Rapporto “L’industria alimentare italiana oltre il Covid-19 – Competitività, impatti socio-economici, prospettive” redatto da Nomisma per Centromarca e Ibc.

Il commento di Francesco Mutti, presidente di Centromarca

Dovrebbe far riflettere che un settore, spesso portato a esempio di eccellenza, sia riuscito a crescere nonostante l’assenza di un reale disegno di politica economica che consentisse alle aziende di irrobustirsi, rinnovarsi e quindi di esprimere pienamente il loro potenziale competitivo”, rileva Francesco Mutti. “Ora gli effetti dell’emergenza coronavirus si aggiungono alle criticità esistenti e diventa improrogabile il varo di un piano pluriennale che consenta al settore di sostenere la crisi e concentrarsi”.

Anche sul fronte dell’export, i primi sette mesi evidenziano ancora un risultato cumulato positivo per l’alimentare italiano (+3,5%) a fronte di un crollo complessivo di tutte le esportazioni, pari al -14%, sebbene aprile e maggio abbiano registrato cali sensibili (rispettivamente -1 e -12%).

L’analisi di Nomisma, illustrata da Denis Pantini, responsabile agroalimentare della società d’analisi e curatore del Rapporto, sottolinea che “Le diverse modalità adottate nel mondo, nei tempi e nell’applicazione del lockdown, hanno determinato performance differenti nell’export dei nostri prodotti, penalizzando principalmente quelli venduti nel canale Horeca. Si spiegano così, per esempio, il -4% nell’export di vino e, all’opposto, il +25% della pasta italiana o il -7,8% dell’export alimentare francese contro il +2,7% di quello spagnolo”.

L’indagine, che ha coinvolto 200 imprese del food&beverage italiano, ha evidenziato che il 42% degli esportatori lamenta comunque una contrazione sui mercati esteri e il 35% delle aziende teme, per il futuro, una perdita di posizionamento dei propri prodotti a causa di un maggior protagonismo delle imprese locali. Negli investimenti prevale la prudenza. Prima dell’emergenza l’82% delle aziende ne aveva pianificati per quest’anno, ma mancanza di liquidità, difficoltà di accesso al credito e congiuntura negativa spingono ora il 38% delle imprese a rimodularli e il 31% a rinviarli.

Il rimanente 31% prevede di mantenerli, destinandoli in particolare all’acquisto di impianti e macchinari funzionali al ciclo produttivo (86%), di nuove tecnologie (46%) e a ricerca e sviluppo di nuovi prodotti (39%). Il Rapporto, edito da Egea, fotografa un comparto ancora polverizzato, costituito essenzialmente da imprese di piccole dimensioni, che affrontano con difficoltà il mercato globale. Meno di ottomila aziende su 56mila hanno più di nove addetti. Mancano strategie di branding, piani per l’internazionalizzazione, progetti per l’integrazione delle tecnologie digitali.

De Castro: “Per l’industria alimentare sono importanti le decisioni internazionali”

In questa fase sarà altresì importante prestare attenzione a quanto viene deciso a livello europeo”, sottolinea Paolo De Castro, componente del Comitato Scientifico di Nomisma.

Nuova Pac, Green Deal, politica commerciale internazionale, sono solo alcuni dei grandi dossier in discussione a Bruxelles, dai cui esiti possono dipendere le sorti, o quantomeno lo sviluppo, di molte imprese agroalimentari italiane. A questi va aggiunta la Brexit, i cui ultimi sviluppi in seno al negoziato non sono molto rassicuranti e destano preoccupazione, considerando che si tratta del quarto mercato di export per il nostro food&beverage e che anche nei primi sei mesi di quest’anno siamo cresciuti di oltre il 4% a fronte di un aumento medio dell’intero export alimentare inferiore al 3%’, spiega ancora De Castro.

È dunque prioritario, secondo quanto sostiene Nomisma, rafforzare la competitività delle imprese alimentari italiane e supportarle nel loro percorso di crescita al fine di garantire quel ruolo di traino economico e salvaguardia occupazionale che ha mostrato tutta la sua efficacia nei mesi più duri dell’emergenza da Covid-19, ma che rischia di essere messo a dura prova nei prossimi mesi.

Bellanova: “la “Filiera della vita” è strategica per il nostro Paese ed è parte integrante dell’interesse nazionale”

All’incontro è intervenuta in diretta anche la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, che ha detto: “Per me non ci sono dubbi: la filiera alimentare, quella che io ho chiamato Filiera della vita, è strategica per il nostro Paese ed è parte integrante dell’interesse nazionale. E siamo impegnati perché l’agroalimentare sia centrale nelle politiche di spesa del Recovery Fund: è un punto essenziale. In questi mesi”, ha proseguito Bellanova, “abbiamo deciso interventi per oltre 2.5miliardi di euro. E abbiamo investito risorse importanti a garanzia della liquidità delle imprese e dell’accesso al credito. Il nostro contributo al Piano nazionale Resilienza e Rilancio si declina con un impianto strategico ancorato ad alcune parole chiave: visione, coraggio, scommessa, rigenerazione. Una vera e propria policy per garantire al sistema agroalimentare nazionale quelle leve che lo possano sostenere nel riposizionamento. Abbiamo verificato, proprio in questi mesi, quanto è necessario investire sulla sicurezza degli approvvigionamenti e quanto servano politiche integrate di filiera. Il rapporto lo evidenzia. E su questo abbiamo puntato nella costruzione delle proposte, consapevoli della necessità di potenziare gli investimenti nella transizione ecologica, nella digitalizzazione, nella logistica, nella biochimica e in generale nel protagonismo agroalimentare nello sviluppo dell’economia circolare. Una sfida enorme che noi non possiamo perdere”.

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