Parmigiano Reggiano: Accordo Ue-Cina bene ma non è un punto di arrivo

Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano e Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, commentano l'accordo tra UE e Cina a garanzia della protezione dei beni alimentari UE dalle contraffazioni o dall’utilizzo illecito della propria denominazione

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 13/11/2020

“Accordo Ue-Cina: bene, ma non è un punto di arrivo”.

Con queste parole Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, commenta  il via libera da parte del Parlamento Ue all’accordo tra Unione europea e Cina a garanzia della protezione dei beni alimentari UE dalle contraffazioni o dall’utilizzo illecito della propria denominazione.

L’accordo è un passo avanti,aggiunge Bertinellima non risolve tutti i problemi che abbiamo in Cina. Auspichiamo che in futuro sia possibile aprire un dialogo con le autorità cinesi per arrivare ad una totale protezione del marchio anche nel mercato cinese nel quale riscontriamo problemi per quanto riguarda illeciti, contraffazioni e frodi. In particolare, ciò che non possiamo accettare è la mancata tutela dei nomi che vengono considerati erroneamente ‘generici’, come Parmesan che viene ritenuto una categoria di prodotto anziché una denominazione di origine che può essere fatta solo in Italia seguendo un rigido disciplinare di produzione”.

Il commento di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia

Ogni passo avanti verso la tutela delle nostre eccellenze è una buona notizia, in questo caso siamo davanti a un accordo storico ma il bicchiere per l’Italia resta mezzo vuoto”.

Ha commentato così Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, il via libera del Parlamento Ue all’accordo tra Unione europea e Cina.

Saranno 100 i prodotti europei che saranno tutelati, di questi 26 sono italiani. Fra questi l’Aceto balsamico di Modena, il prosciutto di Parma e San Daniele, la mozzarella di bufala campana e il parmigiano reggiano. “Si passa da 10 a 100 denominazioni protette”, ha sottolineato Scordamaglia che però non è rimasto totalmente soddisfatto: “Il problema è la mancata tutela dei nomi generici, pensiamo al tristemente noto Parmesan che in Nord America è considerato generico ed utilizzabile per indicare una categoria di prodotto, alla stregua di ‘mozzarella’ e questo genera confusione nella mente dei consumatori”.

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