Pomodoro biologico a Cibus: la produzione è in forte crescita

Se ne coltivano 2.700 ettari. La filiera del Nord Italia aumenta i controlli a garanzia del consumatore

di Redazione

Ultima Modifica: 11/05/2018

Il pomodoro del Nord Italia vede nel distretto tra Piacenza, Parma, Cremona, Mantova, Ferrara, Lodi, Alessandria e Pavia il centro nevralgico della produzione di pomodoro per polpe, passate e altri prodotti per l’industria e per il grande mercato italiano e mondiale. Un sistema d’eccellenza che produce e lavora in questo territorio oltre il 50% del pomodoro italiano.

Ma in forte espansione è anche il pomodoro Bio.

In crescita la produzione di pomodoro da industria biologico del Nord Italia

Si è passati dai 1.316 ettari coltivati nel 2015 ai 2.310 del 2017 (lavorate 162.000 tonnellate di pomodoro bio) ai 2.700 ettari (stimati) per il 2018. E Parma è il terzo produttore bio nel Nord.

I dati sono stati illustrati durante Cibus 2018, dall’OI-Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria del Nord Italia che ha aumentato i controlli per garantire al consumatore un prodotto biologico salubre, sostenibile e di qualità secondo i valori di massima trasparenza e responsabilità sociale che da sempre contraddistinguono la produzione di tutto il pomodoro da industria nel Nord Italia, rispondendo così alla richiesta di un consumatore che esprime un’attenzione crescente su ciò che si mangia.

Degli impegni di filiera hanno parlato, oltre al presidente dell’OI, Tiberio Rabboni, altri tre esponenti della filiera del Nord Italia: Luca Artioli, responsabile ufficio industria dell’Op Apo Conerpo, Aldo Rodolfi, presidente dell’impresa di trasformazione Rodolfi Mansueto Spa e Stefano Spelta, responsabile vendite di Consorzio Casalasco del pomodoro.

L’impegno per i consumatori, favorito dall’OI

La crescita della coltivazione e della produzione di pomodoro biologico è andata di pari passo con l’impegno della filiera del Nord Italia per garantire una produzione sempre più controllata, anche oltre quanto previsto dalle certificazioni di legge in materia, su iniziativa dell’OI.

Le organizzazioni di produttori e le imprese di trasformazione – ha illustrato a Cibus il presidente Tiberio Rabbonisono state coinvolte dall’OI in diversi incontri durante i quali ci si è confrontati sul tema dei controlli aggiuntivi che una filiera organizzata può assicurare, oltre a quelli previsti per la singola impresa dalle certificazioni di legge. Dopo aver redatto, su questa base, la Carta delle buone prassi biologiche di filiera abbiamo avuto la soddisfazione di vedere inserito uno specifico decalogo formale sul biologico nel nuovo Contratto Quadro 2018, siglato tra Organizzazioni di produttori (Op) e trasformatori industriali. I controlli aggiuntivi sono dunque la regola per l’intera filiera del Nord Italia”.

I canali di destinazione

Nell’area dell’Oi il pomodoro biologico viene trasformato principalmente in passate per 24.854 tonnellate, polpe 19.410, doppi concentrati 12.283, altri concentrati 2.378, surgelati 206, sughi 145 e fiocchi 24. Il canale di destinazione principale è quello della lavorazione industriale per ottenere altri prodotti pronti (56,9%), seguito dai prodotti per i piccoli consumatori (34,1%) e per la ristorazione (9%).

Il “peso” del bio in filiera

Il quantitativo di bio è sempre più consistente. Soffermandosi sul dato 2017 i 2.310 ettari di biologico rappresentano il 6,6% dei 34.932 ettari coltivati complessivamente nel Nord Italia con la tecnica della produzione integrata che si contraddistingue per un bassissimo impiego di fitofarmaci.

L’Emilia Romagna è la regione nella quale si concentra la quota più consistente di produzione biologica. La prima provincia è quella di Ferrara dove, nel 2017, sono stati coltivati 1.500 ettari. Seguono le province di Ravenna (350), Parma (184) e Piacenza (76).

Cosa fanno in più le Organizzazioni dei produttori del Nord Italia

Le Organizzazioni dei produttori di pomodoro biologico del Nord Italia affiancano l’agricoltore socio offrendo servizi e verificando la correttezza del processo produttivo e l’idoneità del pomodoro destinato alla trasformazione.

Per queste ragioni:

  • verificano preventivamente la conformità dei requisiti biologici delle aziende agricole;

  • forniscono consulenza tecnica agli agricoltori soci per la scelta della varietà di pomodoro più idonea, l’acquisto del seme, lo sviluppo colturale, le pratiche agronomiche, la difesa e il controllo delle malerbe secondo le procedure previste dai disciplinari per il pomodoro biologico;

  • effettuano autocontrolli programmati in campo sul pomodoro biologico pronto per la consegna anche tramite analisi per verificare l’assenza dei residui di fitofarmaci su bacca, foglie, radici e terreno;

  • verificano la tracciabilità dei singoli carichi di pomodoro trasportati dal campo all’industria di trasformazione;

  • forniscono all’industria la certificazione dell’Op a commercializzare prodotti biologici, nonché la certificazione biologica delle aziende agricole socie, la documentazione attestante i requisiti biologici dei singoli carichi di pomodoro trasportato e i documenti in cui sono riportate tutte le operazioni agronomiche.

Cosa fanno in più le industrie di trasformazione

Le imprese di trasformazione del pomodoro biologico seguono un sistema di procedure e di controlli della conformità biologica del prodotto in ingresso e in lavorazione negli stabilimenti, così organizzato:

  • prelievo di campioni di pomodoro biologico in campo per controllarne la rispondenza ai requisiti obbligatori;

  • verifica della validità della certificazione dell’Op alla commercializzazione del pomodoro biologico e della validità della certificazione bio delle aziende agricole conferenti socie;

  • verifica dei documenti degli agricoltori per accertare le operazioni agronomiche effettuate in campo;

  • verifica sui carichi di pomodoro in consegna della certificazione biologica dell’azienda agricola di provenienza;

  • richiesta al trasportatore del pomodoro di formale dichiarazione di idoneo lavaggio del mezzo impiegato per il trasporto del pomodoro biologico.

  • prelievo di campioni di pomodoro in ingresso nello stabilimento per verificarne la conformità alle norme della produzione biologica tramite analisi per verificare l’assenza di fitofarmaci;

  • lavorazioni in stabilimento su linee dedicate alla trasformazione del biologico o su linee ad utilizzo alternato dopo gli idonei lavaggi;

  • controllo del prodotto biologico trasformato con delle analisi per verificare l’assenza di fitofarmaci.

Il profilo dell’OI Pomodoro da industria del Nord Italia

L’OI Pomodoro da Industria del Nord Italia, riconosciuta dal ministero delle Politiche agricole, è un’Organizzazione Interprofessionale interregionale, senza scopi di lucro, che raggruppa i soggetti economici della filiera del pomodoro da industria prodotto e trasformato nel Nord Italia: nello specifico nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e nella provincia autonoma di Bolzano.

In quest’area, nel 2017, sono stati coltivati complessivamente 36.707 ettari di pomodoro con il coinvolgimento di circa 2mila produttori agricoli (raggruppati in 14 Op, organizzazioni di produttori) e 28 stabilimenti di trasformazione (facenti capo a 21 diverse imprese) per la lavorazione di circa 2,7 milioni di tonnellate di pomodoro grazie alle quali è stato possibile produrre concentrati, polpe e passate.

Al Nord il 50% del pomodoro italiano

Il pomodoro prodotto e lavorato dai soci dell’OI Pomodoro da Industria del Nord Italia rappresenta circa il 50% del totale prodotto in Italia che, considerando anche il distretto del Sud, produce complessivamente circa il 50% del pomodoro Ue.

Su scala europea, considerando sia l’OI del Nord che il distretto del Sud, l’Italia nel suo insieme è il primo produttore di pomodoro da industria davanti a Spagna e Portogallo.

Le testimonianze dalla filiera a Cibus

Apo Conerpo, con sede a Villanova di Castenaso (Bologna), è un’organizzazione di produttori che consegna pomodoro sia ad imprese di trasformazione privata che cooperativa. I produttori agricoli associati ad Apo Conerpo producono circa 400.000 tonnellate di pomodoro su più di 5.000 ettari, soprattutto nelle province di Ferrara, Ravenna e Modena. Da sempre attiva nel campo delle produzioni ortofrutticole biologiche.

Rodolfi Mansueto, impresa di trasformazione fondata a Parma nel 1896, trasforma circa 250.000 tonnellate di pomodoro fresco in 3 stabilimenti. È tra le maggiori produttrici di derivati di pomodoro biologico tra Parma e Piacenza.

Consorzio Casalasco del pomodoro è una cooperativa, nata a Cremona nel 1977, di circa 370 aziende agricole dislocate principalmente tra Cremona, Mantova e Piacenza. Trasforma più di 500.000 tonnellate di pomodoro in tre diversi stabilimenti e i suoi soci coltivano pomodoro su 7.000 ettari.

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