Pomodoro da industria: accordo tra OI e regione Emilia-Romagna

L'accordo definisce le politiche di formazione pubbliche in ambito lavorativo. Il commento del presidente OI Pomodoro Tiberio Rabboni

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 13/03/2019

Siglato a Parma, presso la Stazione sperimentale dell’industria delle conserve alimentari, un accordo di collaborazione tra OI Pomodoro da industria del Nord Italia, Regione Emilia-Romagna e portatori di interesse della filiera dell’oro rosso – produttori agricoli ed industriali trasformatori – per definire politiche di formazione pubbliche in ambito lavorativo che siano specifiche per le esigenze del settore.

È questa la linea di indirizzo emersa, in maniera condivisa in occasione di un confronto tra gli operatori della filiera del pomodoro, i sindacati e la Regione Emilia Romagna.

L’accordo si concretizzerà nelle prossime settimane quando verranno definiti gli aspetti pratici.

In Emilia Romagna si coltiva il 70% del pomodoro del Nord Italia: prima Piacenza

Nella regione Emilia Romagna si coltiva il 70% del pomodoro del Nord Italia (nel 2018 furono 24.140 gli ettari interessati dal pomodoro). Capofila è Piacenza, con quasi 10mila ettari, segue poi Ferrara con 5.700 e terza Parma con 4.300 ettari

La nostra proposta di collaborazione ha trovato riscontri positivi. L’OI – spiega il presidente OI Pomodoro Tiberio Rabboni- è pronta a ricoprire il ruolo di facilitatore di un dialogo sempre più intenso con la Regione Emilia-Romagna e con gli attori della filiera. Una best practice che potremmo poi estendere a tutto il Nord Italia. Vogliamo promuovere un maggiore e più sistematico investimento formativo pubblico a favore dei tecnici e degli addetti della filiera produttiva del pomodoro da industria, rendendoci disponibili per favorire un’intesa finalizzata ad un raccordo formale tra i programmi regionali di formazione tecnica e professionale e i fabbisogni specifici della filiera. Ci motiva la consapevolezza che la valorizzazione professionale del lavoro dipendente è oggi uno dei presupposti fondamentali per poter ulteriormente crescere in qualità, sostenibilità e competitività sui mercati interni ed internazionali. Vogliamo che la filiera del Nord Italia abbia sempre più nella legalità, nella tutela e nella valorizzazione professionale del lavoro e dei lavoratori un tratto distintivo inoppugnabile”.

Per superare la stagnazione dei mercati interni – ha messo in evidenza Aldo Rodolfi, vicepresidente Anicavè fondamentale puntare sulle esportazioni e, pertanto, è bene che la formazione si concentri sull’aumento delle competenze in termini di internazionalizzazione e di conoscenza delle normative dei mercati esteri. Non dimentichiamo poi che il nostro settore è fortemente stagionale: il pomodoro c’è per un paio di mesi all’anno ed in così poco tempo si concentra la possibilità di fare formazione su linee produttive che sono operative per non più di una sessantina di giorni”.

Per il presidente del Consorzio agrario Terrepadane Marco Crotti serve una formazione specifica: “Tecnici o agronomi non escono mai sufficientemente preparati dai canali scolastici. C’è sempre bisogno di investire per introdurli al meglio nel mondo del lavoro. Serve una maggiore formazione, ad esempio sui temi dell’acqua e del risparmio idrico. In questo dovremo essere bravi a coordinare i fabbisogni della filiera, trasmettendo conoscenza delle nuove tecnologie”.

Senza competitività ed innovazione -ha affermato Michele Distefano (Enapra Confagricoltura)- non si può andare avanti. Servono nuove competenze e per ottenerle bisogna investire in formazione. Il modo migliore per farlo potrebbe essere proprio la costituzione di un tavolo di lavoro che scaturisca dall’accordo tra OI, Regione e filiera”.

Nella foto di copertina: Gabriele Canali, Tiberio Rabboni, Roberto Iovino, Aldo Rodolfi, Fabrizio Affaticati, Michele Distefano e Francesca Bergamini 

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