Ricette interrotte per fermare la fame: i grandi chef italiani in campo con UNHCR
di Oriana Davini
Ultima Modifica: 14/07/2025
Un minestrone lasciato a metà, un risotto senza finale, una pizza mai infornata. Sono ricette interrotte, simbolo di vite spezzate dall’insicurezza alimentare. È il messaggio potente di Cucina per la vita, la nuova iniziativa lanciata da UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, per sostenere la campagna Torniamo a sentire e raccogliere fondi in favore dei rifugiati e degli sfollati in Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Etiopia.
Indice
Anche una ricetta può diventare un atto di solidarietà
Nel progetto sono coinvolti alcuni tra i più noti chef italiani, che hanno scelto di prestare la propria creatività per sensibilizzare sul tema dell’emergenza alimentare. Il meccanismo è semplice ma d’impatto: ogni chef pubblica una video-ricetta che si interrompe bruscamente nel momento clou della preparazione. Un modo per far riflettere su ciò che accade ogni giorno a milioni di persone, costrette a interrompere qualcosa di molto più essenziale: l’accesso al cibo, all’acqua, alla sicurezza.
Solo grazie al contributo degli spettatori – e delle loro donazioni – le ricette possono essere completate. Proprio come, nella realtà, solo con la solidarietà collettiva si possono garantire assistenza e protezione a chi fugge da guerre, crisi climatiche e violenze.
Gli chef italiani protagonisti delle ricette interrotte

Hanno già aderito al progetto:
- Francesco Apreda con Polpettine all’estratto di ragù napoletano
- Barbara Agosti con il Minestrone estivo
- Alessandra e Roberto Casamenti con i Cappelletti estivi della Romagna toscana
- Cristina Bowerman con la Falsa pizza di sedano rapa
- Luciano Monosilio con Pomodoro | Gazpacho | Latte di Cocco
- Roy Caceres con Ceviche, mais, spaghetti
- Cesare Battisti con il Risotto al limone e rosmarino
Ognuno ha scelto una ricetta significativa, capace di creare un cortocircuito emotivo nel momento in cui l’esecuzione viene interrotta. Un modo per rendere tangibile anche in cucina l’urgenza di agire.
Una crisi umanitaria sotto silenzio
Il contesto in cui nasce questa iniziativa è drammatico. In Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Etiopia milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Secondo il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari (GRFC), in Sudan 25,6 milioni di persone sono in emergenza alimentare, e quasi 5 milioni tra bambini e donne rischiano gravi forme di malnutrizione. Le condizioni non sono migliori nei Paesi confinanti che accolgono i rifugiati: 22 milioni di persone in Etiopia, 7,1 milioni in Sud Sudan e 3,4 milioni in Ciad vivono situazioni simili.
Nel 2025, tagli improvvisi e drastici ai fondi umanitari hanno aggravato ulteriormente la situazione: 1 milione di rifugiati sudanesi rischia di non ricevere più assistenza alimentare, 500 mila sfollati in Sudan non hanno più accesso a cure mediche o acqua potabile, e in Ciad si registra una media di un medico ogni 52.000 persone. Solo 5 litri di acqua al giorno a persona, contro i 15-20 litri considerati standard per coprire i bisogni di base.
“Desidero ringraziare tutti gli chef che hanno scelto di sostenere questa iniziativa – ha dichiarato Laura Iucci, direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia –. Grazie alla loro voce possiamo accendere i riflettori su crisi dimenticate. L’insicurezza alimentare è un’emergenza umanitaria profonda, che colpisce in modo devastante bambini e famiglie. Con la campagna Torniamo a sentire, facciamo appello alla generosità di tutti. Salvare vite non è un’azione che si può lasciare a metà”.
Come contribuire
Chiunque può dare il proprio contributo con una donazione attraverso i canali ufficiali di UNHCR:
- Online su: sostieniunhcr.it/campagna-torniamo-a-sentire-25
- PayPal o QR code disponibile sul sito
- Bonifico bancario intestato a UNHCR – IBAN: IT84R0100503231000000211000 – Causale: Torniamo a sentire
- Bollettino postale sul c/c n. 298000 – Causale: Torniamo a sentire
Ogni piccolo gesto può fare la differenza. Perché anche una ricetta lasciata a metà può insegnarci quanto sia importante non voltarsi dall’altra parte.
Condividi L'Articolo
L'Autore