Bevande alcoliche in flessione: e se al ristorante facessimo il food pairing con il tè? - InformaCibo

Bevande alcoliche in flessione: e se al ristorante facessimo il food pairing con il tè?

Avete mai ordinato un tè al ristorante? E se fosse la nuova frontiera del food pairing? Trend e tendenze di nuove abitudini a tavola

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 08/09/2025

Le nuove normative del codice della strada e la crescente attenzione al wellness stanno ridisegnando i consumi fuori casa. Mentre calano le vendite di vino e cocktail, il mercato del tè da 642 milioni di euro offre opportunità inedite ai ristoratori

I protagonisti della svolta

La rivoluzione del tè coinvolge un ecosistema variegato: dai ristoratori in cerca di alternative redditizie all’alcol, ai consumatori sempre più “etichetta-savvy” che privilegiano benessere e moderazione, fino ai brand del settore che stanno ripensando le proprie strategie. Secondo alcune analisi di settore recenti (fonti in fondo all’articolo), i player principali includono sia i marchi mainstream che le private label della GDO, mentre nel canale HoReCa emergono nuovi format come i bubble tea bar e una mixology “tea-based” sempre più sofisticata.

Un mercato da 642 milioni in trasformazione

mercato del te in italia
Dimensioni e prospettive del mercato del tè in Italia, 2024-2030
Il mercato del tè in Italia dovrebbe raggiungere un fatturato previsto di 863,4 milioni di dollari USA entro il 2030. È previsto un tasso di crescita annuo composto del 5,1% per il mercato del tè italiano dal 2025 al 2030.

Stime recenti del settore valutano il mercato italiano del tè a circa 642 milioni di dollari nel 2024, con dinamiche opposte tra “caldo” e “freddo”. Se il consumo di tè caldo mantiene livelli pro-capite ancora modesti (0,07-0,10 kg/anno secondo le serie storiche), il segmento RTD (Ready to Drink) si conferma la seconda bibita non gassata più consumata dopo la cola in Italia, trainato da varianti zero/zuccheri ridotti.

I numeri del fuori casa sono altrettanto significativi: fonti di settore indicano che la ristorazione italiana ha superato i 96 miliardi di euro nel 2024, ma deve fare i conti con il calo strutturale delle vendite alcoliche. Una sfida che diventa opportunità per chi sa interpretare i nuovi trend di consumo.

L’Italia del tè

L’Italia presenta un panorama geograficamente eterogeneo. Mentre il Nord mantiene una maggiore affinità con le tradizioni anglosassoni del tè caldo (e dove è presente la seconda piantagione di tè più grande d’Europa), il Sud ha abbracciato con entusiasmo il tè freddo. La GDO rimane il canale centrale, ma cresce l’ibridazione con e-commerce e specialty store. Nel fuori casa, bar, hotel e ristoranti stanno sperimentando proposte innovative: dal bubble tea nei centri urbani ai cocktail analcolici a base di tè nei locali d’autore.

Sperimentazioni per ora, senza dubbio: se si tratterà poi in futuro di meteore o veri e propri nuovi trend è presto per dirlo. Ma dei segnali nel cambiamento dei consumi, quelli ci sono.

Il momento del cambiamento

Il momento è particolarmente favorevole per questa transizione. Le nuove normative sul codice della strada hanno inasprito i controlli sull’alcol, mentre la crescente cultura del benessere spinge i consumatori verso alternative senza alcohol. Inoltre, dati di mercato evidenziano che dopo il picco inflattivo, i bilanci familiari rimangono più attenti, ma paradossalmente questa prudenza non penalizza i prodotti percepiti come funzionali o benefici.

La stagionalità gioca un ruolo cruciale: mentre l’estate 2025 vede tra i protagonisti l’amato tè freddo, l’autunno-inverno rappresenta l’occasione per educare il palato italiano alle varietà calde premium, dai green tea agli oolong funzionali.

Il tè inoltre, anche se culturalmente è meno legato alla tradizione italiana, potrebbe avere in comune una cultura di territorio, di storia, simile a quella che vediamo già con i vini e altri prodotti storici. Una pianta, un terreno, un metodo di essiccazione possono cambiare molto aromi, qualità e pregio di una foglia, consentendo quindi di veicolare un messaggio di qualità percepita e attenzione quello si, comune alla cultura italiana.

Nuovi trend

Tre fattori principali alimentano questa rivoluzione:

1. Sugar shift e salute funzionale: Ricerche di settore mostrano come l’attenzione a zuccheri e calorie orienti il RTD verso versioni zero/low, permettendo ai ristoratori di posizionarsi sul “refresh & less sugar” senza sacrificare il gusto.

2. Mixology evoluta: I bar d’autore utilizzano tè, matcha e oolong come botanicals per acidità, tannino e aromi, creando signature cocktail con margini elevati e forte narrativa.

3. Cultura del benessere consapevole: Il “bere consapevolmente” apre spazio a infusioni e preparazioni low/no alcol, perfette per intercettare clienti attenti alla salute o vincolati dalle nuove normative stradali.

 

Le strategie vincenti per la ristorazione

Operatori di settore identificano strategie concrete per i ristoratori:

Menu engineering strategico: Implementare una “Tea Line” a tre pilastri – Hot (origini + infusi funzionali), Iced (zero/low sugar), Mixology (signature cocktail). Esperti consigliano di standardizzare ricette in batch/cold brew per velocità e costi, mentre lo storytelling in menu valorizza origine, tempo d’infusione e food pairing.

Occasioni d’uso ampliate: Dalla colazione con pastry pairing all’aperitivo analcolico, fino ai digestivi a base di infusi. Se avete almeno un’amico o un’amica che a fine pasto ha chiesto al ristorante un té o un infuso al posto del classico amaro, capirete bene che non è più una richiesta così strana.

Ricerche di mercato indicano che il 24% degli italiani ha consumato RTD fuori casa negli ultimi 6 mesi, un dato che testimonia il potenziale inespresso.

Innovazione di servizio: Gli “Afternoon Tea Set” con pastry pairing e prezzo bundle rappresentano un’opportunità per hotel e locali turistici, mentre i corner bubble tea attraggono la Gen Z con scontrino giovane e alta rotazione.

Le previsioni: un futuro effervescente

Le prospettive per i prossimi 12-24 mesi sono promettenti. Analisti del settore prevedono una crescita moderata a valore del mercato del tè in Italia (CAGR ~5% 2025-2030), trainata dall’espansione RTD e dalla ripresa selettiva dell’hot su green/functional.

Nel segmento HoReCa, sono attesi più cocktail low/no con basi tea & botanicals e carte tè più didattiche nei pastry bar e negli hotel di fascia medio-alta. L’estate 2026 dovrebbe vedere l’arrivo di nuove linee RTD “clean label” e packaging più sostenibili.

La sfida della differenziazione

Il successo non sarà automatico. La saturazione degli scaffali RTD e la pressione sui margini richiedono distintività di ricette e rituale di servizio. I ristoratori dovranno investire in formazione del personale e storytelling, trasformando il tè da commodity a esperienza.

La partita si gioca sulla capacità di intercettare i nuovi bisogni dei consumatori: dalla praticità del grab-and-go alla ricerca di autenticità e benessere. Chi saprà combinare innovazione, sostenibilità e narrativa potrebbe trasformare la sfida del calo alcolico in un’opportunità di crescita e differenziazione.

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Fonti :

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L'Autore

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