Vini vulcanici italiani: 7 etichette da scoprire dal Piemonte all’Etna
Un viaggio enologico tra terroir unici e mineralità sorprendenti, dalle pendici del Supervulcano della Valsesia ai suoli lavici siciliani
di Simone Pazzano
Ultima Modifica: 17/09/2025
Che il patrimonio enologico italiano sia straordinario ormai lo sanno tutti, ma parte di questo tesoro non è ancora conosciuto dai più come meriterebbe. Nello specifico mi riferisco ai vini vulcanici. Dalle antiche eruzioni del Piemonte ai crateri attivi della Sicilia, i terreni di origine vulcanica regalano ai vini caratteristiche uniche e molto piacevoli, che raccontano storie millenarie impresse nella roccia.
L’attività eruttiva, come racconta Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini, ha dato vita a terreni con composizioni del tutto originali. Le rocce vulcaniche creano così un mondo enologico vario e affascinante, dove le viti affondano le radici in suoli primordiali ricchi di minerali. Tutto ciò si traduce nei nostri calici in vini riconoscibili al palato per la loro mineralità evidente, accompagnata da una piacevole acidità che li rende leggeri e persistenti anche in presenza di gradazioni alcoliche elevate.
E così, per conoscerli meglio, Proposta Vini – azienda trentina di distribuzione specializzata nella valorizzazione di piccoli produttori – ha mappato sette eccellenze vulcaniche lungo la penisola, testimonianza di come questo patrimonio geologico si traduca in bottiglie di grande carattere e vocazione alla longevità.
Indice
Dal Piemonte: il Nebbiolo sui suoli del Supervulcano
Gattinara, eredità di 280 milioni di anni
Nella zona settentrionale del Piemonte, le terre del Gattinara DOCG custodiscono un segreto geologico affascinante: sono il prodotto dell’attività del Supervulcano della Valsesia, risalente a circa 280 milioni di anni fa. La Cantina Sociale di Gattinara, cooperativa fondata nel 1908, vinifica le uve Nebbiolo coltivate su questi suoli ricchi di minerali, ottenendo un vino dal colore granato intenso.
All’olfatto emergono aromi di frutta rossa e marasche sotto spirito, mentre al palato si rivela austero ma equilibrato, con tannini morbidi e un finale persistente. L’abbinamento ideale? Carni rosse, selvaggina, arrosti e i grandi formaggi stagionati piemontesi.

Dal Veneto: l’innovazione sui Colli Euganei
Malterreno Bio, quando il vulcano incontra la sostenibilità
A Torreglia, vicino Padova, Quota 101 rappresenta un esempio virtuoso di vitivinicoltura biologica sui Colli Euganei, antico complesso vulcanico. La famiglia Gardina, che ha fondato l’azienda nel 2010, produce Malterreno Bio utilizzando un blend di Manzoni Bianco, Tai e Garganega.
Il risultato è un bianco dai profumi delicatamente fruttati, con sentori di frutta bianca e tropicale, caratterizzato da morbidezza e spiccata mineralità. Perfetto come aperitivo o con piatti di pesce, rappresenta l’evoluzione moderna della tradizione vulcanica veneta.

Dal Centro Italia: tra Lazio e isole pontine
La Tuscia e l’antica tradizione del Grechetto
Nella Tuscia laziale, tra i calanchi argillosi e le pianure umbre, la cantina di Sergio Mottura lavora su terreni appartenenti al complesso vulcanico dei Monti Vulsini e del lago di Bolsena. Il Grechetto “La Torre a Civitella” nasce da questo terroir particolare, mostrando al naso intense note di frutta bianca, agrumi, nocciola e burro fuso.
Al palato si presenta rotondo e vellutato, con un finale persistente e lievemente tannico che lo rende versatile negli abbinamenti, dalla zuppa di cipolle al pollo al curry, fino ai più raffinati risotti e crostacei.

Ventotene: il ritorno della vitivinicoltura insulare
Sull’isola di Ventotene, nell’arcipelago pontino, il giovane Luigi Sportiello ha ridato vita all’antica tradizione vitivinicola locale con la sua azienda Candidaterra. Il “Pandataria – Il Vino del Confino” è un blend di Fiano, Greco e Falanghina che cresce su terreni tufacei di origine vulcanica, accarezzato dai venti marini.
Dal colore giallo paglierino lucente, rivela profumi di erbe aromatiche, pesca bianca e agrumi. In bocca, freschezza e mineralità si bilanciano in un sorso elegante che riflette l’unicità di questo fazzoletto di terra vulcanica in mezzo al mare.

Dal Sud: i Campi Flegrei e le isole vulcaniche
La Falanghina dei Campi Flegrei
A Bacoli, nei Campi Flegrei, la famiglia Di Meo de La Sibilla custodisce da cinque generazioni vigne antiche su terreni costituiti da cenere e lapilli vulcanici. Il “CRUna DeLago” è un Falanghina Campi Flegrei DOC in purezza da vigne di 65 anni, che esprime al massimo la tipicità di questi suoli.
Strutturato e complesso, offre aromi di limone e cedro che evolvono verso note di timo, rosmarino e sentori affumicati. Il sorso è pieno e sapido, con eleganti note iodate nel finale che ne certificano l’origine marina e vulcanica.

Ustica: l’isola dello Zibibbo
Hibiscus è l’unica cantina dell’isola di Ustica, emersa dal vulcano sottomarino Monte Anchise. Sotto la guida dell’agronoma Margherita Longo, produce vini che rispecchiano la natura vulcanica dei suoli e la biodiversità marina. Lo “Zhibib”, Zibibbo passito, rappresenta l’essenza di questa isola: intenso e solare, con aromi di mandorle, fichi secchi e miele bilanciati da note fresche.
Ideale con pasticceria, dolci al cioccolato o formaggi piccanti, è perfetto anche come vino da meditazione servito freddo.

Etna: il gigante che dona carattere
Dalle pendici dell’Etna, la famiglia Nicolosi del Barone di Villagrande produce da dieci generazioni vini che incarnano questo territorio unico. L’“Etna Bianco Contrada Monte Arso” nasce nella vigna omonima, antico cono vulcanico formatosi intorno al 1150, a oltre 800 metri di altitudine.
Composto per il 95% da Carricante e altre varietà indigene, offre profumi di fiori bianchi e agrumi che anticipano un sorso sapido e freschissimo, sinuoso e persistente. Un bianco d’alta quota che esprime tutta la potenza minerale dell’Etna.

Il valore dei terroir vulcanici
I vini vulcanici rappresentano una nicchia enologica di straordinario interesse, dove geologia e viticoltura si incontrano per creare prodotti unici, che sono reale testimonianza dei territori in cui nascono. Coltivare uve su questi terreni significa essere custodi di conoscenze ancestrali e possedere la tenacia necessaria per lavorare in condizioni a volte anche estreme.
La crescente attenzione verso questi vini testimonia la ricerca da parte dei consumatori di autenticità e territorialità, valori che questi terroir esprimono in modo naturale e incontestabile.
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