Vendemmia 2025 in Trentino: quando la cooperazione fa la differenza nelle annate complicate - InformaCibo

Vendemmia 2025 in Trentino: quando la cooperazione fa la differenza nelle annate complicate

Cavit coordina oltre 5.250 viticoltori su 6.350 ettari vitati. Quest'anno il monitoraggio agronomico è stato determinante per gestire una stagione caratterizzata da cambiamenti climatici sempre più frequenti

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 01/10/2025

Mentre i grappoli vengono staccati uno a uno dai filari trentini, quest’anno più che mai la vendemmia racconta una storia di precisione e coordinamento. Tra agosto e ottobre 2025, il consorzio Cavit sta gestendo una delle sfide più complesse per il settore vinicolo italiano: trasformare un’annata climaticamente instabile in vini di qualità attraverso il coordinamento di migliaia di piccoli produttori.

Un’annata che mette alla prova il sistema

La vendemmia 2025 si inserisce in un contesto che diventa ogni anno più complesso per la viticoltura italiana. “Le annate critiche sono sempre più frequenti e i cambiamenti climatici rendono sempre più necessaria la precisione in ogni fase“, spiega Andrea Faustini, responsabile del team agronomico ed enologico di Cavit. “Quest’annata ha richiesto un monitoraggio ancora più attento, con un decorso stagionale complessivamente favorevole nelle prime fasi che ha permesso un buon accumulo di pigmenti coloranti e profumi nelle bucce. È questa attenzione costante, – dalla gestione in vigna fino alla scelta del momento esatto per la raccolta – unita alla solidità del nostro sistema cooperativo, che ci permette di garantire vini coerenti e rappresentativi del territorio anche nelle annate più complesse”.

E in alcune aree della provincia di Trento, come ha sottolineato Faustini, la vendemmia ha richiesto decisioni immediate e tempistiche accelerate per portare in cantina uve di qualità ottimale, a conferma di quanto il presidio tecnico costante sia diventato un elemento imprescindibile.

I numeri di un sistema territoriale

Il consorzio trentino coordina in questi giorni la raccolta su oltre 6.350 ettari vitati, pari al 60% della superficie viticola provinciale. Un sistema che unisce 11 cantine sociali e più di 5.250 viticoltori, con una proprietà media di 1,2 ettari per socio. Numeri che fotografano la frammentazione fondiaria del territorio trentino e la risposta organizzativa che il modello cooperativo ha costruito nel tempo.

La vendemmia rappresenta ogni anno la conferma della validità del nostro modello“, spiega Lorenzo Libera, presidente di Cavit. “Migliaia di viticoltori che – coordinati attraverso il sistema cooperativo – curano con dedizione i propri appezzamenti, generano un valore che va oltre la semplice somma delle parti. È così che riusciamo a offrire, in ogni fascia di prezzo, vini che superano le aspettative del consumatore“.

vendemmia Pinot grigio a Maso Toresella
Vendemmia del Pinot Grigio a Maso Toresella (ph. Marco Simonini)

Dalla vigna alla cantina: un processo coordinato

Nei momenti di picco, la vendemmia si svolge simultaneamente in tutta la provincia. La raccolta manuale, effettuata secondo la tradizione trentina, consente la cernita diretta delle uve in vigna: i viticoltori possono escludere i grappoli acerbi o compromessi e selezionare di volta in volta solo quelli al giusto grado di maturazione. Una precisione impossibile da ottenere con sistemi meccanizzati e che garantisce una qualità superiore sin dall’inizio del processo produttivo.

Le uve raccolte dai soci arrivano nei centri di vinificazione delle cantine associate, che conferiscono poi il vino a Cavit per le successive lavorazioni fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione. Un processo che richiede organizzazione e collaborazione costante tra tutti gli attori della filiera.

Il valore della cooperazione nel mercato del vino

Il sistema integrato del consorzio permette di valorizzare le specificità di ogni appezzamento, dai vigneti in fondovalle alle colline, applicando tecniche agronomiche mirate a seconda delle caratteristiche territoriali. Questo approccio consente di sviluppare linee di prodotto specifiche per canali diversi – dalla grande distribuzione all’Horeca, fino al segmento premium – mantenendo standard qualitativi elevati e costanti.

La cooperazione non è solo il nostro modo di organizzarci, ma la nostra risposta concreta alle sfide del mercato: garantire qualità distinguibile, concreta e accessibile, valorizzando ogni territorio e ogni viticoltore che fa parte del nostro sistema

Lorenzo Libera

Il gruppo Cavit: dimensioni e mercati

Cavit Società Cooperativa è capogruppo di un gruppo che include le controllate Cesarini Sforza SpA (100%), GLV Srl (80%) e Kessler Sekt & Co KG (50,10%). Con un fatturato consolidato di oltre 253 milioni di euro nell’esercizio 2023-2024, il gruppo si posiziona tra i principali operatori del settore vitivinicolo italiano. La quota export rappresenta circa il 76% dell’intera produzione, con una presenza particolarmente rilevante negli Stati Uniti, dove Cavit risulta il marchio di vino italiano più diffuso. Un posizionamento internazionale che si appoggia sulla solidità del modello cooperativo e sulla capacità di garantire volumi e standard qualitativi costanti.

La vendemmia proseguirà fino a ottobre, distribuendosi sul territorio provinciale in base alle diverse zone di produzione e alle varietà coltivate, confermando ancora una volta come la cura artigianale di migliaia di piccoli viticoltori possa trasformarsi in un valore collettivo capace di rispondere alle sfide di un settore in continua evoluzione.

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L'Autore

Giornalista

Scrivo "nel bere e nel mare". Mi piace raccontare le storie che finiscono nei nostri bicchieri e tutto ciò che riguarda il prezioso Mediterraneo. Ne parlo su testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage (La Repubblica). Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.