Che cos’è la Gaza Cola? E che scopo ha?
La storia e i progetti dell'alternativa di nicchia alle "cole" più famose, nata da un'idea di boicottaggio e per finanziare un ospedale.
di Alessandra Favaro
Ultima Modifica: 28/10/2025
Con l’inasprirsi del conflitto israelo-palestinese, in sempre più locali impegnati in attività etiche, abbiamo visto apparire la Gaza Cola. Un’alternativa alla Coca Cola o Pepsi e compagnia cantante, ma, come riporta il sito internet del prodotto, “palestinese al 100%” e “apartheid free”.
Tutti, in questo periodo, soffrendo per il popolo martoriato dalla guerra e dai blocchi degli aiuti umanitari, abbiamo subito simpatizzato per questa bevanda come già i no global ai tempi simpatizzarono per l’arrivo in commercio della Mecca Cola ai tempi di Genova 2001.
Questa bevanda però ha qualcosa di diverso, nel senso che ha un dichiarato e importante scopo umanitario: non solo essere una sedicente alternativa etica ad altre “cole” di multinazionali, ma anche l’essere il veicolo tramite il quale raccogliere fondi per un progetto benefico: ricostruire un ospedale a Gaza, l’Al Karama Hospital.
Indice
La Gaza Cola
Gaza Cola, con la lattina rossa, verde e nera e il nome che rimbomba come uno slogan, è diventata nel giro di pochi mesi un fenomeno globale e molto social. La bibita è un prodotto di Palestine House di Londra, un’organizzazione culturale palestinese, un centro culturale che si descrive “a dynamic community and cultural centre that also operates as a private members’ club” dedicato al sostegno dei diritti palestinesi e a fornire uno spazio di incontro, lavoro e creazione per palestinesi e alleati.
Diciamo che il claim promozionale è molto entusiastico, ma è più scivoloso o meno concreto quando si scende nei dettagli delle operazioni benefiche condotte e di quanto raccolto fino ad oggi. O forse è solo difficile da trovare, chi legge potrà aiutarmi nella ricerca.
Ma come è nata?
L’idea e il fondatore
L’ideatore è Osama Qashoo, attivista palestinese-britannico, rifugiato dalla Palestina a Londra (leggi la sua intervista a Radio Popolare qui) dopo aver subito vessazioni e torture, e da anni impegnato nei movimenti di solidarietà per la Palestina. Gaza Cola è nata per offrire “un’alternativa etica” alle grandi multinazionali nel mirino di BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) di avere rapporti commerciali o logistici con Israele.
“Il boicottaggio è facile ma qual è il prodotto alternativo? Gaza Cola è la risposta.”
Il progetto nasce nel 2024, e si concretizza sotto l’ombrello della società Colagaza Ltd, registrata a Londra il 6 aprile 2024 (Companies House, Company No. 15622781). La sede è in 33 Gatliff Close, London SW1W 8QG. Osama Qashoo risulta per alcuni anni come “Person with Significant Control”, ossia il titolare dell’azienda ma non nel 2025. Qui trovate lo storico aggiornato con i dettagli dell’azienda.
Dove nasce davvero la Gaza Cola?
Nonostante il nome, la bevanda ovviamente non viene prodotta a Gaza. Secondo il quotidiano egiziano Ahram Online, la cola verrebbe fabbricata in Polonia e poi importata nel Regno Unito.
Sulle lattine e sul sito ufficiale, il marchio dichiara di essere “100 % di proprietà palestinese” e di destinare tutti i profitti alla ricostruzione dell’ospedale Al Karama Hospital, nel nord di Gaza, distrutto durante la guerra e nel frattempo organizzare un ospedale da campo finché ci sarà necessità.
Dietro la narrativa perfetta, si nascondono interrogativi legittimi che hanno sollevato alcuni dibattiti interessanti sul web. Non esistono, per ora, verifiche indipendenti o aggiornameni chiari sul sito ufficiale che mostrino quanti fondi siano stati realmente inviati a Gaza. È lecito immaginare che molti palestinesi siano assunti e coinvolti nella produzione della bevanda anche se in Europa, ma al momento non abbiamo dati in merito ed è una mia supposizione.
È un peccato che il sito ufficiale non riporti più approfondimenti in tempo reale su questo aspetto, anche perché è un’iniziativa a cui molti tengono e che vogliono supportare. Sarebbe bello poter raccontare questo aspetto.
Né è chiaro come vengano calcolati i “profitti totali”: prima o dopo tasse, costi di distribuzione, produzione estera? Ho cercato di contattare qualcuno ma sul sito ufficiale non ci sono contatti quindi ho provato a scrivere su instagram per sapere almeno dai produttori a che punto sia la raccolta fondi.
Due video per farsi un’idea
Intanto, per maggior chiarezza, integro all’articolo due video per avere una visione chiara e “neutra” del prodotto da due canali che considero molto attendibili e affidabili (anzi, seguiteli).
@vdnews.tv L’invasione di Gaza e il conseguente massacro della popolazione civile ha generato indignazione in larga parte dell’opinione pubblica, spingendo molte persone a protestare per le strade e a prendere posizione sui social. Il movimento per i diritti dei palestinesi è sempre più diffuso e partecipato, ma le sue attività non si limitano alle manifestazioni di piazza. Tra le altre cose, dal 2005 è attivo il BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) che promuove il boicottaggio di aziende e istituzioni accusate di contribuire – in modo diretto o indiretto – alle politiche repressive di Tel Aviv. Dal 7 ottobre 2023 anche questa forma di resistenza ha generato nuove attenzioni. Negli ultimi due anni si è intensificato ad esempio il boicottaggio della Coca-Cola. La ragione principale è la presenza di attività produttive nei territori della Cisgiordania occupati illegalmente da Israele. Le lattine della nota marca di bevande sono sempre più difficili da trovare in Cisgiordania, e nel frattempo si è diffusa la vendita di prodotti alternativi che imitano la cola più famosa, anche con l’obiettivo di utilizzare la popolarità del marchio per sostenere la causa palestinese. È il caso della Gaza Cola, che è stata ideata da Osama Qashoo, attivista e regista palestinese emigrato a Londra attivo nel movimento BDS. Come si legge sul sito, «Gaza Cola è al 100% di proprietà palestinese, dagli ingredienti che utilizziamo alle mani che realizzano ogni lattina. Siamo profondamente radicati nella nostra terra, e la nostra missione è quella di rafforzare la nostra comunità creando posti di lavoro, sostenendo le imprese locali e reinvestendo i nostri prodotti in progetti che contano». Da questa settimana è possibile anche in Italia comprare le lattine direttamente dal sito (gazacola.it) oppure nelle città segnalate sui canali social del progetto. Se ve lo state chiedendo, chiariamo che questo non è in alcun modo un contenuto sponsorizzato. #gaza ♬ suono originale – VDnews
Un simbolo più che un’impresa
Gaza Cola è un esperimento a cavallo tra etica e marketing. Un prodotto-manifesto, che permette di “bere una causa” più che di dissetarsi. È, in fondo, il riflesso di un’epoca in cui anche la solidarietà passa dal carrello della spesa e dal design di una lattina. Ma proprio per questo la trasparenza sul progetto merita di essere al massimo.
Se i proventi contribuiranno alla ricostruzione di Gaza, il progetto potrà essere considerato un modello di activist branding efficace. Fino ad allora, resta una promessa da verificare — e una storia che merita di essere seguita, lattina dopo lattina.
E voi l’avete provata? Cosa ne pensate?
Intanto
Qui trovate il progetto per la ricostruzione dell’ospedale
a cui è legata la vendita di Gaza Cola
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