Da botti esauste a opere di design: l'artigiano che riscrive la storia delle vecchie barrique - InformaCibo

Da botti esauste a opere di design: l’artigiano che riscrive la storia delle vecchie barrique

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 04/11/2025

Quando si parla di vino (e quando lo si beve),  la storia e il territorio si fondono inevitabilmente nel calice. Un racconto che sembrerebbe terminare nel momento della degustazione, ma che qualcuno ha trovato il modo di prolungare attraverso l’arte del legno. Al centro di questa visione c’è Mattia Franzelli, un artigiano che con il suo progetto Barriqade, a Folgaria (TN), ha scelto di dare nuova vita alle barrique esauste, trasformandole in creazioni artistiche contemporanee. Il motto che guida questa impresa è chiaro: “L’anima del vino vive ancora nel legno che racconta“.

Per l’artigiano trentino creare un oggetto significa intraprendere un viaggio che lo riporta anche a parte di sé stesso. Il legno, così come il vino, è sempre stato infatti una presenza costante nella sua vita, fin dalle immagini che gli tornano in mente dell’enoteca che suo padre aveva arredato e decorato proprio con questo materiale.

Mattia Franzelli (Barriqade) trasforma le botti di vino esauste in opere di design

L’importanza di crescere tra cantina e rispetto

Mattia Franzelli è cresciuto nel profondo rispetto del vino, della sua storia e dei suoi “veri artisti”. Fin da bambino, accompagnava suo padre e suo fratello in visita nelle varie aziende vinicole. Questa connessione sensoriale è fondamentale nella sua opera attuale: quando lavora una doga, sente sempre quel profumo tipico di cantina, quel mistero di vaniglia del rovere unito a quello del vino. Per lui, lavorare, spesso scalzo, immerso nella natura, significa respirare aria di libertà e tornare a contatto con la terra.

Per sua stessa ammissione, la sua passione più grande sta nel trovare momenti di vera intensità e unità con le persone, magari con un calice di vino in mano, in un luogo magico. E questa ricerca di connessione si riflette nel suo approccio creativo: ogni cosa che fa nasce dall’incontro con un vignaiolo. Mattia si pone in ascolto per cogliere la storia del produttore, la sua idea di accoglienza e la personalità che desidera trasmettere ai suoi vini.

Mattia Franzelli

Il passaggio dal vino all’arte

Il progetto Barriqade valorizza ciò che altri scartano. Sebbene le barrique possano avere forme diverse, doghe strette o sottili e provenienze di legno differenti, ciò che le rende uniche sono il territorio in cui hanno lavorato e i vini che hanno contribuito a elevare.

L’ambito di applicazione dell’opera di Mattia Franzelli spazia dall’arredo al design d’interni. Il legno, lavorato in chiave contemporanea, non è destinato solo a piccole opere decorative, ma soprattutto alla creazione di superfici e installazioni sartoriali per progetti più ampi. Le barrique esauste rinascono in superfici tridimensionali, texture materiche e pattern che valorizzano la struttura delle venature e le tracce cromatiche lasciate dal vino. Queste soluzioni, rigorosamente su misura, vengono integrate in architetture di pregio, come residenze, cantine, hotel e spazi retail.

La filosofia di Barriqade unisce artigianalità italiana, design sostenibile e innovazione. Il processo è interamente artigianale: si utilizzano solo tecniche manuali, il legno viene tagliato, inciso e levigato seguendo i principi dell’artigianato artistico. E ogni dettaglio è rifinito a mano. Le superfici sono poi trattate con oli naturali, cruciali per preservare la materia e valorizzarne le texture.

Le doghe, segnate dal vino e dalla stagionatura, non sono semplici finiture, ma diventano vere e proprie superfici narrative, capaci di parlare di tempo, memoria e autenticità. Franzelli desidera che, passando una mano sulle superfici dei suoi lavori, e rimanendo in ascolto con tutti i sensi, si possano raccogliere i tanti messaggi che il vignaiolo ha voluto trasmettere.

L’eredità sensoriale del rovere

Il progetto di Franzelli si afferma dunque non solo per l’innovazione nel design, ma per l’approccio profondo al recupero e alla memoria. L’artigiano trentino ha scelto di valorizzare un materiale di scarto per prolungare le mille storie che un vino può raccontare al di là della sua vita all’interno di un calice.

Il legame tra uomo, natura e materia rimane l’elemento centrale di questa storia. Perché l’intento finale non è solo l’arredo, ma l’invito a tutti noi a rimanere in ascolto con tutti i sensi, quando sfioriamo il legno, così come quando beviamo un bicchiere di buon vino.

Condividi L'Articolo

L'Autore

Giornalista

Scrivo "nel bere e nel mare". Mi piace raccontare le storie che finiscono nei nostri bicchieri e tutto ciò che riguarda il prezioso Mediterraneo. Ne parlo su testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage (La Repubblica). Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.