Il prezzo di una patatina virale
Ad Amsterdam, una friggitoria diventata famosa su TikTok ha dato il via a un “movimento” contro le patatine. Il caso racconta cosa succede a un quartiere storico quando l'algoritmo decide dove deve andare la folla.
di Alessandra Favaro
Ultima Modifica: 30/09/2026
Chi l’avrebbe detto che nella città delle droghe leggere libere e del quartiere a luci rosse, a creare polemiche e affollamenti fossero le patatine fritte… Alle undici del mattino, davanti al chiosco di fries più iconico del centro storico, la fila ha già preso forma. Sul marciapiede stretto, si allunga una coda di persone con lo smartphone in mano, pronti a filmare lo stesso momento: una vaschetta di cartone piena di patatine dorate, coperte di ogni ben di dio.
Da lì in poi, racconta un residente, fino alle nove di sera “c’è quasi sempre qualcuno in giro con una vaschetta di patatine in mano” dicono in città. E, a volte, la lascia pure in giro: per strada, su una finestra, per terra. O cade mentre si visita un negozio, trascinando con sé il profumo irresistibile ma che per alcuni olandesi sta cominciando a diventare nauseante. Un negozio di profumi e cosmetici ha affisso un cartello che richiede di non entrare con il proprio cartoccio di patatine fritte all’interno. E non è l’unico.
Le patatine arrivano in tribunale
Questa settimana, quella fila è arrivata in un’aula di giustizia. Lo scorso 29 settembre, al tribunale di Amsterdam si sono seduti uno di fronte all’altro un gruppo di residenti delle Negen Straatjes (il quartiere con le botteghe storiche) i rappresentanti della sindaca Femke Halsema e i fondatori di una friggitoria che TikTok ha reso uno dei luoghi più virali della città. La sentenza arriverà entro sei settimane. Qualunque sia l’esito, la vicenda è già diventata un simbolo: il conflitto tra un turismo guidato dagli algoritmi e chi, in quelle strade, ci vive.
Dear fries lovers
Quello di Fabel Friet è il caso più noto, (basta fare una ricerca su google) ma non è l’unico. Nel centro storico di Amsterdam le friggitorie sono numerose, d’altronde la mitica patatina fritta olandese è un must, con la sua doppia cottura e i topping sorprendenti.
Oserei dire che forse il fritto ha superato un altro profumo storico che caratterizzava la città.
La vaschetta di patatine con salse sempre più elaborate è diventata il souvenir da mangiare di chi passa di qui anche solo per un giorno. Le Negen Straatjes, le “nove stradine” che collegano i grandi canali seicenteschi tra la Raadhuisstraat e la Leidsegracht, sono uno dei punti in cui la pressione deve essere stata sofferta di più: vicoli stretti, marciapiedi minimi, botteghe indipendenti che da decenni vivono di clienti che entrano per comprare.
Basta camminare per queste strade per leggere il malumore apparire anche su qualche vetrina dei negozi. Davanti a un coffeeshop, un leggio dorato si rivolge direttamente ai clienti delle friggitorie: “Dear fries lovers, please don’t wait in front of the coffeeshop”. Sulla vetrina di un negozio di abbigliamento, tra i cappotti in pied-de-poule, un adesivo rotondo mostra un omino con la vaschetta in mano, barrato di rosso: “Please don’t wait or eat here. Thank you!”. In piccolo, sotto il disegno, c’è la firma: è un’iniziativa della stessa Fabel Friet, che sta cercando di fare il suo meglio per contenere il fenomeno delle patatine virali.
Sono piccoli segnali, ma raccontano bene la situazione. Il problema non sono tanto le friggitorie, che in molti casi provano a gestire code e rifiuti, quanto un certo tipo di turista, maleducato e ossessionato dai fenomeni virali. Arriva con il video già in testa, fa la fila per l’inquadratura, mangia davanti a una porta che non è la sua e lascia la vaschetta a metà sul davanzale della finestra più vicina.
O peggio: ci sono turisti fotografano le patatine con il locale sullo sfondo, non le finiscono e danno gli avanzi agli uccelli, per divertimento. Con tanto di arrivo di gabbiani e altri animali per farsi una scorpacciata di fries con doppia cottura.
Fabel Friet ha risposto con un elenco di misure. Tre addetti alla gestione della fila nei giorni feriali e quattro nel fine settimana, uno dei quali si occupa soltanto di impedire che i clienti mangino davanti alle case o si siedano sui gradini. Una collaborazione con la Stichting Koffiehuis, un’impresa sociale che dà lavoro a persone senza fissa dimora: i cestini pubblici vengono svuotati 24 volte al giorno e i rifiuti raccolti tre volte al giorno. E un dato che i fondatori ripetono spesso: il locale dà lavoro a 130 amsterdamesi, molti giovani del quartiere.
Sono state aperte anche altre sedi, che hanno diluito la coda e chi scrive infatti non l’ha vista. Non sono nemmeno sicura se il fenomeno sia legato alle code di FF oppure se anche le altre friggitorie (ci sono spesso code davanti a ognuna di loro in centro) acquiscono il fenomeno. Almeno quello dell’abbandono dei rifiuti.
Ma la questione centrale resta: quanto un fenomeno virale può essere controproducente per attività, solo a causa della maleducazione e dell’affollamento?
Fonti: AT5, NH Nieuws, Algemeen Dagblad, Het Parool (tramite NL Times, DutchNews e Ground News), NOS, Mr. Online, RetailTrends, Binnenlands Bestuur, KHN, CBRE, Università di Amsterdam, GroenLinks Amsterdam, Stadsdorp Gracht en Straatjes, FavorFlav, MarketingTribune, Frituurwereld, Indebuurt. I link sono indicati nel testo.
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