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A Parma nasce l’impresa che fa scuola. Ecco Food Farm 4.0

Gli studenti a scuola di fattoria per lavorare nell’agroalimentare. La produzione prenderà il via a metà novembre

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 22/10/2019

A Parma è nato il primo “Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità” chiamato Food Farm 4.0.

L’obiettivo è ambizioso perché ha l’obiettivo di formare giovani motivati a fare impresa nel settore dell’agroalimentare, offrendo agli studenti già avviati su un percorso scolastico agroindustriale o alberghiero l’opportunità di confrontarsi con le necessità della filiera.

Questo vuol dire che con Food Farm 4.0 il lavoro e la scuola s’incontrano per generare una nuova concezione di “azienda” proprio a Parma, capitale della food valley italiana.

Il Laboratorio mette in rete 6 istituti scolastici parmensi, con l’Istituto di Istruzione Superiore Bocchialini Galilei di Parma capofila del progetto, e alcune importanti aziende del territorio per la realizzazione di una struttura dotata di tre impianti pilota per le trasformazioni agroalimentari (conserve alimentari, prodotti caseari e bakery), una linea per il confezionamento e un laboratorio per le analisi chimiche.

Food Farm 4.0 permette agli studenti di sviluppare competenze e avvicinarsi all’innovazione attraverso la pratica e sarà a disposizione delle aziende che qui potranno acquisire competenze professionali sulle principali lavorazioni agroalimentari tipiche.

L’iniziativa nasce grazie a Fondazione Cariparma, che ha investito circa 480.000 euro e gli imprenditori del territorio da Barilla (che ha messo 80.000 euro) all’associazione per lo sviluppo sociale “Parma io ci sto!”, che comprende da Chiesi Farmaceutica a Mutti del pomodoro.

La produzione prenderà il via a metà novembre e da dicembre i prodotti a marchio Bontà di Parma saranno in vendita nei supermercati del territorio.

Il progetto ha l’ambizione di diventare sostenibile.

Il commento di Alessandro Chiesi

 “Food Farm 4.0 è l’evidenza della produttività della collaborazione pubblico-privato – dice  Alessandro Chiesi – e di come possa generare opportunità per le istituzioni, in questo caso la scuola, ma anche per le aziende, che potranno collaborare con l’impianto per sperimentare. Spero che sia solo l’inizio di una prassi che coinvolga poi anche altri settori, tra cui per esempio il pharma”.

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