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Caffè: per gli italiani è uno dei piaceri della vita e manca l’esperienza al bar

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 11/01/2021

Ah che bellu ccaffè! Lo cantava anche Fabrizio De André in Don Raffaè: il caffè per gli italiani è un piacere irrinunciabile, un rito dalla forte valenza anche sociale.

Nella tazzina c’è il tradizionale fine pranzo ma anche l’occasione collettiva di scambiare due chiacchiere, quel “Ci beviamo un caffè?” che contiene un invito, la condivisione di un attimo denso di significato, tra le mura di casa così come al bar.

E proprio il caffè al bar, istituzione tipica italiana, ha pagato il pegno della pandemia: le chiusure sancite dai vari Dpcm per contenere la diffusione del contagio ha privato gli italiani di un rito al quale sono molto legati.

Lo conferma la sesta edizione dell’indagine Gli Italiani e il caffè, condotta da AstraRicerche per Consorzio Promozione Caffè su un campione rappresentativo di 1.000 individui, di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Il rito del caffè

italiani e caffè

I numeri parlano chiaro: oltre il 96% degli intervistati consuma caffè o bevande a base di caffè, un dato rimasto invariato dal 2014.

La media di tazzine giornaliere consumate dagli italiani? Quattro su 10 ne consumano due o tre, altrettanti almeno tre o quattro caffè al giorno. Il consumo aumenta con l’età ed è maggiore al Sud Italia e nelle grandi città. 

Rimane altissimo, oltre il 90%, il consumo di caffè a casa ma diminuisce per ovvie ragioni il caffè al bar: per il 65% rimane questo uno dei luoghi preferiti, percentuale sempre alta ma che risente ovviamente delle restrizioni sugli spostamenti e del lockdown. Del bar, rivela l’indagine, piacciono la bontà del caffè, così come la pulizia e l’atmosfera del locale.

Calano, per gli stessi motivi, anche i caffè consumati a casa di amici e parenti, nel luogo di lavoro o di studio e nei distributori automatici dei luoghi pubblici.

Il caffè al bar

caffè al bar

Il Covid-19 ci ha costretti all’isolamento, togliendoci gran parte delle esperienze collettive che fino all’anno scorso facevano parte della nostra vita quotidiana.

Non stupisce, quindi, che oltre il 60% degli italiani intervistati ha sentito la mancanza del rito del caffè al bar: soprattutto è mancata la routine dell’inizio di giornata, l’incontro con gli amici e l’inconfondibile gusto del caffè preparato dietro al bancone.

Ma non solo: per il 65% dei lavoratori e degli studenti il caffè equivale anche a una pausa nel luogo di lavoro o di studio, un’occasione per approfondire i legami, staccare la mente e alleggerire la giornata.

Dalla moka alle cialde

Tra i cambiamenti più rilevanti c’è la preparazione del caffè: la moka, per decenni protagonista in cucina, oggi viene usata dal 37% degli italiani. A farle concorrenza c’è la macchina con cialde o capsule, ormai preferita da quasi il 40% degli italiani.

Una questione emotiva

Il Covid non ha scalfito il rapporto emotivo che da sempre lega gli italiani al caffè: la tazzina è infatti associata a pensieri di benessere e a sensazioni di comfort e calore.

Per l’85%, infatti, prendere un caffè significa concedersi una pausa: anzi, l’84% lo considera un simbolo dell’italianità e l’83% lo definisce uno dei piaceri della vita. L’82% lo associa al pretesto per fare quattro chiacchiere con amici o colleghi di lavoro. 

Anche a livello personale, per quasi sei persone su 10 bere un buon caffè è un piacere e per poco meno della metà degli intervistati rappresenta un momento di relax. Un quarto degli italiani lo considera una pausa per rilassarsi durante la giornata; addirittura, per un terzo è un momento “introspettivo”, da vivere da soli.

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici