Cibi ultra-processati sotto osservazione: i cardiologi europei chiedono più attenzione nella pratica clinica
Pubblicato sull’European Heart Journal un documento di consenso della Società Europea di Cardiologia coordinato anche dall’Università dell’Insubria: il consumo elevato di alimenti ultra-processati è associato a un aumento del rischio cardiovascolare
di Alessandra Favaro
Ultima Modifica: 07/05/2026
Gli alimenti ultra-processati entrano ufficialmente nel radar della cardiologia europea. A lanciare il segnale è un nuovo documento di consenso pubblicato sull’European Society of Cardiology European Heart Journal, che invita i cardiologi a valutare in modo sistematico il consumo di questi prodotti nella pratica clinica quotidiana, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare.
Il documento è stato elaborato dal Council for Cardiology Practice della European Society of Cardiology e dalla European Association of Preventive Cardiology insieme a un gruppo internazionale di esperti coordinato da Luigina Guasti (nella foto in alto), Marialaura Bonaccio, Massimo Piepoli e Licia Iacoviello.
L’obiettivo è fornire strumenti pratici ai cardiologi per integrare nella prevenzione cardiovascolare non solo l’analisi dei nutrienti, ma anche il grado di trasformazione industriale degli alimenti. Secondo gli autori, infatti, il consumo elevato di alimenti ultra-processati è associato a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari, mortalità cardiovascolare, obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattia renale cronica.
Tra i dati riportati nel documento emerge che gli adulti con il più alto consumo di alimenti ultra-processati presentano fino al 19% in più di rischio di malattie cardiache, il 13% in più di rischio di fibrillazione atriale e fino al 65% in più di rischio di mortalità cardiovascolare rispetto a chi ne consuma quantità ridotte.
«Gli alimenti ultra-processati, prodotti con ingredienti industriali e additivi, hanno progressivamente sostituito molti modelli alimentari tradizionali – spiega Luigina Guasti, professoressa associata di Medicina Interna all’Università degli Studi dell’Insubria –. Le ricerche internazionali suggeriscono che questi alimenti siano associati a diversi fattori di rischio cardiovascolare, come obesità, diabete e ipertensione, oltre che al rischio di sviluppare malattie cardiache e di morirne. Tuttavia, questa consapevolezza non è ancora entrata pienamente nella pratica clinica cardiologica».
Secondo il documento, il problema non riguarda soltanto il contenuto di zuccheri, sale o grassi poco salutari. Gli esperti richiamano infatti l’attenzione anche sugli additivi, sui contaminanti derivati dai processi industriali e sulle modifiche strutturali degli alimenti, che potrebbero favorire infiammazione, alterazioni metaboliche, squilibri del microbiota intestinale e sovralimentazione.
«Le associazioni tra alimenti ultra-processati e malattie cardiovascolari sono coerenti e biologicamente plausibili – osserva Marialaura Bonaccio, epidemiologa senior dell’Irccs Neuromed –. Gli alimenti ultra-processati aumentano il rischio cardiovascolare soprattutto favorendo obesità, diabete, ipertensione e alterazioni dei grassi nel sangue».
Il documento sottolinea inoltre come molte linee guida alimentari continuino ancora oggi a concentrarsi prevalentemente sui nutrienti, dedicando meno attenzione al livello di trasformazione industriale dei prodotti. Un aspetto che, secondo gli autori, dovrà entrare sempre di più nelle strategie di prevenzione.
«Anche prodotti con un buon profilo nutrizionale possono risultare dannosi se altamente processati», ricorda Licia Iacoviello dell’Università Lum e dell’Irccs Neuromed.
Gli esperti chiedono infine ulteriori studi a lungo termine per comprendere meglio gli effetti della riduzione degli alimenti ultra-processati sulla salute cardiovascolare e per definire indicazioni sempre più precise da applicare sia nella pratica clinica sia nei programmi di prevenzione rivolti alla popolazione sana.
La European Society of Cardiology riunisce professionisti della salute provenienti da oltre 150 Paesi, con l’obiettivo di promuovere il progresso della medicina cardiovascolare e contribuire a una vita più lunga e sana per le persone. L’European Heart Journal è la rivista di riferimento della European Society of Cardiology. È pubblicata per conto dell’ESC da Oxford Journals, divisione della Oxford University Press.
L’articolo, intitolato «Ultra-processed foods, lifestyle management, and cardiovascular diseases: a clinical consensus statement of the European Society of Cardiology Council for Cardiology Practice and the European Association of Preventive Cardiology of the European Society of Cardiology”, by Luigina Guasti et al. European Heart Journal, è reperibile al link: https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehag226
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