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Confesercenti Parma: lettera al presidente della regione Stefano Bonaccini per futuro delle imprese

Nella lettera si fotografa la drammatica situazione di crisi e incertezza che stanno vivendo le imprese di Parma

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 09/01/2021

In una lettera rivolta al Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, Confesercenti Parma fotografa la drammatica situazione di crisi e incertezza che stanno vivendo le imprese di Parma e sollecita un incontro con la massima autorità regionale nella sua veste di presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, per “valutare le politiche più adeguate per garantire la sopravvivenza e il futuro delle imprese del terziario e dei servizi e del valore occupazionale che rappresentano da sostenere nei tavoli di concertazione nazionale”.

La missiva, indirizzata anche all’assessore al Commercio e al Turismo Andrea Corsini sottolinea come Confesercenti Parma riceva dalle imprese del territorio quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione. Le imprese avvertono sempre di più un forte accanimento verso il proprio lavoro e si sentono private di ogni possibile programmazione dell’attività futura. Ad esasperare una situazione di per sé già drammatica la difficoltà di comprendere il senso delle decisioni del Governo che mancano di pianificazione e certezze e di conseguenza incidono pesantemente sulla vita stessa delle nostre imprese.

Non è accettabile questa assenza di programmazione e trasparenza – riporta la Presidente di Confesercenti Parma Francesca Chittolini – con provvedimenti che cambiano ogni pochi giorni senza un orizzonte temporale ed una strategia definiti. Come si può pianificare l’attività della propria impresa? Che prospettive si possono dare a dipendenti e collaboratori senza alcun tipo di certezza nel futuro, nemmeno nel futuro a brevissimo termine?”.

Una situazione inaccettabile che ha investito e investe i pubblici esercenti, il mondo del turismo, dell’intrattenimento e della cultura, ma anche il commercio non alimentare. In particolare i negozi di vicinato del centro storico e dei quartieri duramente colpiti dalle limitazioni alla circolazione e dallo smart working. Attività che nel periodo più importante dell’anno per i loro bilanci hanno registrato perdite che hanno toccato l’80 per cento del proprio fatturato.

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