Corridoio Adriatico, Abruzzo, Marche, Molise e Puglia intesa strategica - InformaCibo

Corridoio Adriatico, Abruzzo, Marche, Molise e Puglia intesa strategica

Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha sottolineato che il problema del ritardo infrastrutturale vale sia per la dorsale appenninica, e quindi per le aree interne, che per la fascia costiera

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 24/10/2020

Un grande progetto strategico per lo sviluppo della Dorsale adriatica centro meridionale è stato approvato dalle Regioni Abruzzo, Marche, Molise e Puglia.

 Una nuova strategia da proporre al Governo nazionale e all’Europa

Un protocollo d’intesa per definire una strategia unitaria di sviluppo, da sottoporre al Governo centrale, sui temi legati al potenziamento della dorsale adriatica centromeridionale è stato firmato siglato, questa mattina, a Pescara, nella sede della Provincia, dalle Regioni Abruzzo, Marche e Molise.

A siglare l’intesa sarà presto anche la Regione Puglia, dal momento che il presidente Michele Emiliano non ha partecipato all’incontro perché trattenuto in Puglia da problematiche legate alla gestione dell’emergenza covid-19.

È intervenuto, però, in collegamento video, il capo di Gabinetto della Regione Puglia, Claudio Michele Stefanazzi. Alla riunione tecnica che ha preceduto la conferenza stampa hanno preso parte, invece, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, quello delle Marche, Francesco Acquaroli, il presidente molisano Donato Toma, e l’assessore pugliese con delega ai Trasporti, Giovanni Giannini.

Le parole del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio

Abbiamo condiviso un protocollo per lo sviluppo del Corridoio Adriatico – ha esordito Marsilio, nella veste di coordinatore dei presidenti delle quattro Regioni adriatiche, “ed è forse la prima volta, da quando esistono le Regioni, che si fa un ragionamento di così ampio respiro. Una situazione nuova che mette queste Regioni nelle condizioni di proporre al Governo nazionale e, per il suo tramite, all’Europa, il tema del recupero del divario infrastrutturale che colpisce la dorsale adriatica centromeridionale. Infatti, – ha aggiunto – se con l’Unità d’Italia è nata la questione meridionale, cioè il divario tra nord e sud, nel corso del tempo è emerso anche quella legata al gap tra est ed ovest. La dorsale tirrenica, – ha spiegato – facendo leva sull’esistenza di metropoli come Roma e Napoli e su quella di grandi centri urbani, si è via via avvantaggiata secondo una logica costi-benefici”. Marsilio ha sottolineato che il problema del ritardo infrastrutturale vale sia per la dorsale appenninica, e quindi per le aree interne, che per la fascia costiera.

“Negli anni, – ha affermato – questo divario ha fatto in modo che, mentre sulla dorsale tirrenica, i treni corrono fino a 300 chilometri all’ora, sul versante adriatico non raggiungono neppure i 200 chilometri all’ora. Gli interventi che intendiamo sollecitare possono portare i treni, nell’immediato, a raggiungere almeno i 200 chilometri all’ora di media sull’intero tracciato per poi aprire un capitolo di trattativa con il Governo per progettare una vera nuova Alta Velocità che possa diminuire le differenze sia in relazione al trasporto merci che per quello del trasporto dei passeggeri. Questo  sia nell’ottica di favorire il turismo che per lo sviluppo dei traffici commerciali”.

Un capitolo simile è quello del potenziamento dell’arteria autostradale. “La A14, – ha detto ancora Marsilio – è un’autostrada vecchia e superata, ha una terza coria che si interrompe a Porto S.Elpidio servendo solo gran parte delle Marche ma tagliando fuori Abruzzo, Molise e Puglia. C’è poi una condizione di sottosviluppo dei porti e degli aeroporti in questa area vasta interregionale. Ora, – ha concluso – visto che l’enemgenza Covid-19 sta provocando una risposta sia da parte del Governo nazionale che dell’Europa, puntiamo ad inserci nel dibattito legato al piano di resilienza e recupero che si sta facendo a livello nazionale con la forza di quattro Regioni che mettono insieme circa 7 milioni di abitanti, più del 10 per cento della popolazione italiana”.

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