Cucina italiana nel mondo, prima per potenziale di crescita

Davanti a Giappone e Francia. A rivelarlo è un ricerca di Deloitte che analizza lo stato di salute del mercato della ristorazione a livello globale e locale. Nel 2018 il giro di affari sfiora i 300 miliardi di euro (+10,6% sul 2016).

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 27/11/2019

E’ italiana la cucina con il maggiore potenziale di crescita all’estero. Poi, arriva quella giapponese e francesce. Il dato arriva dal rapporto “Italian Cuisine Market Monitor”, condotto da Deloitte, che ha analizzato lo stato di salute del mercato della ristorazione a livello mondiale e locale. Un mercato che ha archiviato il 2018 con un giro di affari complessivo di 2.563 miliardi di euro, di cui il 46% realizzato nell’area Asia-Pacifico, che ha trainato la crescita del food service riportando un tasso di crescita annuo nel periodo 2014-2018 (Cagr) del +4,1%, davanti a Nord America (+2%) ed Europa (+1,2%).

Cresce il food service

Anche le stime per il periodo 2018-2022 sono positive, sebbene ad un ritmo leggermente più moderato (2,4%), generato in larga parte dalla performance dell’area Asia-Pacifico (+2,7%) e del resto del mondo (+3,8%). “L’espansione del mercato food service è favorita dalle abitudini di acquisto nelle diverse aree geografiche. Ad esempio, il consumo di pasti fuori casa è diffuso nell’area Asia-Pacifico, con le convenienti offerte degli ‘street stalls’, cioè chioschi e street food, che si confermano il canale più competitivo nella regione – spiega Tommaso Nastasi, partner di Deloitte -. L’andamento positivo in Nord America è invece condizionato dai gusti dei consumatori, che scelgono il pasto ‘out of home’ considerando le diverse cucine nazionali, più ancora di fattori come qualità, prezzo o location. Per contro, in paesi come l’Italia, la convivialità rimane la principale motivazione alla base dei consumi fuori casa”.

Usa e Cina, primi mercati

Nel 2018, il giro d’affari della cucina italiana nel mondo ha raggiunto quota 229 miliardi di euro, in crescita del 10,6% rispetto al 2016. Di questi, solo 39 sono stati realizzati all’interno dei confini nazionali, rendendo di fatto l’Italia il terzo mercato dopo Cina e Stati Uniti. Con 71 miliardi, la Cina è il primo mercato per valore sul totale della ristorazione nel Paese, con una penetrazione pari al 15,8%. Sono invece gli Stati Uniti a riportare il tasso di penetrazione maggiore, pari al 35,7%, e un giro d’affari complessivo di 69 miliardi di euro. Seppure con valori più contenuto rispetto alla top 3, anche India e Brasile dimostrano un’alta penetrazione della cucina italiana (rispettivamente 24,9% e 28,2%). In Europa, invece, i principali mercati sono Regno Unito, Spagna e Francia, per cui la ristorazione italiana pesa tra i 4 e i 3 miliardi di euro.

Chef italiani cercansi

Se la cucina italiana è considerata quella con più margini di crescita a livello mondiale, di pari passo anche i cuochi e chef italiani sono quelli che possono contare sulle migliori opportunità di lavoro all’estero. “Confermano questo trend anche due aspetti legati alla nostra realtà – spiega Andrea Sinigaglia general manager di Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana -. Il primo è la crescente e continua presenza di studenti internazionali nella nostra scuola, provenienti da oltre 80 Paesi del mondo. Il secondo, che avvalora ulteriormente questo dato, è il livello di occupazione dei diplomati della scuola che si attesta intorno al 93% entro i 6 mesi dal completamento del corso. I nostri diplomati infatti, sono fortemente richiesti tanto a livello nazionale che internazionale come ambasciatori dell’originale e contemporanea tradizione gastronomica del nostro Paese”.

Ristorazione del futuro

Il ristorante rimane il luogo dell’esperienza, dove al piacere della cucina si affianca l’intrattenimento, come dimostra la crescente popolarità dei “designer restaurant”. A lato di soluzioni più esclusive prende piede il formato dei “grocerant”, ibrido tra supermercato e ristorante, che attira l’interesse dei consumatori attenti alla convenienza e all’accessibilità dell’offerta. Si conferma la volontà del consumatore di compiere scelte informate, supportate in molti casi dalle numerose opzioni di delivery, per cui la forma principale rimane il “platform-to-consumer delivery”. Si stima che il mercato del food delivery ammonterà a oltre 95 miliardi di euro nel 2019 (+17,5% sul 2018), confermandosi un servizio fondamentale per ristoranti e supermercati.

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L'Autore

giornalista Osservaitalia