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“Due passi nel Roero”, il racconto di Fabrizio Salce

La gente del Roero: "persone vere, oneste e affidabili, figli di generazioni che hanno sempre lavorato sodo: sacrifici e sofferenza, lavoro e rinunce"

di Collaboratori

Ultima Modifica: 09/01/2021

Si chiama Roero ed è un lembo di Piemonte in Provincia di Cuneo situato tra le Langhe, il Monferrato e la provincia di Torino.

E’ qui, su questa terra Sabauda che vorrei, sia pure virtualmente, portarvi in questo viaggio. Nel corso dei miei tanti lavori televisivi ho spesso decantato i frutti e le bellezze paesaggistiche e architettoniche di questo anfratto territoriale. Si perché il Roero è tutto un susseguirsi di vigneti e frutteti, boschi e orti, torri e castelli il tutto straordinariamente incastonato nelle rocche. Le rocche sono di fatto l’elemento fondamentale di questo paesaggio, un fenomeno geologico di erosione che ha origine nella notte dei tempi, e che continua ancora oggi influenzando la vita dell’uomo. Circa 250.000 anni fa il fiume Tanaro per opera dell’erosione di un altro fiume subì una deviazione del suo corso. L’evento, definito dagli studiosi Cattura del Tanaro, provocò una serie di sconvolgimenti considerevoli nelle vallate di scorrimento. I corsi d’acqua del Roero cominciarono ad arretrare verso la nuova valle del Tanaro, creando forre profonde e pittoreschi calanchi sui terreni sabbiosi dell’Astiano.

Il fenomeno millenario modellò così un ambiente, visibile ancora oggi, contrassegnato da splendide colline che si alternano a voragini profonde che possono raggiungere alcune centinaia di metri di dislivello.

E’ pertanto facile imbattersi, grazie alle pareti sabbiose, in guglie bellissime e splendidi anfiteatri naturali. Tutto questo rende l’ecosistema delle Rocche molto delicato, sono infatti diversi i microclimi che coesistono in pochi metri di differenza di altitudine. Si passa dal secco delle creste sulle alture, all’umido degli ambienti posti in fondo ai burroni. Le terre sabbiose poi, testimoniano un passato remoto marino, motivo per cui non è così difficile trovare incastrate tra le pareti del terreno varie tipologie di fossili. Attualmente sono poco più di venti i comuni del Roero, e ovunque registriamo la presenza di un castello o di una torre, come rimanenza di un antico maniero o come un valido punto strategico per l’avvistamento. E’ la conferma di un nobile passato recente sapientemente miscelato con il lavoro contadino. Nelle vicinanze di Bra, la città Roerina più grande, possiamo viaggiare attraversando la valle degli orti. Qui la produzione agricola propone ortaggi di prima scelta e le tante serre, osservate dalle colline adiacenti, sembrano all’occhio umano richiamare il mare di un tempo. Le serre appaiono come una dolce distesa di acqua.

I grandi castagni secolari abitano parte del territorio e la produzione di castagne si conferma di ottima qualità. Ci sono poi i noccioleti con la famosa nocciola del Piemonte, e i frutteti con le rinomate pesche oppure con le pere autoctone della Madernassa. E’ una pera straordinaria in cottura ma, in tutta sincerità, io l’apprezzo molto anche cruda: solida, compatta, dalla dolcezza equilibrata.

Nebbiolo

Anche la produzione delle fragole è stata per decenni fonte di reddito per il comparto agricolo e ancora oggi sono molte le famiglie contadine che continuano a produrle. Viaggiando si arriva così al vino e quello buono qui non manca di certo. Provo sempre un grande piacere nel vedere una presenza sempre più evidente nei ristoranti e nelle enoteche d’Italia dell’Arneis, il bianco del Roero per eccellenza, e la cosa interessante è che si trovano quasi tutte le etichette, a conferma di un’alta media qualitativa del prodotto; così come il grande rosso: il Roero che, a mio modesto parere, in certe sue espressioni nulla ha da invidiare ai più prestigiosi Barolo e Barbaresco, evidenziando quella straordinaria versatilità che il vitigno Nebbiolo può esprimere  a seconda del territorio.

Poi ci sono la Barbera, la Favorita, vini che assumono differenti sfumature dovute alle diverse esposizioni delle vigne: quelle vigne affascinanti, che rendono questa terra, uno dei siti più belli di tutta la regione Piemonte. Percorrendo le strade che portano da una collina all’altra e andando a trovare i produttori di vino, si può avere la fortuna di visitare un Crutin. E’ il termine dialettale che contraddistingue le vecchie cantine scavate nelle rocche.

Inutile dire che oltre ad essere meravigliose sono un inconfutabile documento del passato quando, oltre al vino, venivano stivati all’interno gli alimenti per il loro mantenimento ed erano il luogo ideale per le veglie serali. Uno dei Crutin più belli lo potevate trovare nel Comune di Montaldo Roero (una recente frana ne ha occluso una parte), piccolo paese famoso per il suo rinomato Presepe Vivente e per la borgata chiamata “i Martini” dove l’aria è pura e genuina e le case sono circondate da castagneti secolari e generosi noccioleti: un vero paradiso terrestre dove la vita scorre piacevolmente con il canto della natura incontaminata. Viverci è un privilegio per pochi.

Ciabòt tipiche costruzioni rurali

Ma c’è un altro elemento tipico del mondo del vino di questa terra. Se avrete infatti l’occasione di passeggiare tra i filari di questi bricchi, non sarà difficile imbattervi in qualche classico Ciabòt (tipica costruzione in muratura destinata al ricovero degli attrezzi e non solo…) e, se vi verrà da pensare che ognuna di queste strutture abbia una storia da raccontarvi in sordina, sappiate già da ora che non vi sbagliate. Negli ultimi anni molti Ciabot sono stati ristrutturati e rivalutati, alcuni solo come pura espressione di architettura rurale, altri sono diventati sale di degustazione e in un caso parte integrante di un complesso per la ricezione turistica con all’interno delle stanze da letto.

Sul territorio non mancano poi gli allevamenti di bestiame, bovini di razza piemontese in particolare, ma anche gli asparagi, le tinche e i pregiati tartufi.

La gente del Roero, quella autoctona può apparire, a chi viene da fuori, un pochino testona, fredda, chiusa e diffidente, piemontesi classici in poche parole, ma quando entri nei loro cuori ti accorgi subito di come l’apparenza possa ingannare. Sono persone vere, oneste e affidabili, figli di generazioni che hanno sempre lavorato sodo: sacrifici e sofferenza, lavoro e rinunce.

In realtà tutta la storia del Roero è una storia antica, fatta di famiglie nobili e di tanti anonimi contadini, ricca di leggende e di Masche. Già, le Masche. Se ne parla da secoli, probabilmente dalla fine del 1400: le Masche sono Donne o Streghe? Le tradizioni narrano di donne che vivono da sole, lontano dal paese, spesso in cascine isolate circondate da fitti boschi. La vedovanza riecheggia sovente e la povertà in conseguenza al triste evento. Mendicano, sono aggressive o forse spaventano solo con le loro trasformazioni, di sicuro sono premonitrici di sventura e non te le levi di dosso: sono loro a decidere di andarsene. Sulle Masche la fantasia popolare non ha limiti ed bello ascoltare alla sera di fronte al camino, al fianco della stufa, o meglio ancora in un Crutin gli anziani che raccontano le storie udite sin dalla loro infanzia. D’altronde anche queste storie sono Roero.

Nei miei viaggi di lavoro attraverso questa terra di Piemonte sono indimenticabili i momenti trascorsi tra la quiete del verde smeraldo delle colline e dal fresco profumo di frutta, tra cantine con grandi vini e i Ciabot in mezzo alle vigne, tra castelli e rocche.

Un Roero tanto affascinante e così facile da amare.

I bovini di razza piemontese

A cura di Fabrizio Salce

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