Mario Piccini “Mercato difficilissimo, ma ce la siamo cavata”. E la lettera a Fontana per dirgli…

Intervista all'imprenditore toscano del gruppo Piccini: strategie e riflessioni per il futuro e una considerazione "Il vino italiano non va relegato alla movida ma considerato un'eccellenza del made in Italy"

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 27/10/2020

Il gruppo Piccini è un viaggio attraverso 3 regioni: le 4 tenute, che insieme contano oltre 200 ettari di vigneti, sono la Fattoria di Valiano, azienda del Chianti Classico, in provincia di Siena, appartenente al territorio di Castelnuovo Berardenga; poi si passa alla Tenuta Moraia, lungo la costa toscana, in Maremma. Fuori dalla Toscana, si approda ai territori vulcanici: in Basilicata, nei 15 ettari vitati della Regio Cantina, dove viene prodotto l’Aglianico del Vulture. E infine in Sicilia, nei 15 ettari della tenuta di Torre Mora, un luogo suggestivo sul versante nord est dell’Etna, tra i 650 e gli 800 metri, tra i comuni di Castiglione e Linguaglossa.

“La tenuta di Montalcino Villa al Cortile dopo 6-7 anni di affitto è persa; pensavamo non ci sarebbero state interferenze invece all’ultima asta, nonostante avessimo investito per vasche che perdevano e tutto il resto fino a 700 mila euro, c’è stato un concorrente che ha messo sul piatto il 20-30% in più. Sia pure a malincuore abbiamo rinunciato e comunque i vini di Villa al Cortile fino al 2019 sono nostri (quest’anno è uscita la 2015 ndr)”: Mario Piccini (foto in alto) è amareggiato per aver ceduto la gemma di Montalcino, ma ha subito individuato un’alternativa.

“L’anno prossimo – rivela l’imprenditore toscano – potremmo prendere in affitto a Montalcino un’altra tenuta con 8 ettari di vigna. E in futuro potrebbe aprirsi l’opzione dell’acquisto”.

L’anno scorso l’azienda toscana ha realizzato ricavi complessivi per 63 milioni (di cui 6 dalle tenute agricole), con 16 milioni di bottiglie (di queste 400mila bag in box), a predominanza Chianti Classico. Il fatturato deriva per il 90% dalle vendite nella grande distribuzione: sugli scaffali di Esselunga, Metro, Carrefour, Coop, Conad, Aldi e Autogrill, Piccini è presente sia con il proprio brand sia con il marchio del distributore. L’export raggiunge 72 paesi.

Che è successo fino a settembre?

Mercato difficilissimo, ma ce la siamo cavata. Nei primi 9 mesi dell’anno siamo cresciuti in Italia dell’8,3% e all’estero del 9,2%. La forte presenza nella distribuzione moderna ha contribuito al balzo del fatturato anche se in aprile eravamo praticamente fermi, in maggio e giugno è partita la ripresa e in luglio e agosto è arrivato il boom delle vendite. Questa è la conferma che per la grande distribuzione siamo un partner serio e credibile. Del resto il nostro rapporto qualità/prezzo è riconosciuto dai consumatori.

Negli ultimi 7 anni avete cambiato pelle e investito tanto…

E’ stata una lunga cavalcata. Nel 2013 abbiamo acquisito la Regio Cantina nel Vulture e nel 2016 la Torre Mora sull’Etna. Tre anni fa abbiamo rilevato lo stabilimento di Casole d’Elsa e due anni fa la cooperativa Agricoltori del Chianti Geografico per oltre 7 milioni. Nel 2019 abbiamo aperto gli uffici di Shanghai e quest’anno abbiamo avviato il polo produttivo di Casole.

A Casole avete investito 13 milioni: perché?

Abbiamo avviato il nuovo centro di distribuzione del gruppo da 17 mila mq che raccoglie vari pezzi della produzione in precedenza sparsi in vari comuni. Oggi sono installate tre linee di imbottigliamento e si è ottimizzato la gestione delle merci con notevoli tagli dei costi di logistica e magazzini. Prima di noi, nel sito di Casole operava una società di statuette di gesso con 400 addetti e un accordo con la Walt Disney.

Sono finiti gli investimenti?

Assolutamente no. Ci sono momenti storici in cui bisogna cogliere le occasioni. Per esempio per noi è stato strategico acquisire il Chianti Geografico e a breve investiremo 3 milioni per il potenziamento delle cantine. Altri investimenti sono destinati a rafforzare la produzione di spumanti e l’automazione del magazzino di Casole. Infine servirà un milione nel sito di Castellina per l’affinamento in legno e bottiglia. In conclusione, sono 30 anni che reinvestiamo tutto e non distribuiamo dividendi.

Qual è la situazione finanziaria del gruppo in seguito agli investimenti?

Guardi abbiamo da 155 a 160 mila quintali di vino in giacenza: sono le immobilizzazioni che mi danno problema non gli investimenti. Sono consapevole di essere sovradimensionato di 1,5 volte rispetto alla mia taglia, ma ho scommesso sul futuro. Copriamo i mercati dal Sudafrica al Giappone perché devo pensare al futuro. Bussano alla nostra porta 3 fondi d’investimento alla settimana, ma noi abbiamo bisogno per i nipoti e non per i prossimi 5 anni.
Nel 2016 avete emesso un minibond da 5 milioni e nel bilancio 2018 la posizione finanziari netta del gruppo è negativa per 25,5 milioni.

Cos’è successo nel 2019?

Il debito è leggermente salito e oggi abbiamo allo studio l’emissione di un altro bond: probabilmente all’inizio del 2021, Ci piacerebbe fosse sempre di 5 milioni. Entro il 2020 invece avvieremo una manovra di destoccaggio che ha l’obiettivo di ridurre il circolante.

Cosa pensa del braccio di ferro tra Chianti e Chianti Classico?

E‘ una lotta insensata. Da toscano ho il cuore spezzato. Non c’è un vino più buona dell’altro, ma un vino per un’occasione e un vino per un’altra occasione.

A metà ottobre ha inviato una lettera aperta al governatore della regione Lombardia Attilio Fontana, dopo la pubblicazione del nuovo decreto con restrizioni alle bevande alcoliche. Perché?

Sono consapevole della gravissima situazione che stiamo vivendo, tuttavia ritengo che il provvedimento firmato dal governatore Fontana non giovi all’immagine del vino italiano, che viene invece demonizzato e relegato allo status di incentivo alla cosiddetta movida e non riconosciuto come una delle eccellenze del nostro Paese.

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