Il gotha mondiale della fragola si riunità a Rimini nel 2020

L'ultimo simposio svoltosi in Italia risale al 1988 a Cesena

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 15/05/2019

Dopo 32 anni torna in Italia il Simposio internazionale della fragola. Era il 1988 quando si tenne a Cesena il primo International Strawberry Symposium, la manifestazione poi è stata sempre organizzata all’estero.

Per il ritorno nel Belpaese il Simposio prevede una serie di appuntamenti itineranti, con visite in campo dalla Basilicata al nord Italia, e un cuore convegnistico in Romagna. L’’evento della Società internazionale per la scienza orticola (Ishs) vedrà una serie di convegni al Palacongressi di Rimini dal 2 al 5 maggio 2020, con una giornata finale il 6 maggio 2020 nei padiglioni fieristici in occasione di Macfrut.

A farsi carico dell’organizzazione del Simposio in Italia, pronto ad accogliere migliaia di ricercatori da tutto il mondo, sono stati il Crea (Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura sede di Forlì) e l’Università Politecnica delle Marche, mentre la parte logistica è stata affidata, a seguito di bando, ad Aim Group International.

A Macfrut, che si è chiusa nei giorni scorsi, si è tenuta una tavola rotonda per fare il punto sul settore delle fragole in vista del Simposio 2020: “Tre anni fa in Canada abbiamo battuto la valida concorrenza degli olandesi – ha esordito Gianluca Baruzzi del Crea – e questa è un’occasione incredibile per l’Italia, una vetrina in cui il nostro Paese deve mostrarsi nel modo migliore possibile, senza rivalità. Non ci sono altri paesi al mondo in cui, viaggiando per 7-800 chilometri da Nord a Sud, si possano trovare tecniche di coltivazione così diverse e varietà così diverse”.

Basti pensare che, solo nello stand che ospitava la tavola rotonda, erano in mostra un centinaio di campioni di 42 varietà diverse, provenienti dai 3800 ettari coltivati a fragole in Italia.

I tre aspetti del Simposio: Scienza, Tecnologia ed Educazione

Bruno Mezzetti, del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Politecnica delle Marche, ha spiegato come il Simposio sarà distinto in tre momenti: Scienza, Tecnologia (con visite in campo) ed Educazione (con il coinvolgimento di giovani studenti).

Nella tavola rotonda, moderata dal giornalista Cristiano Riciputi, si sono confrontati Mirco Zanelli (direttore commerciale di Apofruit, che per le fragole collabora con l’azienda Piraccini Secondo), Jacopo Diamanti di Civ (Salvi vivai e Vivai Mazzoni), Primo Anselmi (Aposcaligera), Gianluca Savini (Sant’Orsola), Juan Carlos Garcia (Cuna de Platero – Huelva), Pietro Ciardiello (cooperativa Sole), Carmela Suriano (Planitalia e club Candonga).

Il problema è la manodopera: raccogliere fragole è un lavoro duro

Dal confronto è emerso come la produzione romagnola ora sia sostanzialmente stabile, mentre nel veronese risulta in calo, con un mercato domestico che presenta buoni risultati e dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione dai produttori. Esiste un problema di manodopera, dato che raccogliere fragole è un lavoro duro e non si trova abbastanza personale locale. Le produzioni italiane sono più frammentate rispetto a paesi come la Spagna (là un’azienda produce in 600 ettari, in Italia per arrivare alla stessa estensione servono oltre un centinaio di imprese) e servirebbe una strategia concertata a livello europeo, o quanto meno di bacino del Mediterraneo, per la fragola e i piccoli frutti.

La ricerca sulla fragola in questi anni sembra aver parlato più al produttore (che chiede precocità e quantità) e meno al mercato (che vuole prodotto omogeneo in periodi lunghi). Per il futuro è avvertita la necessità prodotti qualitativamente superiori, con una ulteriore diversificazione dell’offerta da proporre ai consumatori.

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