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Il pandoro tradizionale di Verona: dalle origini ai giorni nostri

di Redazione Informacibo

Ultima Modifica: 15/12/2021

Nato per le famiglie più ricche, il Pandoro è oggi diventato un prodotto di larghissimo consumo. E, allo stesso modo, è passato dall’essere un dolce regionale, per la precisione veneto, a golosità conosciuta in tutta Italia e anche all’estero.

Quando nasce il Pandoro di Verona?

L’eterno rivale del panettone milanese, ha una data di nascita ben precisa, il 14 ottobre 1894. In quel giorno di quasi 130 anni fa Domenico Melegatti, fondatore dell’omonima azienda veronese, presentò al ministero di Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia la sua specialità, che aveva una forma a cono scanalato ai fianchi con una base a forma di stella a otto punte.

Melegatti ottenne per i tre anni successivi l’Attestato di Privativa Industriale, l’equivalente dell’odierno brevetto, per aver inventato nome, ricetta e forma.

Melegatti non inventò il pandoro di sana pianta ma prese spunto dal Levà, un dolce tipico veneto fatto con farina, latte e lievito e ricoperto poi di granella di zucchero e mandorle. Nella ricetta di Melegatti la granella di zucchero e mandarle venne sostituita da burro e uova, gli ingredienti che gli donano la sofficità per cui è famoso.

Da dove deriva la forma del Pandoro?

L’artista veronese Angelo Dall’Oca Bianca, disegnò lo stampo del pandoro. La forma a stella viene da un altro dolce discendente dal Levà, il Nadalin, che ancora oggi è consumato sulle tavole veronesi a Natale e che nel 2012 ha ottenuto la Denominazione Comunale (De.Co), il marchio di garanzia che i comuni italiani hanno la facoltà di attribuire ad alcuni dei loro prodotti per valorizzare le attività agroalimentari tradizionali..

Da dove deriva il nome?

Per quel che riguarda il nome, la leggenda vuole che sia stato un garzone della ditta Melegatti che, colpito dal colore del nuovo dolce, esclamò: “L’è proprio un pan de oro!”
Il nome pandoro potrebbe però anche derivare dal pan de oro della Serenissima. Sembra che nelle case dei patrizi veneziani si consumasse, durante le feste, un pane ricoperto di una foglia d’oro.

Il successo del dolce tipico veneto

Ben presto altre aziende veronesi seguirono l’intuizione del Melegatti, facendo così diventare il Pandoro un dolce tipico della città veneta. Furono però i decenni del boom economico – dunque dall’inizio degli anni Cinquanta fino alla fine degli anni Sessanta – il periodo durante il quale il Pandoro uscì dai confini cittadini e regionali per conquistare le tavole di tutto il Belpaese.

Fu proprio in questa fase che passò dall’essere un prodotto di alta pasticceria a dolce consumato in tutte le fasce sociali. Al suo successo contribuirono lo sbarco sugli scaffali dei supermercati e le campagne pubblicitarie – soprattutto quelle televisive – che hanno segnato un’epoca.

La conquista dell’estero

Più di recente è arrivata la conquista dei mercati esteri, a partire dal resto d’Europa e dai Paesi d’Oltreoceano dove è stata molto forte l’immigrazione italiana.

Il Pandoro si è fatto così conoscere in Gran Bretagna, Francia e Germania e si è diffuso negli Stati Uniti, in Brasile, ma anche nel resto dell’America Latina. Con il successo dell’export è poi inevitabilmente arrivata anche la concorrenza sleale che realizza pandori simili a quello veronese ma la cui qualità non è neanche lontanamente paragonabile a quella di quest’ultimo.

Se da un punto di vista questo rappresenta un fenomeno da combattere anche a livello istituzionale, dall’altra può essere visto come una certificazione del successo raggiunto a ogni latitudine.

Per accompagnare il vostro pandoro, provate queste creme al mascarpone

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