Agroalimentare on line. Possibilità reale o immaginaria?

Cosa ne pensano i nostri produttori dell’agroalimentare?

05/05/2016

Agroalimentare on line. Possibilità reale o immaginaria?
di Elena Caccia

L’on line sarà o no il futuro del commercio agroalimentare italiano? Sarà una strada obbligatoria che prima o poi si dovrà percorrere o, invece, è, almeno al momento e in Italia, uno specchietto per le allodole? Difficile a dirsi.
Certo è che durante l’incontro che si è svolto al Vinitaly di Verona tra Jack Ma (nella foto), fondatore del colosso mondiale dell’e-commerce Alibaba (pensate che recentemente il sito ha venuto 100 Maserati e 100 Mercedes in 18 secondi e che in 5 ore ha venuto 96 mila aragoste canadesi) e il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, si sono sentite tante parole che, se diventassero realtà, sarebbero la fortuna della nostra agricoltura.

Intanto mettiamo un punto fermo alla questione: in Cina si vende per il 55% vino francese e solo per il 5% del mercato vino italiano. La sfida che ha lanciato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina è racchiusa in una parola: “digitalizzare” e in una data: 9-9-9, cioè il 9 settembre alle ore 9 (nove in cinese significa vino) inizierà una giornata dedicata alla vendita di vino on line sulla piattaforma di Alibaba.

L’obiettivo di Renzi sarebbe raggiungere 7,5 miliardi di export nel 2020 per il vino e 50 miliardi per l’agroalimentare. Come? Snellendo la burocrazia alla quale si devono assoggettare le imprese italiane, ma chiedendo loro di digitalizzarsi di più. Ma, secondo Renzi, ci manca ancora troppo la capacità di valorizzarci come saprebbero ben fare i francesi. Incoraggianti le parole di Ma: «I cinesi amano moltissimo i prodotti italiani e presto, ci saranno 500 milioni di persone che formeranno la nuova classe media cinese. I risultati arriveranno se non avrete paura di questo mezzo: nelle ultime settimane abbiamo venduto 25 milioni di bottiglie e, solo il 5% erano italiane».

Insomma, a parole, sembra facile. Peccato che la nostra impresa agroalimentare non possa essere paragonata a quella automobilistica e neppure a quella agroalimentare francese, almeno al momento. La prima segue logiche completamente diverse, mentre la seconda ha alle spalle sostegni e politiche che, al momento, non ci sono in Italia.

In generale, nel nostro Paese l’e-commerce è ancora una nicchia. Secondo i dati dell’Ossevatorio e-Commerce B2C del Politecnico di Milano, tra il 2012 e il 2015 il giro d’affari è stato di 100 milioni di euro e, sempre secondo questo studio, il comparto agroalimentare è stato uno dei più vivaci. I modelli di business agroalimentare on line sono sostanzialmente tre per ora: la vendita diretta da parte dei produttori, l’intermediazione e il supermercato on line. Da relativamente poco, ad esempio, Amazon ha aggiunto alla sua vetrina l’agroalimentare. E, proprio per questo il ministro ha voluto creare una serie di appuntamenti con i principali competitor dell’on line: Facebook (1,5 miliardi di utenti attivi al mese), Twitter (320 milioni di utenti attivi al mese), e-Bay (una bottiglia di vino venduta ogni 8 secondi), Amazon (294 milioni di clienti nel mondo) e Google (ricerche sull’agroalimentare made in Italy aumentate del 33% in 10 anni).
 

Ma cosa pensano a riguardo i nostri produttori dell’agroalimentare, grandi e piccoli? Da qui, al 9 settembre comincerà il nostro viaggio per capire il loro punto di vista, le difficoltà che hanno o che immaginano e per raccontare le loro esperienze. Intervisteremo personaggi del mondo del vino e del mondo dell’alimentare, grandi e piccoli, collocati in tutte le zone d’Italia. Con il loro aiuto e, soprattutto, la loro esperienza a riguardo, proveremo a capire cosa li spinge o li frena verso l’e-commerce, quali sono le difficoltà o le strategie che stanno mettendo in pista e, soprattutto come vedono il futuro.
 

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