Milano Expo 2015: effetto Arcimboldo

Un ondeggiante fluttuare di pensieri su arte e cibo

19/11/2014

Milano Expo 2015: effetto Arcimboldo
Se una persona ama l’arte, questo amore se lo trascina per la vita. Apprezzare l’arte scalda il cuore. Mi è impossibile non aprire una finestra sul tempo trascorso alla ricerca del culto del bello. Chi pensa che affacciarsi a questa finestra  sia una cosa semplice si sbaglia. Amare l’arte implica sacrifici, viaggi , visite infinite a musei, dapprincipio per capire poi per sviluppare il senso innato del bello. Bisogna sfogliare e leggere libri, riviste, ricercare vecchie pubblicazioni, monografie. Insomma alle spalle di  questo amore c’è un gran lavoro. Guardare un oggetto e rivederlo, approfondire un argomento, costruirsi un bagaglio di esperienze e sensibilità. Necessità inderogabile frequentare antiquari di grande spessore. Sono arrivata alla conclusione che è l’oggetto che ti chiama per attrarre la tua attenzione, non sei tu a scegliere l’oggetto. Expo 2015 è una enorme opportunità per l’Italia,  vuol rappresentare un momento di crescita, che sviluppa e unisce vari argomenti, fra i quali bellezza, storia, cultura, arte, cibo.

Il preambolo per dire quanto sia stato importante inserire in Expo 2015 la visione di arte, che percorre   un lungo ed inimitabile cammino della nostra civiltà, del nostro passato e delle nostre tradizioni.

Tutto questo è stato sapientemente posto in evidenza dalla XXVIII Mostra Nazionale di Antiquariato di Villa Castelbarco allestita lo scorso ottobre a Vaprio d’Adda,  dove è stata elegantemente presentata una importante raccolta di oggetti antichi. Va ricordato che in questa zona hanno risieduto, ospiti di grandi famiglie milanesi, personaggi famosi come Leonardo da Vinci , Vanvitelli, Bellotto che vi realizzarono inimitabili opere.

All’ingresso, nel cortile d’onore della villa, un attraente impatto ha convalidato il legame fra l’evento collaterale Expo Milano 1906 e l’attuale manifestazione. L’organizzatore della mostra, Armando Fusi, scrive: “i fili conduttori tra Vaprio d’Adda ed Expo 2015, passando per l’evento del 1906  sono sicuramente l’acqua e Leonardo da Vinci. L’acqua perché è fonte di vita, l’acqua perché bagna Vaprio d’Adda e collega a Milano tramite il Naviglio Martesana e perché il naviglio è progetto di Leonardo da Vinci, vissuto a Vaprio d’Adda presso la casa di Francesco Melzi per diversi anni a cavallo del 1500.”

 In linea con il tema Expo 2015 ”Nutrire il pianeta. Energia per la vita” sono stati ripiantati in un parco pubblico alcuni filari per realizzare una  “vigna didattica” riproponendo un vitigno ottenuto da incroci risalenti alla tradizione di antiche dinastie.

Da qui la riflessione Arte e Cibo. Come ormai tutti sanno, Expo 2015 per i primi quattro mesi, cioè da maggio ad agosto,  esporrà un grande capolavoro: “L’Ortolano – Natura morta” dell’artista Giuseppe Arcimboldo, (1526-1593), attualmente custodito alla Pinacoteca di Cremona alla quale sarà restituito in settembre 2015 mediante un importante evento promozionale e una serie di iniziative turistiche e culturali.  L’Ortolano è un olio su tavola 35 x 24 cm,  reversibile. Infatti in facciata mostra un contenitore colmo di verdure, se capovolto, il viso di un contadino con un cappellaccio  in testa.   Il quadro è stato  rappresentato sul libro “Effetto Arcimboldo – trasformazione  del volto nel sedicesimo e nel ventesimo secolo” edito da Bompiani in occasione dell’esposizione avvenuta a Palazzo Grassi, Venezia, se ricordo bene nel 1987. Nel medesimo libro si scrive “La molteplicità di significati è assolutamente coerente alla concezione dell’arte all’epoca di Arcimboldo.  Era allora opinione condivisa dagli artisti e dagli intenditori d’arte che  le immagini non dovessero essere intese solo nel loro significato più immediato, ma che potessero avere più significati, posti come in un gioco di scatole cinesi.”  Una curiosità: nel 1977 le Poste Italiane hanno emesso un francobollo in omaggio a G.Arcimboldo raffigurante l’Inverno.

Gli Assessori regionali ormai vanno a caccia di opere d’arte che parlino di cucina. Alcune settimane fa è stata inviata alla pinacoteca di Brera la richiesta di valorizzare il trittico l’Ortolana, la Pescivendola e la Pollaiola di Vincenzo Campi (1536-1591) in omaggio all’arte lombarda riguardante il cibo. Potrebbe essere l’opportunità di far conoscere ai visitatori gli innumerevoli affreschi inneggianti alla gastronomia sparsi tra Pavia, Mantova, Brescia, Cremona per sconfinare anche a Piacenza.
     
Sfogliare libri di arte è affascinante: soffermarsi su un quadro di arte e cibo impone considerazioni ed osservandolo si possono ricavare notizie infinite sul trascorrere della vita dell’epoca: attraverso gli occhi del pittore, si può analizzare l’impostazione della scena,  focalizzare gli oggetti che circondano il cibo, intuirne l’ambiente e lo stato d’animo del riscontro.
Molti pittori hanno regalato al cibo un loro contributo.  Annibale Carracci (1560-1609) fu pittore di gran fama, ma pochi sanno che un suo piccolo quadro “Il mangiafagioli” è sovente riprodotto in copertina di gran parte dei libri di cucina. Raffigura un contadino con un grande cappello in testa, seduto ad una tavola rozza sulla quale domina una ciotola di fagioli tanto asciutti e compatti che permettono di rilevare la specie del legume: si   tratta del dolico, popolarmente detto “fagioli all’occhio”.

I  mangiatori di patate di Vincent Van Gogh (1853-1890), se guardato con gli occhi della curiosità, mostra una stanza squallida e povera, contadini che consumano il pasto serale con mestizia ed avidità prendendo le patate da un unico piatto. Fa riflettere sulla fatica quotidiana, sull’indigenza, sugli sforzi e sacrifici per restare a galla e tentare di uscire da un mondo così povero.

Una corposa scena di genere di Jean Baptiste Greuze (1725-1805) mette in evidenza  la rottura di un uovo caduto da un cestello. Si può pensare allo spreco, ma perché tanta ira nell’espressione di una anziana che trattiene forzatamente un giovane? Ma perché la presenza di un uomo? Alcuni attribuiscono a questo quadro un significato particolare: allegoria alla perdita  dell’innocenza della fanciulla rappresentata.

La ragazza di cucina di Jean Baptiste-Siméon Chardin (1699-1779) ha uno sguardo attonito, annoiato e pone in primo piano la stanchezza del lavoro ripetitivo: si  è catturati dal silenzio che traspare dalla tela.

La scena di genere di Bernardo Strozzi (1581-1644) può o vuole mostrare la ricchezza dell’ambiente (la brocca cesellata, la collana portata dalla cuoca), ma secondo alcuni critici fa risaltare l’allegoria dei quattro elementi, l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco.

Non voglio addentrarmi in un campo difficile, dove sono una dilettante, però mi limito ad osservare che i visitatori di Expo 2015 avranno l’opportunità di godere la mostra sotto infiniti aspetti, sicuramente vari ed entusiasmanti e, perché no,  anche imprevedibili.
 
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