La Fondazione Barilla in campo all'Onu per gli obiettivi agenda 2030 - InformaCibo

La Fondazione Barilla in campo all’Onu per gli obiettivi agenda 2030

Guido Barilla chiede ai leader del settore alimentare di intraprendere azioni immediate e concrete per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 25/09/2019

La Fondazione Barilla (BCFN) scende in campo all’Onu per invitare ad una gestione sostenibile di cibo, terra, acqua e oceani e raggiungere così gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdgs).

Secondo le Nazioni Unite, per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030 è necessaria una trasformazione nel modo di produrre il cibo e gestire le risorse della terra.

In quest’ottica, questa notte la Fondazione Barilla ha presentato a New York -a margine della 74ma Assemblea Generale ONU- lo studio dal titolo “Fixing the Business of Food: The Food Industry and the SDG Challenge” , realizzato in collaborazione con il Sustainable Development Solutions Network (SDSN), il Columbia Center on Sustainable Investment (CCSI) e il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, che traccia un quadro delle azioni già implementate dal settore alimentare e lancia una call to action ai suoi leader.

Secondo lo studio sono ancora numerosi i passi che i Paesi devono compiere per centrare i 17 Obiettivi

In particolare, l’indice che misura il rendimento dell’Obiettivo 2Sconfiggere la fame – evidenzia che, a livello mondiale, è stato raggiunto in media solo il 53,6%. 56 Paesi sui 162 monitorati dallo studio si fermano a un punteggio inferiore al 50%.

Guido Barilla, presidente della Fondazione Barilla (BCFN)

I leader del settore alimentare hanno già fatto passi avanti, ma abbiamo ancora bisogno di azioni concrete. Fondazione Barilla, con i suoi partner d’eccellenza, ha riconosciuto la necessità di intraprendere azioni immediate, sistemi di monitoraggio e misurazione, e politiche educative volte a promuovere la trasformazione verso la sostenibilità. Solo lavorando insieme possiamo raggiungere gli obiettivi”, ha detto Guido Barilla (nella foto a sinistra), presidente della Fondazione che fa capo al colosso della pasta italiano.

Ripensare i modelli di produzione e consumo alimentare a partire dalle conoscenze tradizionali si traduce in alti valori sociali e culturali, che possono contribuire all’incremento della produttività dei piccoli agricoltori, alla riduzione dello spreco di cibo e favorire l’accesso dei produttori locali a mercati più ampi. In Italia, lavoriamo da anni con il settore privato, che ha compiuto importanti passi avanti nel campo della trasformazione alimentare, della riduzione dei rifiuti di imballaggio e dell’approvvigionamento di ingredienti di qualità”, ha dichiarato Emanuela Del Re, Viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale.

I sistemi alimentari contribuiscono contemporaneamente alla diffusione di fame, malnutrizione e obesità e sono anche responsabili: di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra; nel 90% dei casi, della scarsità di acqua registrata in particolari situazioni; della maggior parte delle perdite di biodiversità, del sovrasfruttamento della pesca, del sovraccarico di nutrienti che compaiono nell’acqua, del suo inquinamento e di quello dell’aria. Allo stesso tempo, i sistemi alimentari sono anche altamente vulnerabili per via dei cambiamenti climatici e del degrado del territorio. È tempo per i leader del settore alimentare di mobilitarsi. A questo proposito il documento presentato da Fondazione Barilla mette a loro disposizione un modello per farlo.

Considerando l’impegno dei leader del settore alimentare per rispettare gli obiettivi temporali degli SDGs e gli accordi di Parigi sul clima, è necessario un documento che fornisca approcci concreti. I manager del settore devono agire per adeguare la produzione, le attività di reportistica e monitoraggio delle proprie aziende ai parametri degli SDGs, lungo l’intera filiera. Un altro impegno che le aziende dovrebbero assumersi, infine, è quello di impegnarsi a sensibilizzare l’opinione pubblica su stili di vita sani e sostenibili”, ha spiegato Jeffrey Sachs, Direttore UN Sustainable Development Solutions Network e Professore della Columbia University con il cui Center on Sustainable Investment (CCSI) e il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, la Fondazione Barilla ha elaborato lo studio che evidenzia quattro ‘dimensioni di allineamento’.

Ecco le tematiche che le imprese del settore dovrebbero rispettare contemporaneamente, se intendono contribuire ad un ambiente più sostenibile e società più giuste e inclusive:

1) Promuovere e sviluppare, attraverso le strategie e i prodotti aziendali, diete sane e sostenibili; 2) Utilizzare, nella produzione di cibo, pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale;

3) Sviluppare filiere alimentari sostenibili; 3) Comportarsi sempre in maniera responsabile, secondo i criteri della “good corporate citizenship”.

Il direttore della FAO Qu Dongyu

E’ intervenuto all’evento anche il direttore della FAO Qu Dongyu. L’industria alimentare deve fare di più – ha detto – per sostenere un’alimentazione sana e ridurre perdite e sprechi di cibo lungo tutta la filiera, dal produttore al consumatore. “L’alimentazione non dovrebbe essere fine a se stessa, ma un veicolo per una vita sana e felice”, ha affermato Qu, nel segnalare che l’industria e gli operatori del settore hanno un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare e l’adeguata nutrizione, in quanto influenzano la produzione, la trasformazione, la commercializzazione e la vendita al dettaglio dei prodotti che si consumano.

Il report completo è disponibile QUI

Condividi L'Articolo

L'Autore