Mini guida della Basilicata. Cosa provare, cosa vedere

I luoghi da vedere, i prodotti tipici da assaggiare, dove mangiare e dove andare in Basilicata. La regione di Matera, capitale europea della Cultura 2019, è ricca di tipicità, prodotti Dop e Igp ma anche di punti di interesse e leggende, come quella del Sacro Graal

di Informacibo

Ultima Modifica: 21/01/2019

Ci siamo, Matera è capitale europea della Cultura. Un’occasione per scoprire un angolo d’Italia incredibilmente bello e autentico, ricco di storia e prodotti tipici locali ancora poco conosciuti eppure di grande qualità.

Ed è arrivato dagli agricoltori della Coldiretti il primo pranzo da record di Matera capitale europea della cultura 2019 con oltre cinquemila piatti di crapiata” la tipica zuppa contadina della Lucania con legumi misti, grano, peperone crusco e olio d’oliva per raccontare la tradizione della dieta mediterranea che ha garantito all’Italia i primi posti di longevità a livello mondiale.

Matera, capitale della cultura 2019

Il capoluogo della Basilicata  non delude e lascia desiderio di ritornare per rivedere la città dei Sassi con i suoi antichi rioni dal  fascino arcaico, struttura urbana unica al mondo, abitata dal paleolitico ad oggi;  è sito protetto dall’Unesco ed attualmente vi si tengono eventi musicali e  culturali. Nel 2019, sono attesi centinaia di migliaia di turisti e visitatori: la città si sta preparando da tempo per 50 settimane di eventi, tutti volti a diffondere il messaggio che la cultura deve essere accessibile a tutti. “Matera 2019 Open Future”, questo è lo slogan adottato per l’occasione ( qui tutto il programma di Matera 2019)

Il 2 Luglio la città vive la Festa della Madonna Bruna, un rito ancestrale che vuol figurare la rinascita dopo la distruzione.  Al termine della funzione il carro trionfale in carta pesta viene assalito e distrutto.  Grande è la gara per conquistare un simbolo riportato nel medesimo, un angelo, un fiore, un addobbo;  una consuetudine magica che diventa l’occasione per continuare a credere nei propri ideali.

Dove mangiare. Per provare un po’ di cucina lucana a Matera, da provare il ristorante L’Abbondanza Lucana (0039 0835 334574). Inizia con invitanti formaggi locali e salumi locali, seguiti da pasta con funghi e crema al pistacchio. Da provare il cinghiale e la mousse di ricotta.Nella posizione centrale di Piazza Vittorio Veneto si trova il Ristorante Il Cantuccio, una trattoria semplice e vecchio stile con personale gentile e accogliente. Si può scegliere tra un’ampia varietà di formaggi e salumi locali e i peperoni cruschi, essiccati al sole di Senise, un paese vicino.

Dove bere. L’Arturo Enogastronomia è un piccolo locale alla moda per un bicchiere di vino locale la sera, citato anche in un recente articolo dell’Indipendent. È anche una gastronomia: il posto ideale per un panino rustico con prodotti artigianali e un bucchiere di vino. Mood moderno e curioso da Shibuya: di giorno vende musica e caffé, la sera si ascolta musica con dj set e drink .

Mangiare in Basilicata

la salsiccia lucanica di Picerno IGP
la salsiccia lucanica di Picerno IGP

A pochi chilometri, a Pietrapenta, è visitabile la Cripta del Peccato Originale, considerata la Cappella Sistina della pittura parietale rupestre.  In una  mattinata,   si può visitare nei dintorni anche l’area archeologica di Metaponto, dove tra le rovine spicca il tempio dedicato a Hera (V secolo a. C). Già, ma dove pranzare? A Bernalda, tappa nelle trattorie locali dall’apparenza modesta.   Scoprirete una gastronomia rustica e genuina, antica nelle sue formule contadine e pastorali, piatti casalinghi tramandati da secoli.  Sapori robusti rinforzati dal pecorino e dalla “ricotta tosta”; un trionfo gastronomico di capretto e agnello.   Scamorze e butirru, formaggi a forma di fiaschetta, provoloni e caciocavallo.  Verdure “strascicate” in padella.     Taralli (ciambelle) e “scaledde” (biscotti), i mustazzoli, i fichi imbottiti, l’uva passa. Il tutto inondato dal’Aglianico (rosso) di Basilicata.

La cultura gastronomica lucana di origine agreste e popolare, per secoli, non ha mai contato su una netta distinzione fra primi e secondi piatti, come vengono serviti ai giorni  nostri.  La differenziazione si basava su periodi, brevi, in cui si poteva finalmente mangiare in abbondanza ed erano, a parte le grandi feste come Natale, Pasqua e Carnevale, quelli degli intensi lavori agricoli, quando era il “padrone” a nutrire la manodopera con pasti sostanziosi durante le mietitura, le raccolte e le vendemmie.

Questa terra fin dai tempi dei romani è stata  famosa per la produzione e la lavorazione della carne di maiale.  Il suino veniva fatto crescere in famiglia, dopo la macellazione si divideva a metà fra il proprietario e  il sottoposto. La parte più nobile, i prosciutti, andavano ovviamente al più ricco.  La meno nobile veniva tritata ed insaccata e proprio da qui esce il simbolo alimentare della regione, la lucanica, che da poco ha ottenuto l’IGP

Stranamente il nome lucanica ha varcato i confini regionali e, ancor oggi, la “luganega” resta incrollabile sia in Veneto che in Lombardia.

Forzatamente la prevalenza della cucina si è riversata sui vegetali, resi appetitosi con grande fantasia: legumi, cipolle, patate, verdure fresche insaporite con peperoncino che, se corto e carnoso, viene denominato cerasella, se lungo e sottile, più “incendiario”, diavolicchio.  Da qui piatti come il calzone di verdura e la ciammotta, saporite verdure prima fritte poi stufate. Due vegetali prevalgono: le melanzane preparate in mille modi, ripiene, in agrodolce, al funghetto, in  timballo con salsa, uova sode, mozzarella e i peperoni elaborati alla brace, sott’olio, in versioni  peperonata.  Grazie alla vastità dei pascoli, non mancano freschi ed ottimi prodotti caseari.   Ad Avigliano  si preparano ancora scamorze fresche usando degli antichi stampi di legno, che danno al composto  l’aspetto di donne procaci. E’ una sopravvivenza del culto ellenico di Diana d’Efeso.

Per meglio far conoscere i prodotti tipici della Basilicata si organizzano interessanti eventi come “Naturalmente Lucano” e “Sapori Lucani”.  Grazie all’innovazione e all’assistenza tecnica fornita alle aziende agricole, ormai si coltivano prodotti ortofrutticoli esportati in tutto il mondo: i fagioli di Sarconi,  i peperoni di Senise, nonché frutti di stagione quali  pesche, fragole, albicocche, agrumi.

Girovagando per Grassano, che dall’alto domina le campagne coltivate con cura, gli uliveti e le vigne, restiamo sorpresi ed  incantati dal suono dell’organo della Chiesa Madre, restaurato di recente. Un cartiglio dice che è stato costruito nel 1741. Estasiati ascoltiamo in silenzio, tenendo fra le mani il cartoccio di bocconcini di capretto alla brace appena acquistato.

L’entroterra lucano: vigneti e Natura

Il paese fantasma di Craco, vicino a Matera in Basilicata

L’interno della Basilicata cambia continuamente, è un susseguirsi di  calanchi, dirupi, chiese rupestri che si affacciano su pareti a strapiombo, foreste, uliveti, vigneti, laghi vulcanici. La superficie rivestita a vigneto può essere quantificabile in 4.000 ha.   Fra i vini lucani di pregio si distingue  il “Negroamaro”, l’ ”Aglanico del Vulture” che ha ottenuto la Doc nel lontano  1971 ed è considerato tra i cento vini migliori del mondo.   Vini che lasciano un retrogusto molto prolungato, fresco,  al sapore di more, liquirizia, fichi, ribes, spezie.  A questo aggiungiamo le Igp  “Basilicata” e  “Grottino di Roccanova”.  La Val d’Agri, due milioni di anni fa era un lago, ora i suoi vigneti  donano  il “Terre dell’Alta Val d’Agri doc”Uliveti a perdita d’occhio  e, di conseguenza olio extravergine di oliva che per qualità organolettiche e nutrizionali risultano tra i migliori del Bel Paese. Seguendo le note ritmate del canto della Taranta si rivive la fatica contadina per la raccolta delle olive.

Il Parco del Pollino ha una altitudine di 2000 metri ed ha un  privilegio: quello di possedere  un “fossile vivente” risalente al Cenozoico. Si tratta del Pino Loricato (Pino Leucodermis), letteralmente pino dalla pelle bianca per via del colore della corteccia, una specie arborea che vegeta nell’Appennino calabro-lucano su suoli e rocce calcaree di ere geologiche diverse. Mostra forme contorte e tormentate,  processi riproduttivi faticosi e rari.

Basilicata e leggende…sulle tracce del Graal

La Basilicata ha una storia immensa che scopriamo attraverso  reperti archeologici di altissimo pregio.  Musei da ammirare in tutto il loro splendore che mostrano   il periodo miceneo, la raffinata cultura ellenica,  l’epoca  romana. A Venosa nacque Orazio, chi non ricorda il “carpe diem” ovvero “cogli l’attimo fuggente”?

Le leggende si alternano alla realtà, nessuno lo può e mai lo potrà confermare, ma voce corre che ad Acerenza, in una cripta, possa essere custodito il Sacro Graal.

Antiche e moderne tradizioni anche nell’artigianato tipici lucano: i coltelli di Avigliano, vere opere d’arte, sono conosciuti in tutto il mondo.  Secoli fa le giovani donne  ne ricevevano uno fra i più raffinati dal proprio amato, come pegno d’amore.

Girovagando dall’Ionio al Tirreno in questa piccola e particolare regione abbiamo capito quanto siano grandi la sua anima e le sue tradizioni; sono risuonate familiari le parole del regista Francis Coppola, nato a Bernalda, che considera la Basilicata   un luogo da preservare e, soprattutto,  non mutare.

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