A Orbassano nasce una vigna terapeutica dentro l'ospedale

Quando la vite diventa cura: a Orbassano nasce una vigna dentro l’ospedale

Nel parco dell’Ospedale San Luigi Gonzaga nasce Rivìtere: 390 viti e 900 metri quadrati dove i gesti della viticoltura entrano nei percorsi riabilitativi

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 09/09/2026

Una vigna nel parco di un ospedale. Non per produrre vino né per ragioni decorative, ma per essere attraversata, curata e vissuta dai pazienti. Succede a Orbassano, alle porte di Torino, dove all’interno dell’Ospedale San Luigi Gonzaga è nata Rivìtere, una vigna terapeutica pensata per affiancare i percorsi riabilitativi di persone con disabilità neurologiche e malattie oncologiche e croniche.

Il progetto, realizzato dall’ospedale insieme a Citiculture e all’Associazione San Luigi Gonzaga Onlus, porta tra i filari attività legate alla cura della vite, al movimento e alla manualità. Secondo i promotori, è la prima vigna terapeutica realizzata all’interno di un ospedale pubblico italiano.

Una vigna di 900 metri quadrati nel parco del San Luigi

vigna-terapeutica-ospedale

Rivìtere occupa una superficie di circa 900 metri quadrati ed è composta da 390 barbatelle di varietà PIWI, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, fornite dai Vivai Rauscedo.

Lo spazio è suddiviso in sei aree di vigna hi-tech, alle quali si aggiunge un’area sensoriale con varietà aromatiche e vegetazione scelta in funzione delle attività. Tutto è stato progettato per essere accessibile e protetto, in modo che la vigna possa essere utilizzata dai pazienti insieme al personale che li segue.

La differenza rispetto a un normale spazio verde ospedaliero sta nell’uso che se ne fa: la vite diventa qualcosa di cui occuparsi.

Prendersi cura della vite come parte della riabilitazione

Entrare in vigna significa compiere gesti concreti. Muoversi tra le piante, lavorare sulla manualità, orientarsi nello spazio, prendersi cura di ciò che cresce. Attività semplici, ma che possono essere inserite nei programmi riabilitativi in funzione delle condizioni e degli obiettivi di ciascun paziente.

Il progetto punta così a portare una parte della riabilitazione fuori dagli ambienti tradizionali, utilizzando un contesto più vicino alla vita quotidiana per lavorare su movimento, equilibrio, coordinazione, autonomia e relazione.

Non si tratta di attribuire alla vite proprietà terapeutiche in sé. L’idea è piuttosto utilizzare il lavoro all’aperto e il rapporto con un ambiente naturale come parte di un percorso clinico più ampio, sulla scorta degli studi che indagano i possibili benefici delle attività riabilitative svolte a contatto con la natura.

Rivìtere prosegue una strada già intrapresa dal San Luigi: nel maggio 2026 l’ospedale aveva inaugurato il nuovo Giardino Riabilitativo, evoluzione della precedente “palestra a cielo aperto”, progettato per attività dedicate al recupero motorio e dell’autonomia.

Seguire i tempi della natura, anche dentro un ospedale

vigna-terapeutica-ospedale

La scelta della vite introduce inoltre un elemento legato ai tempi dell’agricoltura: le attività cambiano con le stagioni e con le diverse fasi della pianta. Prendersene cura significa quindi seguire un ciclo che evolve nel corso dell’anno.

La dimensione della vigna non riguarda soltanto i pazienti. Rivìtere è stata pensata anche come luogo di incontro per familiari e caregiver, uno spazio aperto nel quale favorire relazioni e socialità. Anche la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, tra i sostenitori del progetto, sottolinea questa funzione allargata della vigna, destinata a essere vissuta anche da personale sanitario e caregiver.

Accanto alla dimensione agricola c’è quella tecnologica. Rivìtere utilizza sensori IoT, sviluppati in collaborazione con la startup PlantZCare, e strumenti per il monitoraggio e la raccolta dei dati.

L’obiettivo dichiarato è raccogliere dati che permettano di valutare nel tempo gli effetti delle attività svolte nell’ambiente naturale. CLEMS, una delle realtà che sostengono l’iniziativa, indica tra gli aspetti da monitorare quelli clinici, ambientali e sociali.

Da una vigna universitaria a quella dell’ospedale

Rivìtere nasce da un progetto di Citiculture, startup che utilizza la viticoltura urbana in progetti di rigenerazione ambientale e sociale. Il progetto di Orbassano rappresenta una nuova applicazione di un modello già sperimentato in altri contesti. Tra questi c’è Campus Grapes al Politecnico di Torino, una vigna urbana hi-tech utilizzata come laboratorio per ricerca e sperimentazione nell’agricoltura sostenibile, nella rigenerazione urbana e nell’innovazione ambientale.

Al San Luigi, però, la vite entra in un luogo di cura, portando con sé gesti propri della cultura agricola: il lavoro manuale, l’attenzione verso una pianta, il rapporto con le stagioni e il tempo necessario perché qualcosa cresca.



Condividi L'Articolo

L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici