Il pane che racconta la Maiella: segale, farro e agricoltura senza chimica nel cuore del Parco
Il progetto di Mercato del Pane e del Parco Nazionale della Maiella punta su filiera corta, biodiversità e recupero delle aree interne abruzzesi.
di Oriana Davini
Ultima Modifica: 25/05/2026
Nasce tra i campi di Abbateggio, nel cuore della Maiella, il Pane del Parco, nuovo progetto che prova a trasformare un alimento quotidiano in uno strumento di tutela del territorio.
Dietro ci sono Mercato del Pane e il Parco Nazionale della Maiella, con l’obiettivo di sostenere un modello di agricoltura attiva capace di valorizzare biodiversità, paesaggio e aree interne, mantenendo tutta la filiera, dalla coltivazione di segale e farro fino alla panificazione, all’interno dell’area montana abruzzese.
“Il cibo è una delle massime espressioni della cultura italiana e il pane è un elemento identitario forte – spiega Luciano Di Martino, direttore del Parco Nazionale della Maiella -. Attraverso questa iniziativa vogliamo rinnovare il nostro impegno nel sostenere le aree montane interne come luoghi di agricoltura attiva”.
Il Pane del Parco è disponibile progressivamente nei punti vendita di Chieti, Pescara, Montesilvano, San Silvestro e Francavilla al Mare.
La filiera del Pane del Parco
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la gestione diretta dell’intera filiera produttiva. Segale e farro, i cereali con cui viene prodotto il Pane, sono coltivati nei terreni di Mercato del Pane ad Abbateggio e successivamente lavorati dalla stessa azienda, che si occupa anche della molitura dei grani utilizzati sia per il lievito madre sia per la panificazione.
Un approccio che punta sulla tracciabilità e sul legame con il territorio, in una fase storica in cui sempre più consumatori chiedono di conoscere l’origine delle materie prime e il metodo di produzione.
Secondo Luigi Morsella, co-founder di Mercato del Pane, “Il Pane del Parco si avvicina al concetto di terroir, espressione tipica usata nel mondo del vino. Racconta il luogo da cui proviene e le sue trasformazioni nel tempo, rendendo percepibili le specificità ambientali e culturali che lo generano”.
Un concetto interessante perché applica al pane una logica normalmente associata al vino: quella di un prodotto profondamente influenzato dall’ambiente, dal suolo e dal paesaggio agricolo in cui nasce.
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Agricoltura senza aratura e recupero della biodiversità

Il progetto si inserisce anche nel dibattito sempre più attuale sull’agricoltura rigenerativa e sul recupero delle aree marginali di montagna.
Le pratiche agricole adottate da Mercato del Pane seguono infatti un approccio biologico non convenzionale che esclude aratura, diserbo e utilizzo di sostanze chimiche. L’obiettivo dichiarato è favorire l’equilibrio naturale del suolo e preservare la biodiversità agricola del territorio.
Accanto alla produzione del pane, il progetto punta anche al recupero di varietà agronomiche locali e alla valorizzazione di paesaggi agricoli storici che rischiano progressivamente l’abbandono.
Anche il segno impresso sulla crosta del Pane del Parco richiama questo legame con la Maiella: il simbolo scelto è infatti il lupo, figura emblematica del Parco Nazionale.
Il Pane del Parco è solo il primo passo

Il nuovo pane rientra in una strategia più ampia di valorizzazione delle filiere locali promossa dal Parco Nazionale della Maiella negli ultimi anni.
Accanto al Pane del Parco, il Parco sostiene infatti produzioni legate ai legumi tradizionali, al miele da apicoltura sostenibile, all’olio extravergine ottenuto da cultivar locali, ai vini da vitigni autoctoni e ai formaggi realizzati attraverso filiere rispettose dell’ambiente.
Tra i progetti portati avanti ci sono anche iniziative dedicate al recupero di frutta antica e ortaggi tipici, con l’obiettivo di preservare biodiversità agricola e saperi contadini.
“Desideriamo sviluppare una linea di prodotti legati alla filiera agricola che nasce nel Parco, mantenendo un forte legame con il territorio e le sue pratiche”, conclude Luciano Di Martino. “Il Pane del Parco è solo l’inizio di un percorso più ampio, capace di raccontare e valorizzare, attraverso il cibo, l’identità autentica della Maiella”.
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