In Sardegna si prova a salvare l'unico corallo costruttore del Mediterraneo (e a sostenerlo è un gin) - InformaCibo

In Sardegna si prova a salvare l’unico corallo costruttore del Mediterraneo (e a sostenerlo è un gin)

La sesta edizione del progetto ambientale di «Mare Mio» by Gin Mare, con la Fondazione Marevivo, sceglie l'Area Marina Protetta di Tavolara: monitoraggio, restauro e pulizia dei fondali per la madrepora a cuscino

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 23/06/2026

Gin Mare torna sott’acqua. Con la sesta edizione di “Mare Mio – il programma ambientale che il marchio porta avanti dal 2021 – l’obiettivo del 2026 si sposta dalla pulizia dei fondali a un bersaglio preciso: la madrepora a cuscino (Cladocora caespitosa), l’unico corallo del Mediterraneo capace di costruire vere strutture sommerse. L’intervento di tutela si svolge in Sardegna, nell’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo, in Gallura, e il partner ambientale è la Fondazione Marevivo.

La madrepora a cuscino, il solo corallo “costruttore” del Mediterraneo

I coralli evocano subito le barriere tropicali, ma il Mediterraneo ne ha uno tutto suo. La madrepora a cuscino (Cladocora caespitosa) — chiamata anche madrepora pagnotta per la forma tondeggiante delle colonie — è l‘unica specie endemica del bacino che si comporta da biocostruttore: deposita uno scheletro calcareo e, colonia dopo colonia, forma strutture solide paragonabili, su scala ridotta, alle scogliere coralline dei mari caldi. È documentata fino a una sessantina di metri di profondità, con colonie che possono raggiungere il mezzo metro di diametro, e l’ISPRA la classifica tra le specie marine protette.

Diversamente da quanto suggerisce l’aspetto, i coralli non sono né piante né rocce: sono animali invertebrati che vivono in colonie formate da migliaia di piccoli polipi, i singoli organismi, larghi pochi millimetri, che secernono il calcare. A queste colonie vengono riconosciute diverse funzioni ecologiche: offrono rifugio a numerose specie marine, e quindi sostengono la biodiversità degli ecosistemi costieri, trattengono anidride carbonica e, attenuando la forza delle onde, contribuiscono a proteggere la costa dall’erosione.

Cosa la minaccia: caldo, sbiancamento e reti fantasma

Oggi la sopravvivenza della madrepora è messa in difficoltà da una combinazione di fattori legati all’attività umana: il riscaldamento delle acque, l’inquinamento e la pressione diretta sui fondali. Il pericolo più studiato è lo sbiancamento (bleaching): quando la temperatura del mare sale troppo, il corallo espelle le microalghe simbionti che vivono nei suoi tessuti e gli forniscono colore e buona parte del nutrimento. Senza quelle alghe la colonia impallidisce fino a diventare bianca e, se lo stress si protrae, muore. È lo stesso meccanismo che ha devastato le grandi barriere tropicali e che ora riguarda da vicino anche il Mediterraneo.

A questo si aggiunge una minaccia più materiale: le reti fantasma — reti e attrezzi da pesca persi o abbandonati sul fondo — e i rifiuti plastici, che si depositano sulle colonie e soffocano i polipi anno dopo anno.

Destinazione 2026: la Sardegna e l’Area Marina Protetta di Tavolara

Per questa edizione il progetto di Gin Mare ha scelto la Sardegna, e in particolare l’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo, lungo la costa della Gallura. Istituita nel 1997 e gestita da un consorzio dei Comuni di Olbia, San Teodoro e Loiri Porto San Paolo, è una delle aree marine protette più estese d’Italia: oltre 15.000 ettari di superficie a mare e una quarantina di chilometri di costa, riconosciuti nel 2007 anche come Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea (ASPIM).

Sul campo, Mare Mio 2026 si muove su due fronti. Il primo è scientifico: mappare lo stato di salute delle colonie di Cladocora, monitorare gli eventuali episodi di sbiancamento legati all’aumento delle temperature e, dove serve, avviare interventi di restauro — il consolidamento e il reimpianto delle porzioni danneggiate — per rimettere il corallo nelle condizioni di ricrescere. Il secondo è più diretto: una squadra di sommozzatori esperti scende sui fondali per liberarli da reti fantasma, lenze abbandonate e plastica. Le due attività rientrano in MedCoral Guardians, il primo programma italiano dedicato in modo specifico alla conservazione e al restauro di questa madrepora.

Sei anni di «Mare Mio», dentro e fuori dall’acqua

Il programma non parte da zero. “Mare Mio” è nato nel 2021 e in cinque edizioni ha toccato alcune delle aree marine più sensibili del Paese, sempre con la Fondazione Marevivo come partner ambientale. Il bilancio dei primi cinque anni parla di circa 5 tonnellate di rifiuti recuperate dai fondali e di decine tra volontari e subacquei coinvolti lungo le coste italiane: un’iniziativa che si è ripetuta nel tempo invece di esaurirsi in una singola campagna.

I dati dell’edizione precedente:
Mare Mio by Gin Mare 2025: recuperati 1.504 kg di rifiuti dal Mediterraneo

L’impegno, del resto, non si ferma ai fondali. Gin Mare affianca agli interventi in mare una campagna rivolta ai consumatori — attività promozionali nella grande distribuzione e comunicazione su larga scala — pensata per legare il prodotto alla tutela del Mediterraneo e allargare il pubblico del progetto. Nel messaggio il marchio richiama anche un dato spesso citato, gli oceani che producono almeno la metà dell’ossigeno del pianeta, per ricordare quanto il mare pesi negli equilibri vitali ben oltre la mappa geografica.

Mare Mio by Gin Mare

Il gin: il Mediterraneo nelle botaniche

Resta il prodotto da cui tutto questo parte. Gin Mare è un gin di impronta dichiaratamente mediterranea: alle classiche bacche di ginepro affianca botaniche come l’oliva Arbequina — varietà spagnola di piccola taglia —, il basilico, il rosmarino e il timo, selezionate tra Italia, Spagna, Grecia e Francia. Ogni botanica viene macerata e distillata separatamente, e solo dopo i distillati vengono assemblati: una lavorazione più lunga, scelta per tenere distinti i profumi di ciascun ingrediente.

Il marchio – impegnato quest’estate a portare l’aperitivo mediterraneo in tour per l’Italia – è nato nel 2010 a Vilanova i la Geltrú, sulla costa catalana vicino a Barcellona, ed è oggi venduto in oltre settanta paesi. Il mare, prima ancora che un riferimento di marketing per l’etichetta, è il bacino da cui arrivano le materie prime del gin: è da quella matrice mediterranea, rivendicata fin dal nome, che discende anche “Mare Mio“.

Rispetto alle prime edizioni, concentrate sulla raccolta dei rifiuti, il 2026 aggiunge qualcosa: accanto alla pulizia dei fondali entra una componente scientifica, il monitoraggio e il restauro di una specie precisa e poco conosciuta come la madrepora a cuscino. Per un corallo che lavora in silenzio a tenere insieme i fondali del Mediterraneo, è attenzione che arriva al momento giusto.


Per altre storie e news come questa, leggi: Mediterraneo in tavola, la mia rubrica dedicata al mare. Notizie, ingredienti, piatti tradizionali e itinerari lungo coste e isole. 

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L'Autore

Giornalista

Scrivo "nel bere e nel mare". Mi piace raccontare le storie che finiscono nei nostri bicchieri e tutto ciò che riguarda il prezioso Mediterraneo. Ne parlo su testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage (La Repubblica). Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.