Spumante metodo classico Selvà: il Brut Nature di Viggiù firmato Cà dell’Orsa - InformaCibo

Spumante metodo classico Selvà: il Brut Nature di Viggiù firmato Cà dell’Orsa

Da un piccolo vigneto ai piedi delle Prealpi, in provincia di Varese, nasce un metodo classico dosaggio zero che unisce nel nome Selene e Valentino. La prova che anche la provincia di Varese può esprimere bollicine di qualità.

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 23/06/2026

Tra le colline di Viggiù in provincia di Varese, a pochi chilometri dal confine svizzero, lo spumante metodo classico Selvà ha conquistato negli ultimi anni l’attenzione degli appassionati di bollicine artigianali. Selvà è il primo metodo classico dell’azienda agricola Cà dell’Orsa, una piccola realtà fondata nel 2016 con l’obiettivo di valorizzare la vocazione spumantistica dell’alto Varesotto.

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Si tratta di uno spumante Brut Nature — quindi a dosaggio zero — ottenuto da Chardonnay e Pinot Bianco e affinato sui lieviti per almeno 30 mesi. Un vino che punta sulla purezza espressiva del territorio e sulla precisione tecnica, senza zuccheri aggiunti in fase di sboccatura.

Dove nasce lo spumante metodo classico Selvà

Quando si parla di spumanti italiani, il pensiero corre spesso a Franciacorta, Trentodoc o Alta Langa. Eppure anche la provincia di Varese sta costruendo, passo dopo passo, una propria identità nel mondo del metodo classico.

I vigneti di Cà dell’Orsa si trovano a Viggiù, in località Baraggiola Vecchia, su terreni calcarei legati alla storica attività estrattiva delle cave locali e alla celebre pietra di Viggiù. Proprio queste caratteristiche geologiche, unite a un clima fresco influenzato dalla vicinanza delle Prealpi, favoriscono la coltivazione di uve particolarmente adatte alla produzione di spumanti di qualità.

La scelta di puntare fin dall’inizio sul metodo classico non è stata casuale. Valentino Bresciani e la compagna Selene, fondatori dell’azienda, hanno individuato in Chardonnay e Pinot Bianco i vitigni più adatti a esprimere il carattere del territorio.

La storia dietro il nome Selvà

I vini che raccontano spesso un territorio e poi certi vini raccontano anche una storia personale. Selvà riesce a fare entrambe le cose.

Il nome nasce infatti dall’unione dei nomi dei due fondatori: Selene e Valentino. “Selene e Valentino, Selvà”, raccontano i produttori. Un gioco di parole che richiama anche il concetto di selva e il paesaggio boschivo che circonda i vigneti di Viggiù. È un dettaglio che sintetizza bene la filosofia aziendale: un progetto familiare, profondamente radicato nel territorio, ma con una visione contemporanea della viticoltura.

Come viene prodotto il metodo classico Selvà

La produzione segue i principi tradizionali del metodo classico, ovvero la rifermentazione in bottiglia, lo stesso processo utilizzato per alcune delle più prestigiose bollicine del mondo.

Le uve vengono raccolte manualmente in piccole cassette nei primi giorni di settembre e raffreddate in cella frigorifera prima della lavorazione. La vinificazione prevede una pressatura soffice a grappolo intero, fermentazioni separate in acciaio a temperatura controllata e un affinamento sulle fecce fini con frequenti bâtonnage prima del tiraggio.

 

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La cuvée di Selvà unisce Pinot Bianco e Chardonnay e, nell’ultima annata sboccata, vede il Pinot Bianco in leggera prevalenza. L’affinamento minimo di 30 mesi sui lieviti contribuisce a sviluppare complessità aromatica e una bollicina fine e persistente. Alla guida enologica c’è Massimo Gigola.

Le caratteristiche organolettiche di Selvà

Nel calice Selvà si presenta con un colore giallo paglierino brillante, dai riflessi verdolini, e un perlage fine e continuo. Al naso emergono profumi di frutta a polpa bianca, agrumi e sambuco, con leggere note balsamiche che richiamano il contesto prealpino da cui proviene.

L’assaggio è caratterizzato da freschezza, verticalità e sapidità. La scelta del dosaggio zero lascia spazio alla materia prima e alla componente minerale, rendendo il sorso teso, preciso e particolarmente gastronomico.

Un’impostazione che ha trovato riscontro anche nella critica di settore: Selvà dosaggio zero è stato selezionato tra i Top Hundred 2024 di Golosaria e, secondo i dati riportati in redazione, l’annata più recente ha ottenuto 90/100 sulla Guida Veronelli 2026.

Selvà a tavola: con cosa abbinarlo

La struttura e la freschezza di Selvà lo rendono uno spumante estremamente versatile a tavola. Funziona naturalmente come aperitivo, ma dà il meglio di sé durante tutto il pasto.

Si abbina bene a pesce di lago, crostacei, fritti leggeri, verdure estive, risotti delicati e carni bianche alla griglia: la sua acidità e la bollicina fine aiutano a pulire il palato e ad accompagnare anche piatti complessi. Non a caso, durante eventi e degustazioni in cantina, viene spesso proposto come compagno ideale dall’antipasto fino alla portata principale.

Selvà, simbolo delle nuove bollicine varesine

Selvà rappresenta qualcosa che va oltre una semplice etichetta. È il simbolo di una generazione di produttori che ha scelto di investire in territori meno conosciuti, dimostrando che anche aree considerate marginali possono esprimere vini di carattere e identità.

Nel panorama delle bollicine italiane, la produzione resta volutamente piccola e artigianale. Proprio questa dimensione consente di seguire ogni fase della lavorazione con attenzione quasi sartoriale.

Per chi ama scoprire territori emergenti e vini che raccontano una storia autentica, lo spumante metodo classico Selvà è una delle etichette del Varesotto più interessanti da tenere d’occhio. Non solo perché porta nel bicchiere il volto meno conosciuto della provincia di Varese, ma perché dimostra come il metodo classico possa trovare nuove espressioni anche lontano dalle denominazioni più celebri.

Domande frequenti su Selvà

  • Che tipo di spumante è Selvà? È un metodo classico Brut Nature (dosaggio zero) a base di Chardonnay e Pinot Bianco, affinato almeno 30 mesi sui lieviti.
  • Chi produce Selvà? L’azienda agricola Cà dell’Orsa di Viggiù, in provincia di Varese, fondata nel 2016 da Selene e Valentino Bresciani.
  • Da dove viene il nome Selvà? Dall’unione dei nomi dei fondatori, Selene e Valentino, con un richiamo alla selva che circonda i vigneti.
  • Con cosa si abbina Selvà? Con pesce di lago, crostacei, fritti leggeri, risotti delicati e carni bianche; è ottimo anche come aperitivo.

Vuoi saperne di più sulla produzione di vino nel varesotto? Guarda la prima puntata di Earth Rebels

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L'Autore

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