Tenute Tomasella: il vino come espressione di un territorio di confine
di Simone Pazzano
Ultima Modifica: 24/06/2025
Non esiste una linea netta che separi i territori. Esistono sfumature, passaggi graduali, contaminazioni. In viticoltura, questa ambiguità geografica può diventare una risorsa: è il caso di Tenute Tomasella, azienda vinicola di Mansuè nel Trevigiano, che si sviluppa su 50 ettari tra Veneto e Friuli. Due denominazioni — la DOC Friuli e la Prosecco DOC Treviso — convivono nella sua produzione, ma più che una doppia appartenenza, si tratta di un’identità che fa del confine un punto di forza.
Fondata nel 1965 dalla famiglia Tomasella, l’azienda ha attraversato un’evoluzione significativa, passando dalla produzione di vino sfuso a una filiera completamente in bottiglia, orientata a un concetto di qualità che coinvolge non solo il risultato finale, ma anche l’intero processo agricolo e produttivo. In questo percorso, la valorizzazione dei vitigni autoctoni e il rispetto per l’ambiente si sono imposti come linee guida permanenti.

Una viticoltura “misurata”
Il modello produttivo adottato da Tenute Tomasella si fonda su un approccio che punta a minimizzare l’impatto ambientale, privilegiando interventi agronomici poco invasivi, vendemmie manuali (ad eccezione del Glera) e una lavorazione in cantina rispettosa delle caratteristiche delle uve. L’azienda è certificata SQNPI dal 2017 e ha intrapreso dal 2021 un percorso di conversione al biologico che dovrebbe concludersi entro il 2026.
Abbiamo abbracciato con passione la conversione al biologico, credendo fermamente che solo rispettando la terra possiamo esprimere al meglio la sua essenza. Ci rende orgogliosi pensare di essere innanzitutto i custodi della terra che coltiviamo e che, responsabilmente, dobbiamo lasciare alle generazioni future
Paolo Tomasella
Non si tratta solo di adesione a protocolli ufficiali, ma di una strategia più ampia che comprende anche l’adozione di tecnologie avanzate come ICARO X4, un robot in grado di trattare i vigneti con raggi UV-C per contrastare malattie fungine senza ricorso a fitofarmaci. Accanto a questo, l’impegno ambientale si estende anche a iniziative extravitivinicole, come la collaborazione con Saving Bees per la creazione di un’oasi apistica arborea all’interno della tenuta, dedicata agli impollinatori.

Vini che riflettono due anime
La produzione di Tenute Tomasella si articola tra spumanti e vini fermi, per un totale di circa 150.000 bottiglie all’anno. Nei vigneti friulani predominano varietà come Friulano, Merlot e Cabernet Franc; in Veneto, invece, si coltivano Glera, Pinot Grigio, Chardonnay e Pinot Bianco, oltre ad alcune varietà locali come il Refosco dal peduncolo rosso.

Tra le etichette più rappresentative della produzione recente, spicca il Pro’ Rosé — Prosecco Rosé DOC Spumante Extra Dry — ottenuto da uve Glera e Pinot Nero. Alla vista si presenta con riflessi corallo e una spuma fine; al naso combina profumi floreali e frutti rossi con leggere note tostate. In bocca è fresco, strutturato, con un finale morbido che suggerisce un’inaspettata sensazione di castagna. Grazie alla sua versatilità, può accompagnare l’intero pasto, dai crudi di mare fino a secondi delicati di carne.
Di tutt’altro registro il Pinot Grigio DOC delle Venezie, che si distingue per una tonalità ramata dovuta a una breve macerazione sulle bucce. Il profilo aromatico si gioca su sentori di pesca bianca, pera, albicocca e nocciola, mentre al gusto mostra buona persistenza e un equilibrio tra acidità, sapidità e un tocco tannico finale. È un vino pensato per esprimere struttura e identità varietale, adatto a piatti di pesce elaborati e a portate dai sapori speziati.
Il confine come risorsa
Tenute Tomasella non propone uno stile riconducibile a una singola scuola enologica. Al contrario, cerca di costruire una propria voce partendo dalla diversità dei suoli — calcarei e sabbiosi in Veneto, ghiaiosi e minerali in Friuli — e da un’idea di viticoltura che guarda alla sostenibilità come criterio operativo, più che come etichetta comunicativa.
La sfida che l’azienda affronta non è solo agronomica , ma culturale: preservare un equilibrio tra tradizione ed evoluzioni tecnlogiche, e al contempo posizionarsi in un mercato dove il concetto di “prodotto di territorio” è sempre più soggetto a semplificazioni. In questo senso, il lavoro di Tenute Tomasella si inserisce in quella parte di viticoltura italiana che sta cercando nuovi strumenti per raccontare territori complessi, spesso esclusi dalle grandi narrazioni.
Un approccio che non cerca scorciatoie e che, proprio per questo, merita attenzione. Non per l’enfasi con cui si presenta, ma per la coerenza con cui si traduce in pratica.
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