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100per100 ItaliansTalks in versione digitale: Il Made in Italy salverà l’Italia?

di Giulia Milani

Ultima Modifica: 24/11/2020

Il Made in Italy salverà l’Italia? È la domanda a cui hanno cercato di rispondere gli ospiti dell’incontro dei 100per100 ItalianTalks svoltosi il 23 novembre 2020.

L’evento, presentato da I Love Italian Food in collaborazione con The Italian Sauce, è stato trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook di I Love Italian Food e di italiani.it.

Durante la conferenza, moderata da Anna Prandoni (giornalista e scrittrice in ambito enogastronomico), sono intervenuti sette relatori che hanno fornito il loro punto di vista sul Made in Italy e sull’export, in funzione di questo particolare momento storico: Lidia Bastianich (Imprenditrice e ristoratrice), Francesco Panella (Ristoratore e volto televisivo), Rodrigo Cipriani Foresio (General Manager Alibaba per il Sud Europa), Carmelo Troccoli (Direttore di Fondazione Campagna Amica – Coldiretti), Eugenio Perrier (Consulente esperto in Made in Italy sul mercato USA) e Carolina Vergnano (AD di Caffè Vergnano) e Carlo Ferro (Presidente Agenzia ICE).

Hanno dato il loro contributo nella riflessione anche alcuni protagonisti dell’internazionalizzazione del Made in Italy, come Nicola Levoni, Luca Giavi, Riccardo Agugiaro, Giuseppe Di Martino, Fabio Leonardi, Michele Casadei Massari, Alessandra Gambini, Letizia Airos.

Gli interventi

Alessandro Schiatti, CEO and co-founder I Love Italian Food, apre l’incontro con la premessa che il 2020 è stato un anno di cambiamenti a cui il mondo deve sapersi adattare. I dati dicono che i volumi dei consumi del “fuori casa” sono tornati ai livelli del 1991, mentre nel comparto turistico si è tornati addirittura al 1975. Nel frattempo, invece, il commercio elettronico è cresciuto oltre il 120%. Come sfruttare questo cambiamento? Il Made in Italy salverà l’Italia?

Prova a rispondere per primo Francesco Panella, “difensore” dell’autenticità italiana come ristoratore e come volto televisivo. Panella sottolinea come il Made in Italy, che deve essere un asset di aiuto a tutte le operazioni commerciali all’estero, deve puntare soprattutto sulla collaborazione e il coinvolgimento dei paesi con cui si lavora. Per i ristoratori il focus per la ripartenza deve essere su tre temi: il coinvolgimento delle risorse umane nelle aziende, la sostenibilità e la digitalizzazione. Solo in questo modo è possibile una riforma la ristorazione, necessaria ancor prima della pandemia, divenuta oggi ancora più impellente.

A prendere la parola è poi Carlo Ferro, rappresentante dell’agenzia ICE, che risponde alla domanda con un definitivo sì. L’export è sempre stato un elemento trainante dell’economia italiana, da cui dipende un terzo del PIL, che segna dati di crescita anche oggi nel post covid. Tuttavia, nonostante sembri che l’export del Made in Italy, terzo brand più riconosciuto al mondo, possa proseguire da solo, Ferro sostiene che la pandemia e la portata dei cambiamenti in corso richiedono più spinta nell’impegno per un sistema a supporto delle imprese con uno spirito di reazione. Concludendo, Ferro ribadisce che il Made in Italy salverà l’Italia e l’export contribuirà alla rinascita del paese, con l’auspicio di avere nuove opportunità con nuove politiche e nuovi investimenti in Europa.

Rodrigo Cipriani Foresio, General Manager di Alibaba, focalizza il suo intervento sull’importanza dell’e-commerce e di come questa possa essere una grandissima opportunità per le aziende agroalimentari italiane. Cipriani spiega come il consumatore cinese di Alibaba incarna il cliente ideale per il Made in Italy: è giovane, curioso e interessato alla tradizione e alla cultura dei prodotti alimentari. Per accogliere il cambiamento, il general manager di Alibaba sostiene necessario per le aziende digitalizzare il proprio business.

L’incontro prosegue con l’intervento di Carolina Vergnano, responsabile marketing ed export dell’azienda Vergnano. Raccontando quanto, per un’azienda come la sua, a filiera molto lunga, il concetto di italianità assuma un valore particolarmente importante, Carolina Vergnano sottolinea quanto sia fondamentale comunicare l’italianità, il know-how e i propri valori per un’azienda che esporta all’estero. La pandemia ha maggiormente enfatizzato il bisogno e la ricerca da parte del consumatore di verità e genuinità. Secondo Vergnano è proprio dal Made in Italy che le aziende devono ripartire: dal riscoprire la semplicità, soffermarsi sul bello, sulla storia e sull’essere italiani. “Bisogna riprendere coscienza di ciò che rende l’Italia così unica e mostrarlo agli altri”, conclude Carolina Vergnano.

Carmelo Troccoli, direttore di Fondazione Campagna Amica, riporta l’attenzione sul fatto che, sebbene il Made in Italy sia il terzo marchio più importante al mondo, non è un marchio commerciale. Al contrario, è un marchio collettivo che si è saputo distinguere negli anni grazie ad attività di sistema che hanno coinvolto la parte migliore di tutta la filiera agroalimentare del nostro paese. Troccoli sostiene quindi che il made in Italy salverà l’Italia solo se saprà continuare a lavorare nella direzione che ha sempre mantenuto, se saprà fare anche le scelte più complicate, quelle che permetteranno di mantenere il Made in Italy un marchio sempre più distintivo e di qualità. Per essere vincente il made in Italy deve rappresentare in maniera trasparente tutta la filiera. Inoltre, il lavoro di informazione fatto per rendere i cittadini italiani consapevoli, dovrà essere fatta anche verso i consumatori degli altri paesi, in modo che possano avere gli strumenti per riconoscere la straordinarietà dei nostri prodotti.

A seguire, interviene Eugenio Perrier, consulente marketing esperto nel Made in Italy per il settore USA. Secondo Perrier l’italian food rimane estremamente richiesto e popolare ma ci sono altre tipologie di cucina con domande anche molto superiori. La competizione è molto agguerrita ed è indispensabile non fermarsi. Rispondendo alla domanda posta all’inizio da Alessandro Schiatti, per Perrier bisogna accogliere il cambiamento focalizzandosi su tre punti: l’empatia, la cultura e tecnologia. In particolare quindi per un’azienda è indispensabile l’orientamento all’ascolto, la comprensione dei bisogni e della cultura del consumatore, e accogliere l’innovazione e la tecnologia per aggiungere valore all’esperienza del cliente.

A concludere la conferenza è Lidia Bastianich, che, attraverso la sua storia e le sue esperienze personali, racconta quanto sia importante che le aziende italiane comunichino i propri prodotti, li facciano conoscere, insegnino come apprezzarli e utilizzarli.

Alla fine di questa chiacchierata, tra i ringraziamenti ai media partner (Informacibo, L’Inkiesta Gastronomika, italiani.it, i-Italy, AICO e Italia Terra Mia), agli sponsor (Levoni e Consorzio di Tutela della DOC Prosecco) e alle partnership (Bottega Italia e Kaiti Expansion), emerge da parte di tutti il messaggio positivo che il Made in Italy è una risorsa importantissima, con un grande potenziale, su cui dobbiamo continuare ad investire.

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L'Autore

redattore

Blogger e web editor, laureata in Scienze Gastronomiche a Parma, con Master in Cultura del Cibo e del Vino a Venezia. Appassionata di eno-gastronomia e della cultura che rappresenta questo mondo.