Nuovo Dpcm e matrimoni: protestano gli operatori del settore

Il nuovo Dpcm dimentica i matrimoni: protestano gli operatori del settore

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 26/04/2021

Nessun riferimento ai matrimoni nel nuovo Dpcm riguardante le riaperture: si alza la voce di protesta degli operatori di un settore ancora al palo e fermo dallo scorso marzo.

Sono migliaia le coppie in attesa di pronunciare il fatidico sì che ancora non sanno se, quando e come potranno sposarsi, così come le famiglie alle prese con l’organizzazione di battesimi, comunioni, cresime. E di conseguenza, sono centinaia i professionisti coinvolti nell’industria del wedding che non possono lavorare né fare programmi senza un protocollo condiviso e soprattutto una data certa per la riapertura, con regole chiare e condivise.

Si può organizzare il ricevimento al ristorante? Solo all’aperto o anche al chiuso? Quante persone si possono invitare al massimo? E in chiesa? Si può ballare? Queste sono solo alcune delle domande ancora senza risposta, visto che l’ultimo Dpcm parla di riaperture solo per gli eventi pubblici.

L’industria degli eventi

In Italia, il settore degli eventi privati, anche aziendali, fattura 30 miliardi l’anno (15 miliardi derivanti solo dai matrimoni), ai quali se ne aggiungono altrettanti portati dall’indotto: si tratta del 2,5% del Pil italiano e di una forza lavoro di 850mila dipendenti.

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Guardando ai matrimoni, inoltre, per la Penisola si tratta anche di un driver turistico molto importante, visto che ogni anno sono sempre di più le coppie straniere che scelgono di sposarsi in Italia e approfittare dello scenario, dell’accoglienza e della cucina tipica nostrana per organizzare un ricevimento a cinque stelle, che muove budget di prim’ordine.

Eppure, dicono Insieme per il wedding e le associazioni di settore che oggi scendono in piazza in diverse città, il Governo non ha fissato alcuna riapertura per il mondo degli eventi, lasciando coppie, famiglie, invitati e soprattutto operatori con l’incertezza davanti a sé.

Catering, ristoranti, hotel, location, fiorai, fotografi, parrucchieri, wedding planner, estetisti, musicisti, sartorie, artigiani, produttori di scarpe, gioiellerie: sono solo alcuni dei tanti profili coinvolti nell’industria dei matrimoni.

La richiesta principale, spiega Michele Boccardi, presidente di Assoeventi, è poter ripartire già nel mese di maggio, in modo da non perdere del tutto l’anno e dare ossigeno alle casse del settore, oltre che risposte a coppie che magari hanno già posticipato un matrimonio inizialmente fissato per il 2020.

In campo è sceso anche Enzo Miccio, il wedding planner più famoso d’Italia: “È ora di alzare la voce! Abbiamo bisogno di lavorare, in sicurezza, con un protocollo serio e dettagliato… non potete più ignorarci! Tutto il mio comparto che rappresento è in grave crisi, non possiamo più attendere!”, spiega in un video pubblicato sul suo profilo Instagram.

In ballo c’è il futuro dell’intero settore, già fortemente provato da un anno di stop.

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici